Crescere i bambini e accompagnarli verso l’adolescenza

Il compito dei genitori è crescere i propri bambini, guidandoli verso l’età adulta. Ma prima di allora i nostri figli attraversano una fase molto delicata e – per mamma e papà – fonte di grande ansia e preoccupazione: l’adolescenza.

Cosa vuol dire “adolescenza”?

Il dizionario della lingua italiana della Treccani ci offre la seguente definizione: “Adolescènza s. f. [dal lat. adolescentia; v. adolescente]. – L’ultima fase dell’età evolutiva, interposta tra la fanciullezza e l’età adulta, caratterizzata da una serie di modificazioni somatiche, neuro-endocrine e psichiche, che accompagnano e seguono l’età puberale.” (1)
Dal punto di vista biologico, infatti, lo sviluppo puberale è l’evento che segna l’inizio dell’adolescenza: compaiono i caratteri sessuali secondari come il seno nelle ragazze, per le quali il ciclo mestruale si stabilizza, mentre nei ragazzi compaiono le polluzioni, la peluria sul viso e si osserva una variazione del timbro di voce.

Nell’antica Roma lo sviluppo fisiologico era ciò che delineava il passaggio all’età adulta: una cerimonia religiosa prevedeva che una volta raggiunta la pubertà i giovani deponessero la toga praetexta e la bulla, simboleggianti l’infanzia, e rivestissero la toga virilis, ovvero il costume dei cittadini romani. A partire da questa cerimonia i giovani potevano partecipare ai comizi e arruolarsi, nonostante che la loro personalità giuridica fosse sottoposta al pater familias fino al compimento dei 25 anni. (M. Malagoli Togliatti, A.Lubrano Lavadera, 2002).

L’adolescenza comincia a delinearsi come una fase di passaggio dall’infanzia all’età adulta solo a partire dalla fine del XVIII secolo, all’interno di alcuni strati sociali. L’industrializzazione e la scolarizzazione obbligatoria sono gli elementi che permettono di riconoscerla come una fase di vita a sé: laddove inizialmente considerata “una fase di preparazione alla vita adulta” (Palmonari, 1997), gradualmente si configura come uno specifico periodo della vita, dotato di un profondo significato.

Per quanto riguarda gli studi di psicologia, a partire dai contributi di Hall (1904) e di Mead, (1928) le ricerche sull’adolescenza si evolvono e l’argomento inizia a interessare, oltre che la psicanalisi, anche la psicologia evolutiva, la psicologia sociale, la sociologia e l’antropologia.

Già nella metà degli anni ’60 il lavoro prodotto dagli psicologi clinici e dagli psicanalisti fornisce conoscenze importanti, gettando le basi per gli studi successivi. Sono soprattutto gli psicologi dei Paesi industrializzati quelli che manifestano maggiore interesse ad occuparsi degli adolescenti e che nei propri studi iniziano a privilegiare l’osservazione dell’esperienza adolescenziale in un contesto di vita quotidiana, quale la famiglia, la scuola, il gruppo dei pari, ecc., rispetto alle classiche osservazioni nella situazione clinica.
Grazie a questi studi, viene superato quel modello tradizionale che vedeva l’adolescenza come una condizione di passaggio dall’infanzia all’età adulta contrassegnata da una profonda crisi dei valori, il cui fine era la “formazione di adulti competenti sia nell’ambito occupazionale-professionale sia in quello familiare” (Palmonari, 1997).

Cominciando a prestare attenzione all’esperienza vissuta dall’individuo, l’adolescenza si configura sempre di più come una fase dello sviluppo che permette alle persone di scoprire chi sono e di diventare se stesse.

Se ripenso alla mia adolescenza quello che ricordo è la grande fatica nel far accettare agli adulti intorno a me la persona che stavo diventando.
Non è stata l’adolescenza di per sé a crearmi dei problemi, quanto piuttosto i miei genitori!

Ho iniziato a lavorare con gli adolescenti circa quindici anni fa quando mi occupavo di famiglie a rischio. Ho trascorso parecchio tempo con i giovani ospiti delle comunità per minori, spesso accogliendoli al loro ingresso in struttura. Oggi incontro per lo più adolescenti che vivono in famiglia.
Come mamma di una “quattrenne” sono spesso invitata dai genitori dei figli più grandicelli a godere del tempo trascorso con mia figlia perché, a sentir loro, quando crescerà l’idillio fra noi finirà e di me non ne vorrà più sapere. Dopo tutti questi anni vicina agli adolescenti queste considerazioni mi lasciano perplessa: mi sono sempre trovata bene insieme a loro e non mi spaventa l’idea di averne una per casa. Inoltre, non ho mai incontrato un solo adolescente che volesse vivere senza i propri genitori, nonostante che questi ultimi siano spesso convinti del contrario.

