Comportamento oppositivo dei bambini ai primi passi: che significato? Cosa fare?

Noi siamo grandi e grossi, loro sono minuscoli. Loro stanno imparando le nostre regole e aspettative sui comportamenti appropriati. Loro hanno un forte bisogno di esprimere la propria volontà ma un controllo sugli impulsi che è ancora inesistente o quasi. Con una simile dinamica in gioco, complessa e intensa, perchè mai dovremmo prenderla sul personale quando i bambini ai primi passi hanno un comportamento oppositivo e ci colpiscono, mordono, oppongono resistenza o rifiutano di cooperare?

Scattiamo, ci arrabiamo, ci sentiamo frustrati o impauriti. Potremmo perdere la giusta prospettiva e scendere al livello di nostro figlio, in un testa a testa con un frugoletto che è minuscolo in confronto a noi. Potremmo essere indotti a urlare, persino a colpire o mordere a nostra volta (!), oppure a tentare di riguadagnare il controllo della situazione dettando legge con severità, punendo o umiliando il nostro piccolino a titolo di “lezione”.

O, forse, andiamo nella direzione opposta. Temendo il confronto con la rabbia di nostro figlio o con la nostra, ci ritraiamo. Esitiamo, cediamo, siamo titubanti e affrontiamo la cosa in punta di piedi. Magari supplichiamo o piangiamo e nostro figlio si sentirà dispiaciuto per noi.

Per quanto queste reazioni possano sembrare efficaci sul momento, alla lunga peggiorano la situazione. L’intensità della nostra risposta (che è sempre molto percepibile dai bambini, non vi illudiate mai che non la sentano!) può trasformare un esperimento momentaneo o un gesto impulsivo in un problema cronico di comportamento. I bambini sentono subito quando l’adulto su cui fanno affidamento per essere guidati ha perso il controllo, e questo li fa sentire meno al sicuro e troppo esposti. Le punizioni intimoriscono, creano risentimento e sfiducia. D’altro canto, la nostra riluttanza a porre confini precisi causa disagio, insicurezza e la necessità di continuare a testare il terreno (nella speranza di trovarlo finalmente solido, affidabile, praticabile e valido supporto alla spinta esplorativa, senza doversene preoccupare – N.D.T.). La nostra vulnerabilità crea un senso di colpa.

In sostanza, questo tipo di reazioni fallisce perchè non risponde al bisogno che è alla base del comportamento inaccettabile: il bisogno di Aiuto. Quando il bambino piccolo reagisce male ha bisogno del nostro aiuto, tutto qui. Ma come possiamo offrirglielo?

 

La giusta prospettiva

Se riusciamo a percepire le azioni spiacevoli come un momentaneo essere fuori di sé, per l’appunto una richiesta di aiuto, il nostro ruolo e la nostra risposta diverranno più chiari. Da adulti maturi ed esperti, questo vuol dire tirarsi fuori dalla mischia (anziché farsene travolgere) e fornire assistenza.

Se ricordiamo a noi stessi più volte che i comportamenti che ci mettono a dura prova sono il grido d’aiuto di un piccino che si sente perduto, ecco che inizierà a sembrarci ridicolo prenderli sul personale. Sarà evidente l’assurdità di reazioni del tipo: “Come puoi trattarmi così dopo tutto quello che faccio per te? Perché non ascolti?”. La giusta prospettiva ci fornirà la pazienza, la sicurezza e la calma necessarie a dare il nostro aiuto.

Dopodiché, potremo comunicare ed essere conseguenti: ”Ti è difficile non dare botte, allora ti aiuto io e ti tengo le manine!”. Questo sarà il corso dei nostri pensieri e potrebbero anche essere le parole che diremo al bambino, oppure: ”Non ti farò dare botte. So che eri tanto agitato, per questo non ti ho fatto giocare con il telefono.”; “Non mi farò dare un morso, è una cosa che fa male. Ora ti metto giù così puoi mordere qualcos’altro!”; “Riesci a venire dentro da solo o ti serve il mio aiuto? Mi sembra che tu abbia bisogno di aiuto, vengo a prenderti.”.

Punti fermi

Aiutiamo i nostri figli e permettiamo loro di avere esplosioni emotive in risposta, perchè i più piccoli hanno bisogno di aiuto anche in questo. L’assistenza che serve loro è una sorta di àncora – la nostra presenza paziente e empatica mentre cercano di superare la crisi. Quando il momento peggiore è passato, hanno bisogno di noi così che anch’essi possano riconoscere i propri sentimenti, perdonare, comprendere e lasciar andare. Del resto, come si può tenere il broncio con qualcuno che è in balìa di impulsi più grandi di lui?

…I bambini piccoli sono molto svegli e consapevoli, ma il loro comportamento no. Hanno tanto autocontrollo quanto potrebbe averne un sonnambulo, e, come sonnambuli, hanno bisogno che trattiamo le loro azioni inconsulte con fiducia e senza arrabbiarci.

Impassibili

Una mamma, a cui ho avuto il piacere di dare una consulenza telefonica, ha di recente espresso il proprio apprezzamento per la parola che le ho suggerito: ”impassibile”. Pensa a questa parola ogni volta che il comportamento del figlio la mette a dura prova. Da poco è nato un secondo bambino e il suo piccino ai primi passi ha avuto un bel da fare per abituarsi all’enorme cambiamento nella sua vita, perciò la parola “impassibile” è stata pensata spesso. Ormai, però, non più così spesso perché le risposte impassibili della madre hanno offerto al piccolo la possibilità di attraversare più in fretta questo stadio difficile della sua vita.

L’impassibilità non si può fingere; come i più bravi attori, ai genitori non resta che immedesimarsi quanto più possibile, e il modo migliore per farlo è mantenere una prospettiva realistica, adottare l’atteggiamento di chi è grande e superiore verso chi è ancora tanto piccolo e non dimenticare mai che”disciplina” equivale ad “Aiuto”.

…Il bello di un atteggiamento impassibile e utile è che permette al bambino di rilassarsi, sapendo che il genitore è il pilastro che lo sostiene. Sa che non si agiterà troppo per le sue birbonate. Ha la certezza di un appiglio sicuro: un maestro paziente in grado di afferrare con relativo agio qualsiasi cosa gli venga lanciata.

Sapendo che i genitori sapranno sempre aiutarli a fronteggiare i comportamenti che non sanno gestire da soli, i bambini si sentiranno al sicuro e potranno dar sfogo alle crisi, commettere errori, crescere e imparare fiduciosi.

Tradotto da Michela Orazzini

Tratto dal blog di Janet Landsbury del 19 settembre 2012


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  • Sono pienamente daccordo con quanto scirtto, ma a volte risulta veramente difficile. io ho tre figli (7, 3 1), e quando siamo noi 4 in casa senza il papà, a volte sono messa a dura prova dal medio e dalla piccola, arrivo dopo 2, 3 ore ad esplodere… e non riesco più a tenere quella tranquillità che serve per reagire come scritto nell’articolo 🙁