Bambini a scuola e stili di apprendimento

Per motivi fisiologici legati alle necessità della sopravvivenza, uno dei nostri due emisferi cerebrali è dominante rispetto all’altro; in tal modo, in caso di pericolo, può prendere il controllo della situazione e guidare le azioni più velocemente, senza consultare l’altro emisfero attraverso il corpo calloso. Abbiamo anche una mano, un occhio, un orecchio dominanti, a cui ci affidiamo di preferenza. Non è detto, però, che la mano dominante sia controllata dal nostro emisfero dominante, e la stessa cosa vale per l’occhio e l’orecchio.
L’emisfero sinistro, che regola la parte destra del corpo, presiede alle funzioni di logica e di razionalità, ama i dettagli e i procedimenti lineari. L’emisfero destro invece, che controlla la parte sinistra, è immaginativo, si esprime con modalità artistiche e creative, coglie la visione d’insieme e ha qualità ritmiche e passionali.
Quando la mano, l’occhio o l’orecchio sono controllati dall’emisfero non dominante vuol dire che si trovano sullo stesso lato del corpo dell’emisfero dominante. In questo caso si dice che il profilo per quell’organo di senso è omolaterale e avremo una minore efficienza nel ricevere stimoli che provengono da quell’occhio, da quella mano o da quell’orecchio.

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Se invece, per esempio, il nostro occhio dominante è il destro e l’emisfero dominante è il sinistro, allora la visione sarà facilitata e verrà considerata una via privilegiata per l’apprendimento. Se, ancora, la nostra mano dominante è la destra e l’emisfero dominante è il sinistro, saremo molto efficienti nella verbalizzazione, apprenderemo attraverso la parola e parleremo per chiarirci le idee e pensare al meglio, infatti la principale area del linguaggio è connessa, dal punto di vista nervoso, alla mano e solo in seconda battuta alla bocca.

I profili omolaterali sono più limitati non solo perché gli organi di senso sono controllati dall’emisfero non dominante, ma anche perchè in situazioni di stress o percepite come minacciose, l’emisfero non dominante viene escluso e quindi si ha accesso solo ai sensi guidati dall’emisfero dominante. L’occhio è legato alla interpretazione visuale del mondo, l’orecchio alla memoria e all’ascolto, la mano alla comunicazione orale, scritta e gestuale. Ma è proprio nelle situazioni di stress che ricorreremmo di più ai nostri sensi dominanti, e lo stesso accade in situazioni nuove dove dobbiamo imparare.

I profili a lateralità incrociata sono invece facilitati e avvantaggiati. Naturalmente le combinazioni possono essere le più diverse. I profili in assoluto più svantaggiati sono quelli in cui tutti e tre i sensi seguono uno schema omolaterale.

Si tratta di una descrizione molto semplificata, che solo in parte può rendere conto della realtà effettiva, davvero molto complessa. Inoltre, la distinzione schematica delle funzioni tipiche dei due emisferi va integrata dalla consapevolezza che più si ha accesso a entrambi gli emisferi, più siamo in grado di funzionare in modo intelligente in qualunque situazione. Anche le attività che si è abituati a pensare come competenza specifica di uno dei due emisferi, nella realtà richiedono comunque l’intervento di entrambi.

È, però, una schematizzazione che ci aiuta a comprendere i diversi stili di apprendimendimento di ciascuno.

Chi è limitato visualmente preferisce imparare attraverso gli altri sensi e tenderà a chiudere gli occhi o a guardare lontano se deve concentrarsi e stare attento o esprimersi.

Chi è limitato dal punto di vista uditivo potrebbe non ascoltare e distrarsi se si parla troppo o durante conferenze e lezioni orali. Potrebbe avere anche difficoltà con l’apprendimento delle lingue e la memorizzazione.

Chi è limitato nella comunicazione verbale (mano) non riesce a parlare bene sotto stress; se ha l’emisfero destro della gestalt come emisfero dominante farà fatica a fare discorsi logici e lineari e avrà una comunicazione emotiva e cinestestica. Se invece avrà l’emisfero sinistro dominante, quello logico-razionale, farà fatica a comunicare i propri pensieri e a renderli a parole.

