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Stare in braccio e ciucciare: bisogni dei bambini, non vizi!
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Hai un bimbo piccino e stai imparando a conoscerlo. La prima cosa che salta all’occhio, che è impossibile ignorare è il suo bisogno di starti vicino. Ma proprio vicino vicino. I neonati amano stare in braccio alla mamma. E al papà, certo. Questo vale quando sono svegli e anche quando dormono. Come dormono bene i bambini piccoli piccoli “spalmati” sul petto della loro mamma?

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Altra caratteristica evidente: amano ciucciare. Per loro è così piacevole e rilassante che spesso al seno della mamma si addormentano.
E fin qui, niente di nuovo. O di strano. In braccio alla mamma, al seno della mamma, con la mamma che gli parla, che canta per loro, che li culla, i bambini piccoli stanno proprio bene.
A volte piangono comunque eh. Sono irrequieti, a disagio. Ma generalmente se un genitore li culla, li abbraccia, li conforta, piangono un po’ meno, pian piano si calmano e si addormentano.
Insomma, quello che scoprono la maggior parte dei neogenitori è che il loro bambino è diverso dai bambini della pubblicità, quelli che dormono beati nelle loro carrozzine, sdraiette, cullette. Quelli che sono felici quando la mamma li posa (nelle loro carrozzine, sdraiette, cullette) e se ne restano lì sereni, magari per un bel po’ di tempo, senza un lamento.
Ma come mai? Come mai, per dirla senza mezzi termini, il nostro neonato vuole stare sempre “addosso”? Vuole la mamma, praticamente sempre, tanto che nei primi giorni a casa, è già un bel risultato riuscire a farsi una doccia?
La risposta che potrebbe arrivarci dall’esterno, ovvero da parenti, amici, conoscenti e sconosciuti incontrati per strada (perché si sa, quando nasce un bambino tutti si sentono in dovere di dire la loro), in molti casi è la seguente: è viziato”. Ed è viziato, a parer del mondo, a causa nostra, perché noi mamme inesperte se non addirittura un po’ incapaci, lo abbiamo viziato.
Ha preso il vizio delle braccia”. “Vuol sempre poppare, è diventato un vizio”. “Gli hai dato il vizio di addormentarsi in braccio”.
E non è tutto. Ce n’è anche per il neonato. Che viene definito un gran furbetto. Tutto vizi e capricci. E chissà come crescerà… un mammone, quanto meno. Non autonomo, non indipendente.

Ma pensa un po’. Che strana è diventata la nostra società. Una società tutta al contrario. Che non conosce più i bambini, che sembra aver dimenticato che un bimbo appena nato è un cucciolo e che tutti i cuccioli hanno bisogno dei loro genitori per sopravvivere. E ne hanno bisogno non a livello teorico, non basta che i genitori esistano, che abitino nella stessa casa. Hanno bisogno di averli vicino, di stare tra le loro braccia, di dormire loro accanto.
E così quella che è un’esigenza primordiale, che fa parte del corredo genetico di ogni neonato, oggi come ieri, come tremila anni fa, è stata etichettata come vizio. Quando i vizi, diciamolo, son ben altri.
E ancora. Diamo la “colpa” alla mamma e al suo modo di accudire il piccolo per quello che è un comportamento naturale, ineccepibile, perfetto ai fini della sopravvivenza stessa del neonato. Perché, come afferma il pediatra illuminato Carlos González, i nostri bambini hanno ereditato i geni dei sopravvissuti, di quei bimbi che posati a terra e lasciati soli nella loro caverna preistorica, hanno urlato e pianto per richiamare a sé i genitori.
Abbiamo dimenticato o ignoriamo del tutto che alla nascita i nostri bambini sono immaturi e hanno bisogno di ritrovare le condizioni sperimentate nei nove mesi precedenti per crescere e stare bene. Hanno bisogno di sentirsi contenuti, sostenuti, protetti. Il famoso “quarto trimestre” ben spiegato da diversi esperti: quei tre mesi successivi alla nascita in cui il neonato è un po’ come un piccolo canguro, ancora bisognoso del corpo materno.
I neonati non sono pronti per stare lontani dalla mamma. Per stare buoni e zitti nelle loro carrozzine e cullette. Possono starci un pochino, magari. Qualcuno un po’ di più, qualcuno neanche un secondo. Perché si sa, i bambini sono tutti diversi. Ma per quanto diversi, tutti cercano il contatto con la loro mamma.
Quindi…
Non fanno niente di strano i neonati che vogliono stare sempre in braccio o si calmano solo in braccio o si addormentano solo in braccio. Sono neonati.
E, lo ribadiamo, non stanno in braccio perché la loro mamma li ha abituati così. Stanno in braccio perché fino a poco prima stavano nella pancia. Erano un tutt’uno con lei. Una simbiosi perfetta che non si può interrompere così, da un giorno all’altro, in modo brusco solo perché il bimbo è nato.

Anzi, catapultato in un modo strano e sconosciuto, dove tutto è nuovo e diverso: luci, rumori, odori, ma anche sensazioni fisiche (come la fame e la sete, il freddo e il caldo, l’intestino in fase di rodaggio) cos’altro dovrebbe fare il neonato se non cercare la sua mamma? Per nove mesi la mamma è stata il suo mondo, e ancora per un po’ sarà il porto sicuro, la fonte primaria di benessere, nutrimento, amore.

E allora diciamolo forte e chiaro. No, il nostro neonato non è viziato. E noi non stiamo sbagliando niente. Cullare, allattare, tenere in braccio il proprio bambino non è viziare… è fare la mamma!

Giorgia Cozza

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