Il valore dei “sì” nell’educazione dei bambini

Quando si parla di educazione dei bambini, più volte si cita il valore dei “no” per dar loro dei “limiti“, per evitare di trasformarli in “piccoli tiranni”, per non dover avere a che fare – un giorno – con ragazzini maleducati, incivili, prepotenti, senza freni.

Ma fermandoci a riflettere, siamo sicuri che “educare” coincida sempre con “negare”? Che i tanto reclamati “limiti” siano rispettabili sempre e solo con un “no”?

Per riflettere su questo aspetto ecco la bella testimonianza di una madre che ha provato, d’accordo con le sue bambine, a vedere che cosa accade dicendo – invece – sì…per una giornata intera 🙂

La scorsa settimana mia figlia di 6 anni, tornando da casa della nonna, aveva quella speciale luce negli occhi che significa: “Ho in mente un’idea grandiosa!”.

“Ciao mamma! Ho visto dei bambini su Disney Junior che parlavano della giornata dei Sì! È un giorno in cui i genitori dicono sempre ‘Sì’ a tutto quello che chiedono i bambini! Possiamo farlo? Possiamo avere anche noi la giornata dei Sì?”

Il mio primo pensiero è stato: “Ecco perché non abbiamo la tv via cavo!”

Ma il secondo: “In fondo perché no?”

Abbiamo concordato che le sue richieste avrebbero dovuto coinvolgere anche la sorellina più piccola, che non avrebbe afferrato il concetto ma si sarebbe divertita lo stesso. Poi abbiamo stabilito quattro semplici regole: nessuno spostamento da casa che comportasse più di un’ora di viaggio, nessuna tintura permanente per capelli, nessuna spesa oltre i 25 dollari e niente che potesse far male a noi o ad altri. In ultimo, abbiamo fissato la data del nostro grande esperimento sull’essere affermativi.

Scrivo dopo che è trascorsa la giornata inaugurale dei Sì, e sono esausta. Nella settimana che ha preceduto il grande giorno avrei fatto bene a investire in una di quelle diete ipervitaminiche. Stanchezza a parte, devo dire che la piccola grande idea di mia figlia mi ha riportato alla mente alcune cose che, più o meno da un anno a questa parte, il mio stanco cervello di madre aveva dimenticato.

1. I miei figli non sono piccoli mostri pronti a sopraffarmi.

So che può suonare un po’ esagerato, ma a volte è proprio questa la sensazione. E le mie figlie sono bambine tranquille! Di quelle gestibili, autonome, che ti ringraziano della cena.

Tuttavia…

Ci sono giorni in cui mi sento come se mi stessi infilando l’armatura prima di gettarmi nella mischia della maternità. A volte la sensazione è di essere io contro di loro. I miei insegnamenti contro testoline sempre in moto e piedini lesti. Una casa pulita contro manine appiccicose. L’ora della nanna contro infinite scuse per guadagnare altri cinque minuti.

Il diritto di dire “No” è uno dei mezzi più sicuri per mantenere il controllo del castello, proteggere il mio feudo, non essere sopraffatta dalle orde. (Vi starete dicendo:”Meg, hai solo due bambine, non è un’orda!”. Permettetemi di dissentire. Se la mia piccola di tre anni ha saltato il sonnellino o la sorella di 6 ha un calo di zuccheri, fidatevi, sono un’orda!). Comunque, ho iniziato la giornata dei Sì rilassata, eravamo tutte in sintonia! Dovevo unirmi a loro anziché guidarle. Ed è stato formidabile. Abbiamo riso e parlato più di quanto avessimo fatto per mesi. C’è stato un momento, fra la nostra prima corsa in pasticceria e l’ultimo film preso in affitto, in cui mi sono ricordata che siamo complici almeno quanto siamo madre e figlie. Esiste un luogo per dar spazio a entrambi gli aspetti della nostra relazione, anche se non sempre possono convivere.

2. Le cose che i nostri figli desiderano di più spesso sono davvero carine.

Proprio così; alcune richieste non mi hanno sorpresa affatto – la pasticceria, saltare la scuola e pranzare da Chick-fil-A – ma altre erano davvero semplici e tenere: arrivare in cima al canyon per vedere l’ultimo scampolo di neve, la caramella preferita da dare alla sorella, un costume da supereroe tutto di carta. La sorpresa più grande sono state tutte le cose che non ha chiesto, neppure un giocattolo! Quasi ogni desiderio riguardava un’esperienza, di solito di quelle che coinvolgessero me e la sorella. Ha trascorso la giornata a nutrire il suo cuore, non la cesta dei giocattoli. Quando è stata l’ultima volta che ho trascorso la giornata a nutrire il mio cuore anziché Instagram o il bisogno di avere una casa pulita o la mia scatola piena di “avrei questo e quello da fare”?