Non escludo che, nel futuro, la consapevolezza del tempo che passa potrà rendermi nostalgica: mia figlia crescerà e avrà bisogno di me in maniera differente rispetto ad oggi, e anche io nel frattempo “maturerò” (per non dire che invecchierò).

Da quando ho iniziato a lavorare anche con i genitori di figli adolescenti, ho scoperto che è più impegnativo il percorso da fare insieme a loro rispetto a quello con i ragazzi!
Alcuni adulti sono così preoccupati di fare bene il loro mestiere di genitore, che non si accorgono che preoccuparsi eccessivamente non serve a nulla. Sarebbe più utile godersi i propri figli nella consapevolezza che le imperfezioni esistono. Ciò renderebbe più facile accettare i propri limiti e di conseguenza quelli dei propri figli.

crescere-bambini-adolescenzaE nell’epoca dei “manuali su come fare i genitori” e degli esperti da consultare, gran parte della letteratura sull’adolescenza è ricca di osservazioni circa le difficoltà dei genitori nel rapporto con i figli adolescenti e delle profonde crisi cui andrà incontro la famiglia quando un figlio varcherà la soglia dell’adolescenza.
Come scrive Gonzàlez (2014): “C’è anche il problema della profezia che si autorealizza: se la società si aspetta che gli adolescenti siano in un determinato modo, molti finiranno per conformarsi a queste aspettative.” (2)
Probabilmente i genitori che cercheranno di “prepararsi” all’evento, si convinceranno che avere figli adolescenti per casa significa dover sempre discutere su tutto ed affrontare continue situazioni di crisi. Queste aspettative non rendono giustizia all’adolescenza: si perde di vista la bellezza che la trasformazione del bambino in adulto porta con sé.
E se alla fine i genitori si “ritrovano” in casa una persona che non è come vorrebbero che fosse, non potranno farci nulla.

Cosa scrivono sull’adolescenza? Alcuni contributi.

Fra coloro che si occupano di adolescenza abbiamo Alberto Pellai (2012) che descrive una situazione di conflitto fra la parte affettiva e quella normativa: secondo lo studioso, l’assenza di un punto di incontro genera buona parte delle crisi familiari quando in famiglia uno dei membri giunge all’adolescenza. Egli sostiene che “molte coppie, di fronte ai figli che crescono, si trovano spiazzate e disorientate in quanto incapaci di decodificarne i messaggi, di leggere la domanda nascosta in alcune ribellioni urlate e colme di parole di rabbia o, al contrario sotterrata sotto il peso di un silenzio che non è scalfito da nessuna offerta di dialogo.” (3)

Anche Malagoli Togliatti e Lubrano Lavadera (2002) si sono occupati di adolescenza. Secondo questi autori “Come implica lo stesso termine latino adolescere, l’adolescenza è una fase di passaggio e di crescita, un processo di trasformazione dall’essere bambini al diventare adulti.”(4)
Gli autori descrivono l’adolescente come colui che “vive una situazione estremamente contraddittoria perché da una parte reclama la sua indipendenza e autonomia dai propri genitori (scuola, amici, tempo libero, ecc.), dall’altra ne è ancora dipendente (soprattutto da un punto di vista economico) e non può accedere ad altri ambiti di sviluppo quali lavoro, matrimonio, procreazione, ecc.”(5)

Secondo Anna Oliviero Ferraris (2004), “Ogni adolescente ha un “lavoro” psicologico da svolgere per diventare un giovane adulto” (6) e la famiglia e la società possono agevolare questo lavoro offrendo delle concrete opportunità di realizzazione. Secondo l’autrice “È importante che i genitori inviino ai figli il messaggio: “sono contento se anche tu diventi adulto come me”.

