Le 50 sfumature del parto naturale

La Nascita non è solamente un processo meccanico tramite il quale un Bambino fuoriesce dal corpo della Madre. Il parto naturale è il complesso e delicato risultato di molti elementi che giocano insieme il proprio ruolo: non solamente ormoni e neurotrasmettitori, non solamente la forza delle contrazioni che si incontra e scontra con la resistenza dei tessuti, cervice, muscoli, articolazioni, ma tutto quello che è stato il Mondo di quella Donna fino a quel giorno, a partire dalla sua, di Nascita!

Eh sì, lo avreste mai detto che addirittura la propria nascita, il vissuto della propria Madre e i racconti (o i silenzi) che essa trasmette fin da bambina possono influenzare il parto?
Crescere accompagnate da racconti spaventosi incentrati sul dolore o le procedure mediche subìte è molto diverso da crescere con l’idea che, sì: partorire in modo naturale non è una passeggiata, ma si può fare, oppure che è l’evento più magico della propria vita…

Questo ci fa capire l’importanza del vissuto di un parto in una Donna: non solamente per lei stessa, ma anche per la madre che sarà un giorno la sua bambina, o il padre e compagno che sarà un giorno il suo bambino!

“Non si può cambiare il mondo senza cambiare il modo di venire al mondo” Michel Odent

I bambini assorbono come spugne ciò che sono i genitori, osservano e immagazzinano ogni sensazione, emozione, espressione.
E quindi l’idea che ci si costruisce rispetto al parto può spaziare da quella di un processo completamente Normale per cui siamo naturalmente predisposte a quella di un evento traumatico e violento subìto passivamente al pari di una condanna, passando attraverso l’idea del “ci sono passate tutte” (piuttosto riduttiva a parer mio) o a quella più magica del rito di passaggio. Insomma, le “50 sfumature di parto”

parto-naturalePurtroppo oggi sono tante, troppe, le ex-bimbe nate da un parto programmato, grazie all’ossitocina sintetica per accelerare, la cui madre era obbligata sul lettino da parto in posizione litotomica, con le gambe costrette sulle staffe senza potersi muovere né cambiare posizione, il pube rasato e l’intestino svuotato da un clistere imposto insieme alle contrazioni, senza poter controbattere, magari col braccio del medico a spingere sul torace per accelerare il parto e l’episiotomia per concludere…
Sono tante, troppe, le ex-bimbe nate da un parto vissuto come imposizione, passività, obbligo, violenza, dovere, dolore.

Non il sano e fisiologico dolore che accompagna il parto naturale, “normale”, quel dolore non associato a malattia che, in quanto tale, più facilmente può essere compreso, accettato e accolto. Quel dolore che può addirittura diventare guida e compagno di un travaglio e parto senza paura.
No, queste bimbe sono nate da un dolore innaturale, artificiale, troppo forte e dilaniante e lacerante per essere sia compreso, sia a maggior ragione accettato e accolto.

E purtroppo se lo portano dietro fino al proprio, di parto.

Insieme a tutto il resto del bagaglio: dal “Tu donna partorirai con dolore” (condanna biblica), all’idea tutta femminista del dolore inutile, evitabile, senza senso, oggi che disponiamo di tecniche scientifiche e all’avanguardia, fino ai racconti delle amiche, puntuali come la morte.
Il tutto condito da un’ostetricia troppo spesso fatta di routine, automatismi e protocolli dove ogni donna è uguale all’altra, un utero da monitorare e dal quale far uscire un bambino sano nei tempi più brevi.

Le future Madri di oggi sono le più difficili da assistere e accompagnare.

Oggi essere Ostetriche con il cuore è una sfida non per tutte. Occorre pazienza, amore, tempo, rispetto, fiducia, accoglienza.
Bisogna saper guardare a quella Donna e al suo mondo interiore, rispettarla e amarla affinché essa riscopra dentro di sé la propria innata forza vitale e la consapevolezza e fiducia in se stessa.
Non è facile e non è per tutte, anche perché il percorso deve iniziare anzitutto da sé, dall’ex-bimba spesso nata proprio come quelle future madri…

Emanuela Rocca


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