Nei nostri sistemi scolastici, che prediligono un certo tipo di apprendimento logico-razionale e tengono in gran conto le doti verbali e il pensiero che si fonda su di esse, nonchè la capacità di imparare tramite l’ascolto, sono naturalmente privilegiati e considerati dotati solo quegli studenti il cui profilo è a lateralità incrociata e ha l’emisfero sinistro dominante con pieno accesso sensoriale. I più svantaggiati in assoluto sono coloro con profilo omolaterale, emisfero destro dominante e piena limitazione sensoriale. Non è un caso che questi ultimi, e gran parte dei profili dominati dall’emisfero destro della gestalt rientrino nei gruppi con bisogni educativi speciali e difficoltà di apprendimento.

Tutti i tipi di profili hanno bisogno in ogni caso di raggiungere la massima integrazione fra i due emisferi perchè altrimenti agli uni mancheranno le qualità degli altri. Chi ha l’emisfero logico razionale dominante, nella vita avrà comunque bisogno di esercitare le abilità della gestalt per aggiungere passione, ritmo, visione complessiva, creatività e immaginazione a ciò che fa.

Chi invece è dominato dall’emisfero destro ha una comprensione più intuitiva, percepisce le connessioni emotive, ha una visione d’insieme dei problemi e ha molto bisogno di esprimersi attraverso il movimento. Possiede gli elementi cruciali per la creatività ma ha bisogno di esercitare le qualità dell’emisfero sinistro per imparare a gestire i dettagli e i processi di pensiero lineari.

Purtroppo, però, il clima che si respira nella scuola fa sì che coloro che hanno l’emisfero destro dominante subiscano fortemente lo stress dovuto alle pressioni e alle attese didattiche, che non si conformano alla loro natura; rischiano di sentirsi ben presto “stupidi” o “incapaci”, e di essere infine etichettati come bambini con problemi di apprendimento. Essendo sotto stress, finiscono per dipendere solo dal loro emisfero dominante e dal sistema nervoso simpatico, incapaci di esplorare o di accedere adeguatamente al loro emisfero logico, intrappolati così in un circolo vizioso. Lo stress della scuola impedisce loro ancora di più di imparare in modo logico, diminuendo la mielinizzazione e la crescita di nuove cellule e una facile comunicazione fra i due emisferi.

Nella nostra società esiste una vera discriminazione verso coloro che apprendono di preferenza tramite l’emisfero destro!

Einstein, ricordiamolo, era uno di loro! Einstein era mancino e il suo emisfero dominante era il destro!

Purtroppo, il nostro sistema educativo odierno non incoraggia il pensiero olistico, intuitivo e immaginativo, ossia basato sulle immagini, ma predilige di gran lunga quello che si fonda sulla verbalizzazione.

Per esempio, negli studi condotti dalla dottoressa Carla Hannaford, il 52% della popolazione risulta essere limitato dal punto di vista uditivo, eppure il modo più diffuso di insegnare è quello di tenere lezioni orali.

Anche chi è dominato dall’emisfero sinistro rischia in gran parte di essere limitato uditivamente, ma visto che è perlopiù in grado di verbalizzare con efficacia è comunque considerato intelligente.

Lo stesso vale per la metà della popolazione che è limitata visualmente, e che per il 72% finisce nei gruppi etichettati con difficoltà di apprendimento.

Non guardare l’insegnante che parla è considerata disattenzione, mentre per chi è limitato visivamente si tratta del modo migliore per attivare gli altri sensi dominanti.

La dottoressa Hannaford racconta di una donna che dopo 25 anni torna all’università per seguire le sue lezioni di anatomia e fisiologia e conseguire il diploma di infermiera. Non la guardava quasi mai e lavorava sempre a maglia. Alla fine del corso ebbe i voti più alti; aveva anche fatto 9 maglioni in un semestre! Il suo senso prediletto era l’udito, in più sferruzzare le consentiva di stimolare entrambi gli emisferi perchè usava entrambe le mani.

Dagli studi della Hannaford emerge che il 75% degli insegnanti hanno emisfero dominante sinistro, sono destrimani, hanno occhio dominante destro ma sono limitati uditivamente. Sotto stress, non ascoltano, parlano dei dettagli e si aspettano che gli studenti li guardino. In una classe con molti studenti “orientati alla sopravvivenza” che non riescono a concentrarsi e a stare attenti, si muovono di continuo e “danno fastidio”, tenderanno a ricorrere al loro profilo dominante di base, e si inneca così un circolo vizioso di stress per tutti.

