Dinamo Camp, salute e benessere dei bambini speciali, con un sorriso

Contagio. Questo termine associato quasi sempre soltanto a malattie e virus mi girava tanto nella testa, già soltanto a poche ore dall’arrivo nell’oasi irripetibile di Dynamo Camp – “a place in Italy”, come loro amano definirsi.
Era da tempo che speravo di riuscire ad andarci con il nostro specialissimo Livio e con il più piccolo Giulio. Il tredicenne Livio soffre degli esiti di una paralisi cerebrale, Giulio è un esuberante secondogenito che si sente da sempre il fratello maggiore.

L’occasione era infine arrivata qualche tempo fa con l’invito a trascorrere tre giorni di novembre tra i boschi colorati d’autunno del pistoiese, dove ci aspettava una riserva strepitosa di natura e spazi attrezzati per mille attività, da dieci anni regno del Dynamo Camp.

Il Dynamo nasce con l’obiettivo di regalare una vacanza tra pari riposante e allo stesso tempo stimolante, a quei ragazzi che abbiano malattie croniche oppure siano reduci da lunghe degenze ospedaliere per problemi oncologici o ematologici. Alla base di tutto, la terapia ricreativa, quella terapia del sorriso secondo la quale la migliore medicina è l’allegria.
Insieme ad altre venticinque famiglie qualche giorno fa anche noi abbiamo varcato la soglia dei bellissimi spazi industriali riconvertiti del Camp, e fin dal primo momento non ho fatto che pensare a quanta organizzazione ed efficienza avvertivo ad ogni passo che ci veniva suggerito.

Il contagio è arrivato subito grazie ai dynamici, a tutte quelle persone che hanno deciso di investire una porzione del loro tempo libero per venire a sostenere questi ragazzi e le loro famiglie, persone che fin dal nostro arrivo si sono prodigate in ogni modo possibile per permetterci di trascorrere una pausa gioiosa e leggera, staccando dalla faticosa routine quotidiana che un figlio con bisogni speciali richiede.
La cosa che rende Dynamo speciale, tuttavia, al di là della posizione naturale baciata dalla bellezza, ben oltre il dispendio cospicuo di mezzi e di energie, la cura applicata in ogni dettaglio, è proprio quel benedetto contagio. Anche per una persona normalmente scettica e che si abbandona poco alle cose semplici come lo sono io, è stato impossibile resistere alla travolgente energia positiva che ci ha investito.

Avere un volontario accanto che scatta per aiutarti prima ancora che tu stesso abbia avvertito bene un bisogno, che ti affianca con sorrisi, chiacchiere leggere e battute, che fa ballare tuo figlio in un trenino di sedie a rotelle sulla musica sparata a tutto volume di Jovanotti, può avere un prezzo?

A un certo punto dell’attività di arrampicata indoor su parete per piccoli e grandi, tre volontari, uno da terra e due sul muro, hanno issato prima Livio e poi altri due ragazzi più grandicelli, anche loro con gravi problemi motori, fino a 8 metri di altezza, con corde e caschi e imbracature.

Persino Livio, che non ha mai camminato e non sa certo arrampicarsi, ha potuto per un giorno provare l’ebbrezza della scalata. E dopo questa esperienza ha continuato a sorridere per ore, e per tutto il giorno dopo, e per il giorno dopo ancora, quando con le fotografie ha potuto narrare tutta l’esperienza della 3 giorni al Camp a insegnante e compagni di scuola.
Allora scatta il contagio. Mentre sei con questa banda scatenata di volontari dall’altruismo sensazionale sei abbandonato alla loro potenza, nel ritiro della tua camera pensi che ti hanno fatto stare bene, che ti hanno coinvolto senza forzarti, che ti hanno fatto abbandonare alla serenità delle emozioni più pure.

Pensi che una realtà del genere da sola possa riscattare un paese come il nostro, di cui sembra si possa sempre soltanto constatare il declino, e forse riconciliarti col genere umano.

E soprattutto, pensi che questo contagio lo riporterai a casa con te, nella vita quotidiana, nelle iniziative che forse da oggi sceglierai di avviare o seguire, per aiutare loro o altri che si sforzano di fare come loro. Non potrai forse seguire adesso il loro esempio, perché già il lavoro quotidiano con un ragazzo disabile è così impegnativo da togliere forza per il volontariato, ma più avanti chissà.

Li aiuterai da remoto, promuovendo a più non posso questo mondo meraviglioso che hanno messo su, invitando chi ancora non li conosce a donare tempo o un po’ di soldini che continuino a rendere possibile tutto questo. Ma soprattutto, ti porterai ancora appresso a lungo tutti quei sorrisi e quella gioia di aiutare il prossimo, che sono una medicina naturale, che non costa nulla e vale oro. Sarai stato mervigliosamente contagiato.

Paola Vitali


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