3. Non sempre è necessario dire “No” per dire di no.

Mi sono accorta di essere una principiante, è qualcosa che non avevo mai fatto prima d’ora. Mia figlia di 6 anni, invece, molto precisa, ha memorizzato quelle quattro misere regolette e ha immaginato un paio di richieste impossibili che non violavano in alcun modo i nostri patti. La mia preferita è stata quando ha chiesto di poter disegnare con i pennarelli insieme alla sorella sulle pareti della loro stanza. Non volevo infrangere l’accordo e dire: “Bè, certo che no!”. Ma non volevo neppure 32 versioni diverse della sagoma di Baymax sulle pareti immacolate della loro stanza.

Perciò ne abbiamo discusso. Abbiamo parlato del fatto che fosse una decisione semi-permanente. In poche settimane forse non le sarebbero più neppure piaciuti i personaggi di Big Hero 6. Certo, era davvero carina l’idea di voler decorare la sua stanza, ma quale poteva essere il modo migliore per realizzarla? La soluzione che ha trovato è stata quella di attaccare della carta da pacchi alle pareti con il nastro adesivo per poterci disegnare e sostituirla a piacimento. A dirla tutta, spero tanto che fra dieci anni l’inevitabile discussione sui tatuaggi vada liscia almeno la metà di questa. Non ha avuto bisogno che le dicessi di no. Ha solo avuto bisogno che le fornissi un contesto nel quale potesse ascoltare le mie ragioni, e tempo per riuscire a trovare una soluzione. Per un attimo siamo state compagne di squadra e il nostro potenziale in coppia era di gran lunga maggiore del nostro potenziale in solitaria.

4. Dire “Sì” implica già di per sé delle rinunce.

Dire di “Sì” non è stato quell’atto di indulgenza e caos che avevo creduto. Mentre la guardavo decidere cosa avrebbe chiesto, la vedevo anche scegliere cosa avrebbe lasciato perdere. La giornata dei Sì arriva una volta l’anno! Doveva scegliere cosa contava davvero nel grande quadro dei sì. È stata una lezione che io le avevo sempre negato con tutti i miei “no” e le mie “prediche”. È stata costretta a resistere alle cose che voleva di fronte alle cose che desiderava con tutta se stessa. È stato affascinante e rincuorante osservare i desideri che hanno determinato questa cesura. Voleva che ogni “Sì” fosse importante, perciò ha gestito la parola con cura. Spero sia una lezione che ricorderà quando sarà più grande. Troppa della nostra femminilità – dal cibo che mangiamo ai vestiti che indossiamo, al modo in cui trascorriamo il tempo – è animata dalla parola “no”. Ci concentriamo su ciò che dovremmo escludere anziché su ciò che dovremmo abbracciare. Quando abbiamo le braccia piene dei giusti sì, non c’è spazio per i no autodistruttivi.

E in ultimo,

5. Un sì può dimostrare che riconosciamo il nostro valore.

C’è un luogo e un tempo per dire “no”? Certamente. Quasi ogni ora del giorno porta con sé almeno una legittima risposta negativa. Ed è importante insegnare ai nostri figli (e a noi stessi!) che mentre i giusti “sì” ci spingeranno avanti, i “sì” sbagliati potrebbero risospingerci indietro. Detto questo, sto finalmente iniziando a capire il potere dei sì. Ho visto come hanno infuso nella mia bambina slanci propositivi, senso di responsabilità e delle proprie capacità. È una cosa meravigliosa, decidere ogni tanto di valere un “sì”. Dovremmo farlo più spesso… Sapete, ce lo meritiamo proprio!

Un finale felice per una giornata felice. Il bagno serale, le preghiere e poi un’ultima richiesta mentre la mettevo a letto:

“Mamma, possiamo avere presto un altro giorno dei sì?”

Sì, sì certo, possiamo.

Traduzione dall’inglese di Michela Orazzini

tratto da www.huffingtonpost.com


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