Dal canto loro, i più svantaggiati, limitati sensorialmente e con emisfero destro dominante, solo per il 5% si trovano fra gli studenti dotati e talentuosi, per il resto sono nei gruppi con bisogni educativi speciali. Incapaci di spiegarsi verbalmente, pensano per immagini e si aiutano con il movimento e le emozioni; hanno bisogno di tempo da soli con se stessi per assimilare. Nella nostra società molto verbale, con insegnanti che prediligono la logica e i dettagli a causa dei loro profili di base, con programmi anch’essi basati sui dettagli, trascorrono la maggior parte del tempo in modalità di sopravvivenza. Rischiano di finire nei guai, di reagire fisicamente e di ricevere l’etichetta dei disturbi comportamentali. Avrebbero bisogno più di tutti di iniziare ad affrontare i processi logici non prima degli 8 anni, di muoversi molto, di ricevere prima un quadro generale e solo dopo i dettagli, di percepire sicurezza e affetto, di avere tempo in solitudine per assimilare. Finiscono invece nei programmi per persone con handicap emotivi.

La stessa dottoressa Hannaford ha un profilo di base che è proprio quello a dominanza gestalt e con piena limitazione sensoriale.

A scuola ha avuto grandi difficoltà finché a 10 anni non ha incontrato un insegnante che ha rispettato il suo ritmo evolutivo e il suo stile di apprendimento, e ha così imparato a leggere, diventando poi una lettrice vorace. Trascorreva molto tempo da sola nella natura dove soddisfaceva le sue profonde curiosità e coltivava la sua passione per la biologia. È stata bocciata per due anni in algebra, non riusciva a memorizzare le tabelline, non era in grado di risolvere i problemi con la logica lineare e la maestra credeva che copiasse. Però, all’epoca, negli anni ’50, non esistevano classi speciali, né etichette, inoltre a scuola c’era un programma molto intenso di attività fisica, musica e arte che la appassionava e aiutava lo sviluppo di entrambi gli emisferi cerebrali.

Dice: “Quando lavoro con i bambini meravigliosi che seguono i programmi speciali per difficoltà di apprendimento e handicap emotivi nelle varie scuole, riesco a vedere attraverso la frustrazione l’intelligenza misconosciuta che alberga dentro ognuno di loro. Sono spontanei ed eccellono nell’intelligenza cinestetica, musicale, visuo-spaziale e interpersonale. Se nelle nostre scuole e nella società le arti, il movimento, e le relazioni interpersonali fossero tenute in maggior conto, questi studenti potrebbero un giorno diventare i nostri leader”.

Nelle scuole si formano perlopiù conoscitori ma non pensatori, e gli esami testano solo abilità di basso profilo, quelle del pensiero lineare e della memoria, che sono facili da quantificare e misurare. Eppure, nella vita reale, non è detto che in situazioni di emergenza coloro che hanno avuto buoni risultati nei QI e nei test siano poi quelli che sanno aiutare gli altri a sopravvivere.

Nelle sue lezioni universitarie, visto che il 52% degli studenti era uditivamente limitato, la Hannaford utilizzava un modello di apprendimento cooperativo, divideva gli studenti in gruppi, dava loro delle linee guida e lasciava che discutessero, scrivessero, facessero diagrammi e ancorassero il pensiero come meglio credevano.

La maggior parte degli insegnanti è ancora convinta che si possa imparare solo stando fermi, zitti e facendo tutti i compiti. Ma se si onorassero tutti gli stili di apprendimento senza giudicare il ritmo di sviluppo di persone che sono ancora in divenire, e che, per inciso, lo saranno fino alla fine dei loro giorni, allora ogni persona sarebbe considerata uno “studente modello”.

Michela Orazzini

Testo liberamente tratto dal libro Smart Moves di Carla Hannaford


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Una replica a “Bambini a scuola e stili di apprendimento”

  1. andrea scrive:

    Buongiorno a tutti,
    complimenti per l’articolo davvero illuminante, mi vien voglia di iniziare mia figlia di cinque anni a fare la scuola a casa , ma mi chiedo se saremo in grado di spiegare a sufficienza …mamma mia che scelta difficile!!!
    Andrea.

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