E’ normale che in una prima fase un ragazzo faccia delle “prove” di autonomia, ondeggi fra il bisogno di indipendenza e la voglia di protezione; man mano però impara ad autodirigersi, a contare di più su se stesso, a dipendere meno dai genitori. Ed è fisiologico che i genitori accettino l’evoluzione dei figli e non cerchino, con ricatti emotivi, di tenerli legati a sé. Ciò non significa, certamente, che debbano disinteressarsi o abbandonarli a se stessi: in un mondo complesso e pieno di insidie come quello attuale è importante che i ragazzi abbiano degli adulti di riferimento disponibili al dialogo, al confronto e, se necessario, al litigio costruttivo.”(7)
Rispetto alle dinamiche con i genitori, Oliviero Ferraris ritiene che lo stabilirsi di nuovi legami sentimentali da parte del figlio possa realizzarsi in conseguenza della sua rinuncia “al bozzolo familiare”. Quando il genitore modifica la relazione col figlio, passando da una modalità bambino-genitore ad una adulto-adulto, dimostra di accettare l’idea dell’inevitabilità della crescita del figlio.

Palmonari (1997) scrive che “L’adolescenza è quella fase della vita umana, normalmente compresa fra gli 11 e i 18 anni, nel corso della quale l’individuo acquisisce le competenze e i requisiti necessari per assumere le responsabilità di adulto.” (8)

Secondo l’autore, il raggiungimento dello stato di adulto chiama in gioco fattori di diversa natura: biologici, psicologici e sociali. Dal punto di vista biologico, i cambiamenti fisici e corporei, che fanno sì che l’adolescente venga trattato in maniera differente sia dalle persone con cui solitamente entra in contatto che dagli estranei, sono accompagnati da esperienze che coinvolgono la sfera emotiva. Questi cambiamenti impongono all’adolescente la ricerca di un nuovo equilibrio nel rapporto con il proprio sé e con il mondo che lo circonda. L’adolescente è consapevole che gli saranno rivolte delle richieste diverse dalle precedenti e che ci sono delle aspettative circa il modo in cui si comporterà. Dovrà, tuttavia, confrontarsi anche con alcune contraddizioni: da un lato lo si vuole adulto, dall’altro si limita la sua autonomia.

Quali aspettative verso un figlio adolescente?

Come sostiene Juul (2000), “l’idea che lo sviluppo di per sé debba essere causa di un conflitto interpersonale con gli adulti è totalmente infondata. Il numero e l’intensità dei conflitti dipende, tra le altre cose, dall’abilità degli adulti di prendere atto del cambiamento del ruolo parentale, e dall’atteggiamento con il quale affrontano lo sviluppo dei figli durante i primi tre o quattro anni di vita”. (9)

I figli durante il loro percorso di crescita in quale direzione si muovono? Verso l’autonomia.

Essere autonomi non significa tanto “voler fare da soli”, quanto acquisire la capacità di attribuire significati alle cose che capitano nella propria vita e alle esperienze che si vivono. Tutto questo avviene gradualmente, quando i genitori creano le giuste condizioni affinché ciò si verifichi.

Vedere i propri figli diventare autonomi, capaci di fare scelte e di muoversi in nuovi spazi, riempie molti genitori di orgoglio. Riuscire ad osservare senza avere più la necessità di essere onnipresenti e soprattutto in controllo totale di ogni passaggio e decisione dell’esistenza di coloro ai quali abbiamo donato la vita è il regalo più grande che possiamo fare ai nostri figli.

E per concludere…

Spesso non ci ricordiamo di quando eravamo bambini, ma dobbiamo sforzarci di ricordare la nostra adolescenza perché, come scrive Gonzàles (2014) “Possiamo contare su un punto importante a nostro favore per comprendere i nostri figli adolescenti: ci siamo passati anche noi. E ce ne dobbiamo ricordare.” (10)

Continueremo a parlare di adolescenza nei prossimi articoli.

Erika Vitrano

1. http://www.treccani.it/vocabolario/tag/adolescenza/
2. C. Gonzàlez, Genitori e figli insieme, Il leone Verde, 2014
3. A. Pellai, Questa casa non è un albergo, Feltrinelli, 2012
4. Malagoli Togliatti, A.Lubrano Lavadera. Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia,  Il Mulino, 2002
5. op. cit.
6. Mente & Cervello n. 12,  novembre- dicembre 2004,  “Adolescenti: gli anni difficili”.
7. op. cit.
8. A. Palmonari, Psicologia dell’adolescenza, Il Mulino, 1997
9. J. Juul, Il bambino è competente, Feltrinelli, 2013
10. op. cit.

Potrebbero interessarti anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di sicurezza * Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.