Si torna a scuola, bambini protagonisti dell’apprendimento

Il conto alla rovescia è finito.

Si torna a scuola.

In questi giorni i miei figli entrano in nuove aule per iniziare percorsi che, ispirati al pensiero di Maria Montessori, mi auguro sappiano continuare a farli sentire protagonisti dell’avventura dell’apprendimento e del “diventare grandi”.
Anche io rientro ufficialmente a scuola, dopo un lungo periodo dedicato ai miei bambini e all’accompagnamento a distanza di esperienze montessoriane nel mio territorio e anche più lontano. E riprendo la mia vita articolata su binari plurimi, tra tempo dedicato alla scuola reale (con il privilegio di lavorare in una classe di scuola pubblica di stampo montessoriano) e a quella desiderata, verso cui tendere attraverso la formazione rivolta a colleghi, la riflessione pedagogica, la scrittura.
Questo settembre ha quindi per me un sapore particolarmente intenso che stempero con le parole, anche queste.

Quanto è prezioso un anno scolastico? Quanti intrecci di esperienze, di incontri e di scoperte si sommeranno in questi 200 giorni? Quante emozioni, delusioni, entusiasmi si alterneranno in quella comunità di vita che è una classe?
Un augurio per tutti e per ciascuno è d’obbligo.
Buon anno allora ai colleghi e colleghe insegnanti, vi auguro davvero che siano mesi orientati dalle domande che ogni giorno vi porranno, in modo diretto o indiretto, i bambini che vi sono affidati. Siano quelle domande la vostra bussola, il vostro semaforo, la guida al vostro fare ed essere maestre e maestri.
Buon anno ai genitori che affidano i loro figli ad altri cuori, menti e braccia. Non fermatevi davanti al portone di scuola con le vostre fantasie, paure e speranze su ciò che accade oltre quella soglia. Ciò che di più prezioso vi è stato dato da custodire in questa fase della vita merita che voi (noi) troviate (troviamo) modi, tempi e forme per un dialogo aperto e autentico con chi, da insegnante, condivide con voi questa responsabilità.
Buon anno ai bambini e alle bambine che si avvicinano ancora con fiducia (o a volte con titubanza, perché negarlo?) alla loro vita fuori dalla famiglia, per crescere e imparare.

Bambini, ciò che scoprirete vi aprirà orizzonti sconosciuti fino ad ora e vi lascerà intravedere altre strade e altre ancora, a perdita d’occhio. Questo sapere vi renderà capaci di capire il mondo in cui vivete e che noi vi lasciamo in eredità. A questo solo serve imparare: a essere felici, a sapere scegliere e a farlo insieme ad altri; ignorate voti, graduatorie, premi e punizioni con cui qualche adulto vorrà comprare e indirizzare la vostra voglia di imparare. Chiedeteci piuttosto di nutrirla in modo autentico e di non soffocarla.

Buon anno a chi avrà il coraggio di appendere sul muro della classe, vicino ai cartelloni di sillabe e tabelline, il nome di Aylan, il bimbo siriano la cui foto ha commosso per alcuni giorni ciascuno di noi, interrogando le nostre coscienze e le nostre responsabilità. Non dimentichiamolo.

Io torno in classe anche per lui, perché le battigie delle spiagge siano ovunque luoghi dove saltare tra la spuma delle onde, perché i confini siano luoghi di incontro e non di separazione, il posto dove il mio mondo (ammesso che esista una definizione di senso di questo tipo) può toccare quello altrui se solo decido di allungare la mano.
Perché i bambini che cresceranno in quell’aula abbiano voglia di incontro, sempre. Di relazione limpida, oltre che di sapere e di conoscenza, con la capacità di immaginare e realizzare cieli e terre nuovi.
Sonia Coluccelli


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