Il massaggio infantile dalla prospettiva del massaggiatore

Ma come è vissuto il massaggio infantile da chi di fatto lo effettua?

“Ora devi imparare a chiudere… Per questo ti servono le dita” disse. “Ti basta una mano sola. Tasta per cercare l’orlo, così come hai fatto all’inizio con il coltello. Non lo troverai a meno che tu non metta la tua anima sulla punta delle dita. Tocca con grande delicatezza, tastalo più e più volte fino a che non trovi l’orlo. Poi lo prendi fra le dita e lo tiri fino a ricomporlo, tutto qui. Prova”.

Ma Will stava tremando. Non riusciva a riportare la sua mente al delicato equilibrio di cui sapeva di aver bisogno, e si sentì sempre più frustrato…. “Tu stai cercando di fare due cose con la tua mente, tutt’e due insieme. Stai cercando di ignorare il dolore e contemporaneamente di chiudere quella finestra… Devi solo, in un certo senso, rilassare la tua mente e dire, sì, fa proprio male, lo so. Non cercare di chiuderlo fuori”.

 
Lui chiuse per pochi istanti gli occhi. Il suo respiro rallentò un pochino. “Va bene” disse. “Proverò a fare così”. E questa volta fu molto più facile. Tastò in cerca del bordo, lo trovò nel giro di un minuto… prese tra le dita i bordi e li rimise insieme. Era la cosa più facile del mondo. Per qualche istante si sentì esilarato e calmo, e poi la finestra non fu più lì. Aveva chiuso l’altro mondo.
[Pullman P., La lama sottile (pagg 517-8), 1997, Salani Editore]

 
Quando lessi questo spezzone la prima volta, pensai subito all’armonizzazione delle cicatrici. Vi ricorderete, ne abbiamo parlato qualche tempo fa, di quel trattamento cutaneo ed energetico che viene effettuato per aiutare a chiudere e sanare ogni tipo di cicatrice (qui, nel caso specifico, quella del taglio cesareo), sia dal punto di vista fisico che emotivo-psicologico.

Forse anche a voi è capitato, mentre ricevete un massaggio o un trattamento, di chiedervi cosa sente l’altro di voi, cosa accade nell’operatore quando in campo ci sono energie, traumi, dolori, cosa percepisce di voi… L’armonizzazione globale delle cicatrici è per me, come professionista, il trattamento più difficile da spiegare a parole e questo spezzone poetico di un libro fantasy, narrante dell’apertura e della chiusura di finestre su altri mondi paralleli, mi è parso calzare a pennello.

Rileggendolo, poi, ho pensato che in esso ci fossero molte metafore che rimandavano a tante altre tipologie di trattamento, oltre all’armonizzazione delle cicatrici.
Quando un operatore si avvicina a una persona che richiede un trattamento, sta sempre approcciandosi a un nuovo mondo, a un estraneo con una storia scritta sotto la pelle, qualcuno che può lasciare dei punti di accesso o che a volte li nasconde. Non necessariamente bisogna sempre entrare, a volte si può restare sull’uscio e guardare quanto è bella la casa che abbiamo davanti, magari sbirciare un poco l’interno, ma nulla di più, perché non ne abbiamo il permesso.

Spesso, il compito è proprio quello di trovare delle chiavi di accesso, non tanto per una blanda soddisfazione dell’operatore, ma per poter mostrare quell’apertura, quello spazio alla persona e permettere che sia lei ad entrare. In ogni caso, una ricerca di tale tipo diventa un poco anche una ferita: come se si avesse fra le mani una lama sottile e la possibilità, appunto, di aprire una finestra su quest’altro mondo; bisogna sempre fare attenzione a non allargare troppo il varco, a non invadere, a non lasciare che il mondo che apri e mostri alla persona sia eccessivamente soffocante.

E bisogna sempre ricordare che, qualsiasi finestra andremo ad aprire, sarà aperta dal nostro punto di vista (o meglio: punto di percezione) verso qualcun altro: gli occhi (le mani) che vedranno (sentiranno), saranno sempre i nostri, derivanti dal nostro mondo. È necessario fare molta attenzione prima di sentirsi in grado di giudicare e, anche quando ci si sentirà sicuri, potremo farlo solo nel e per il nostro mondo, non per l’altrui.

 
Non è tutto solo in mano nostra, sia ben chiaro: spesso la persona sente a livello profondo fin dove è possibile osare, esplorare e entrare in sé, nei tessuti, nei muscoli, nelle ossa… Quando è troppo, il corpo oppone resistenza, a volte solo per lavorarci con più calma (ecco perché spesso i trattamenti vengono eseguiti a distanza di alcune settimane fra loro), a volte perché la persona non può affrontare un così radicale cambiamento.

 
Quando un operatore (massaggiatore, osteopata, fisioterapista…) apre un varco in un mondo, può a volte entrarci, muovendosi con la persona per ristabilire l’ordine precedente; anche in questo caso la responsabilità è altissima: la mente deve essere sgombra e ricettiva, il proprio corpo deve essere proteso verso la persona, in modo che l’energia possa scorrere, con l’anima in punta di dita. Aiutare significa fare spazio all’altro, aprire il varco anche in se stessi, con l’unica clausola di richiuderlo quando si termina una sessione con l’utente: questo non vuol dire che il seme di nuove cose non rimanga instillato in un operatore e non possa germogliare, significa solo che chi massaggia ha il dovere di rispettarsi e di non lasciarsi invadere dal dolore altrui, perché altrimenti non potrebbe più prendersi cura di nessuno, nemmeno di sé.

 
Il lavoro di cura non è sempre facile, voi genitori lo sapete meglio di me. Eppure so che quando prendete fra le braccia i vostri piccoli potete percepire i loro corpi pulsanti di vita. Con i bimbi spesso è così, è come se emanassero sempre una luce intensissima, pura. Ma con ogni persona che massaggerete, prenderete tra le braccia, coccolerete, avrete la sensazione di potervi affacciare su un altro mondo, come da una nuova finestra. Fate silenzio in voi, apritevi e rispettate quello che incontrerete al di là di essa. Avrete allora l’opportunità di visitare tanti stupendi posti unici, irripetibili, speciali perché aprono la porta proprio a voi, permettendovi di esplorarli e di prendervene cura.

Buon massaggio a tutti!

Nicoletta Bressan


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