Il parto naturale ha bisogno di tempo e fiducia

Il parto naturale richiede TEMPO, e per ogni donna questo sarà più o meno lungo. Dipende da molti fattori in gioco, primo fra tutti il suo vissuto, il bagaglio che essa porta con sé dalla sua di nascita, attraverso la propria esperienza di bimba prima, di adolescente poi, e infine di donna.

I tessuti della donna – legamenti, articolazioni, muscoli, cute – hanno bisogno di tempo per dilatarsi, distendersi e aprirsi alla nascita. E’ necessario il tempo giusto affinché essi di adattino al cambiamento senza traumi.
Ma anche la mente ha bisogno di tempo: questa donna non sarà più solamente donna, non sarà più solamente figlia, non sarà più solamente individuo…sarà “madre”, il cambiamento più grande e rivoluzionario della sua vita, in tutte le sue mille sfaccettature.
E come per tutti i grandi passaggi e le grandi svolte, serve necessariamente tempo.

Anche il bimbo ne ha bisogno! Serve una forte preparazione al grande tuffo: il travaglio, il parto e gli ormoni che dirigono il processo lo preparano alla vita fuori dall’utero. E i suoi stessi tessuti, ossa, legamenti, muscoli hanno bisogno di adattarsi al passaggio. La discesa lenta e le rotazioni che compie all’interno del bacino materno ne permettono la nascita!

Chi determina quanto tempo sarà necessario?

E’ mai possibile, nell’enorme e variegata diversità che contraddistingue gli individui, che sia un tempo uguale per tutte?

La risposta ovviamente è NO!

A ciascuna donna e ciascun bimbo il proprio.

parto-naturaleOgni fase del travaglio e del parto naturale ha un proprio significato profondo, e talvolta misterioso, che merita il giusto rispetto. Quante volte le contrazioni del periodo prodromico partite durante la notte sciamano con l’arrivo del giorno e riprendono al tramonto! Quante volte, giunte a dilatazione completa, le contrazioni rallentano per poi riprendere più intense per lo sprint finale?

Così per Maria il periodo prodromico è durato un certo numero di ore (o giorni, chissà), per Giovanna di più e Valentina un po’ meno. Il periodo dilatante di Cristina è stato piuttosto rapido rispetto alla media, mentre quello di Diana più lungo, la fase espulsiva per Paola ha richiesto due ore mentre per Barbara mezzora….

Nessuna di loro è normale o anormale, fisiologica o patologica. Sono solo individuo.

Se solo noi operatori guardassimo al parto con dolcezza, con il rispetto e la fiducia che solo un processo così naturale e misterioso merita!

Dove si è persa la fiducia? Perché mettiamo in dubbio le innate capacità del corpo e della mente femminile nel dare la vita? Perché temiamo di attendere? Perché vogliamo forzare, intervenire, guidare tale processo? Plasmarlo in base ai nostri tempi?

Spesso la risposta è “Per non mettere a repentaglio la sicurezza e il benessere di madre e figlio”.
Ma non sarà invece proprio la mancanza di fiducia e voler forzare e intervenire, a mettere a rischio tale sicurezza andando a intaccare un delicato meccanismo dettato dalla natura, rodato da secoli e secoli?

E quante volte un intervento ne richiama un altro per tamponare e risolvere una complicanza insorta a seguito del primo?

Quante induzioni di travaglio motivate solamente dal presunto superamento del termine di gravidanza e non da situazioni cliniche finiscono in parti operativi?

Quante infusioni di ossitocina sintetica in travaglio motivate solamente da presunti rallentamenti delle contrazioni e non da motivazioni cliniche finiscono in parti operativi?

Quanti periodi espulsivi forzati o in posizioni innaturali determinano danni perineali che altrimenti non si sarebbero verificati?

Sono solamente tre esempi molto concreti e piuttosto frequenti in ostetricia, ma il mio augurio è che noi operatori ritroviamo la fiducia nell’attesa e nei tempi della Natura e che voi donne, future madri, pretendiate tale fiducia e rispetto da parte nostra, forti dell’enorme potenza vitale che si racchiude dentro di voi!

Emanuela Rocca


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