Latte materno e allattamento a termine

Tra pochi giorni si apre la Settimana dell’Allattamento materno – SAM 2015.

Per l’occasione vogliamo proporre questo pezzo apparso per la chiusura della Settimana Mondiale dell’Allattamento dell’agosto scorso. Tema dell’articolo il latte materno, l’allattamento a termine e pregiudizi e critiche contro le mamme che allattano i loro bambini ben oltre il primo anno di vita.

È la settimana mondiale dell’allattamento, un’occasione per tutti di sostenere e stringersi intorno alle madri che allattano nel mondo. Tuttavia, il sostegno di molte persone all’allattamento è inficiato dai “PERÒ”.

“Sono a favore dell’allattamento, però…caspita, siamo in un ristorante rinomato, non potresti coprirti?!”

“Sono a favore dell’allattamento, però…dovrebbe essere fatto con discrezione, senza ostentazione!”

“Sono a favore dell’allattamento, però…non lo avevi appena finito di allattare? Dovresti rispettare degli orari!”

La lista dei “però” che minano, in modi più o meno sottili, il semplice gesto di nutrire e accudire un bambino è infinita; esiste tuttavia un’obiezione che di solito le supera tutte:

“Sostengo l’allattamento, però…non oltre i 6 mesi / un anno / dopo che siano spuntati i dentini / quando si sappiano preparare la colazione da soli.” (ognuno sostituisca con il suo pregiudizio personale)

La fotografa Jade Beall, meglio conosciuta per il suo Beautiful Body Project, questa settimana ha dichiarato apertamente di allattare suo figlio di 3 anni e mezzo, ammettendo che ormai non lo fa più in pubblico, perché:”…sembra quasi che io stia commettendo un crimine, quando invece sto solo offrendo conforto e nutrimento a mio figlio.”

Anziché ricevere immenso sostegno e migliaia di condivisioni sui social media, Jade Beall ha anche raccontato delle migliaia di critiche ricevute, e persino di mail e commenti carichi di odio, fra cui uno in cui le si diceva che avrebbe dovuto “morire e dar da mangiare un panino a suo figlio.”

Una tale malevolenza sarà certo estrema, cionondimeno riflette la visione popolare per cui dovrebbe esistere un limite superiore di età per l’allattamento. Quando una madre ammette in pubblico di allattare non più un neonato ma un bambino grandicello, si scatenano sempre delle polemiche sui media.

Io sono una di queste madri. Le mie prime due figlie si sono svezzate da sole, il che vuol dire che abbiamo portato avanti l’allattamento finché non ci siamo sentite pronte a smettere, o, come direbbe Jade Beall:”…mi sono lasciata andare al fluire della nostra relazione.”

Più o meno verso i 4 anni hanno deciso di smettere.

Il mio ultimo figlio, un maschietto, prende ancora il latte, il prossimo mese compirà due anni. Nessuno di noi due ha ancora intenzione di interrompere quella che per lui è una chiara fonte di amore e benessere. Durante il giorno chiede il latte un paio di volte, se ha bisogno di consolazione o se desidera sentirmi vicina, spesso per fare un sonnellino. Lo allatto la sera quando è ora di andare a dormire. Di notte, essere allattato lo rassicura e lo conforta. Preferirei saltare quest’ultima parte, ma fa parte del pacchetto, è questo il modo in cui ho scelto di essere madre; non mi pesa poi molto, anche perché so che è solo una fase e quando sarà passata forse mi mancherà.

E sì, lo allatto in pubblico. Come Jade Beall, sento che questo è un “modo del tutto nuovo di promuovere e sostenere il femminismo.” Credo che allattare in pubblico un neonato o un bambino di qualsiasi età abbatta le barriere e renda più facile per altre donne fare lo stesso. Se mi sento a disagio, cerco di rimandare la sensazione sgradevole a quelle persone o cose che mi fanno sentire così. Il disagio non appartiene a me.

Sono consapevole del fatto che sollevare un tema simile e condividere la mia esperienza personale mi esporrà alle critiche proprio come nel caso di Jade Beall. In un mondo che è spesso a disagio con l’allattamento in pubblico dei neonati, quando si parla di allattare bambini più grandi, come minimo c’è da aspettarsi uno scompiglio. Questo avviene perché nella nostra società il seno è perlopiù associato al sesso e non riusciamo a passarci sopra, come spiega la consulente di allattamento Emma Pickett:

“Nessuno si chiede mai se un bambino sia troppo grande per bere il latte di mucca, ma è invece impossibile rispondere alla domanda su quale sia l’età massima per essere allattati perchè non riusciamo a superare la nostra ossessione culturale per il seno come oggetto sessuale. Se il latte, specie specifico e fatto su misura per rispondere alle necessità immunitarie della prole, fosse secreto dai mignoli delle madri, gli studenti universitari farebbero un salto a casa a berne un bicchiere quando portano i panni sporchi da lavare, e nessuno batterebbe ciglio.”

Poiché il seno è sessualizzato con tanta forza, e poiché è da lì che viene secreto il latte, vi è persino il timore che allattare un bambino più grandicello possa provocare danni. È un’idea che, ancora una volta, proviene dalla cultura occidentale, spiega Emma Svanberg, psicologa clinica: ”Nel mondo, l’età media di svezzamento si aggira attorno ai 4 anni. Da un punto di vista biologico, evolutivo, transculturale, appare evidente che l’idea stessa di un danno psicologico dovuto all’allattamento non può che essere solo tipicamente occidentale.”

Un vasto studio randomizzato ha in effetti dimostrato che non esistono rischi, né benefici comportamentali, per madre e bambino, legati all’allattamento prolungato. Qualsiasi danno è più probabile che derivi dall’atteggiamento degli altri, spiega la Svanberg:

“Nella nostra cultura esistono opinioni talmente negative a proposito dell’allattamento dei bambini più grandi che il biasimo che ne deriva potrebbe provocare un danno psicologico alla madre e al bambino. Molte donne che allattano lo fanno in privato per non doversi confrontare con il giudizio degli altri. Un bambino grandicello potrebbe senz’altro cogliere questo aspetto e chiedersi come mai una fonte di appagamento e sostentamento sia da tenere nascosta.”

In altre parole, è l’atteggiamento negativo che va cambiato, non certo il comportamento di madri e bambini.

Possiamo, infine, permetterci di arrivare alla conclusione che TUTTE le madri fanno del loro meglio per compiere le scelte che ritengono giuste per sé e i propri familiari e quindi dire loro: ”ti sostengo!”, anche se scelgono un modo diverso dal nostro?

Possiamo essere d’accordo su fatto che sia necessario fermarsi un attimo prima di giudicare un’altra madre, e scegliere invece di riflettere, e magari sfidare, i pregiudizi che ci vengono dalla nostra storia culturale e sociale?

E, se anche non siamo riusciti a fare altro durante questa settimana dell’allattamento, potremmo almeno fare uno sforzo collettivo e smettere di dire: “sono a favore dell’allattamento…però”?

Milli HIll – fondatrice del Positive Birth Movement

Traduzione dall’inglese di Michela Orazzini

tratto da www.bestdaily.co.uk


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