Figli adolescenti e genitori: come superare la crisi?

Forse vi farà ridere pensare all’adolescente come ad un semilavorato – prima del prodotto finito, ma è proprio grazie a questa definizione utilizzata durante un recente incontro di gruppo per genitori che le mamme sono riuscite a tirare un sospiro di sollievo e a tornare a casa con il cuore più leggero!

A volte basta veramente poco, una parola in questo caso, per restituire fiducia a quei genitori provati da una relazione complicata con il proprio figlio adolescente. Perché riconoscergli il grande lavoro che comporta vivere insieme agli adolescenti può aiutare a fargli ritrovare la speranza di superare l’attuale momento di crisi. Inoltre, sapere di non essere gli unici fra i genitori del mondo ad avere delle difficoltà è un vero toccasana anche in quelle situazioni che a prima vista sembrano irrisolvibili.

Una mamma ha condiviso nel gruppo di avere così tante difficoltà di comunicazione con la figlia da sentire quasi di non sopportarla più e di esser infastidita dalla sua presenza. La difficoltà di comunicazione fra loro due aveva raggiunto un tale livello da non permettere più a questa donna di focalizzare la sua attenzione sull’unica cosa che può essere d’aiuto in queste situazioni portate al limite: individuare nella relazione chi è l’adulto.

La settimana successiva questa mamma è ritornata nel gruppo raccontando con piacere di aver trascorso una bella settimana con la figlia: aver restituito a se stessa il ruolo di adulta l’ha aiutata ad “incontrare” sua figlia abbandonando quelle resistenze e quei pregiudizi che avevano contribuito a compromettere la loro relazione. Avere ben chiaro in testa chi è l’adulto e chi l’adolescente è servito a ridare il giusto significato e il giusto peso ad alcune situazioni senza arrivare, questa volta, allo scontro. Pur nella consapevolezza che tanta strada ancora dovrà essere fatta affinché il loro rapporto possa essere sempre di più caratterizzato da rispetto e fiducia, sentire di aver recuperato un po’ di terreno e aver fatto l’esperienza di un rapporto non esclusivamente conflittuale, ha restituito grande fiducia alla madre con conseguenze positive sulla figlia e sulla famiglia tutta.

Quando un genitore è troppo impegnato ad occuparsi del figlio adolescente, la vita del figlio diventa il centro attorno al quale ruota tutta la vita familiare. E se da un lato è importante che i genitori siano presenti nella vita dei figli, dall’altro si corre il rischio di dimenticarsi degli altri figli, più piccoli o più grandi che siano, minimizzando le loro necessità. Oltretutto si rischia anche di dimenticare se stessi come adulti e ne fanno le conseguenze il rapporto di coppia e la vita privata al di fuori della famiglia.

Nelle famiglie con più figli, quando approda all’età dell’adolescenza il secondogenito e l’attenzione e le energie vengono indirizzate su di lui perché le sue difficoltà sembrano assumere un carattere di priorità, si rischia di dare per scontato il figlio maggiore, con l’idea che una volta diventato adulto può cavarsela da solo. Si perde in tal modo l’opportunità di confrontarsi con un altro adulto in famiglia e di riconoscerlo come preziosa risorsa alla quale attingere per comunicare con un figlio adolescente.

Per quanto riguarda i figli più piccoli,  i genitori non hanno più quell’ansia e, in un certo senso, quell’attenzione prestata nei confronti del primo figlio… Inoltre tutto quello che sembrava difficile e insuperabile dalla nascita in poi non sembra niente in confronto all’adolescenza!

I genitori che hanno pensato di non sopravvivere ai risvegli notturni, ai pianti del neonato, all’inserimento al nido e all’asilo, ai compiti scolastici, e così via, ricordano quel periodo come un momento privo di difficoltà rispetto a quello attuale.

Ritorniamo a quel semilavorato che è il figlio adolescente: lui per primo non sa chi è o chi vuol diventare, ed è per questo motivo che ha bisogno di avere accanto a sé persone che gli restituiscano fiducia e che apprezzino il suo sforzo quotidiano di trovare la sua collocazione nel mondo.

Come sarà il prodotto finito? Chi lo sa! Gli adulti possono solo fare delle ipotesi, ma ben più importante è che essi abbiano rispetto del tempo che gli serve per arrivare a trovare se stesso, offrendo nel frattempo esempi di vita quotidiana.

Sia ben chiaro che non è facile per i genitori affrontare in una tale retroguardia questa fase della vita. Il motivo per il quale l’infanzia sembra essere stata un periodo d’oro se confrontata con la preadolescenza e l’adolescenza dipende dalla possibilità, da parte degli adulti, di intervenire nelle situazioni. Quell’interventismo che non è più concesso ai genitori da un figlio a partire dagli undici, dodici anni in poi, è stato quello che ha permesso agli adulti di sentirsi parte importante nella vita dei figli e di risolvere le varie situazioni critiche che si sono presentate negli anni.

L’assenza di autorizzazione a intervenire è un duro colpo per i genitori! Soprattutto perché questo bisogno è solitamente manifestato attraverso frasi come “Lasciami in pace!” oppure “Fatti una vita!”.

A questo punto mi piace ricordare una frase di Jesper Juul che recita: “Il bambino nasce “competente” e dispone già di nozioni, valori e criteri di valutazione che orientano concretamente la sua esperienza. Generalmente ci si comporta con lui come se fosse una specie di tabula rasa su cui i genitori devono imprimere le conoscenze necessarie per un regolare sviluppo umano e sociale. Questo modello nega la sua personalità e induce uno stato di insicurezza”. **

Ritengo che sia importante offrire ai propri figli quegli strumenti che potranno essere utilizzati per stare in questo mondo, già a partire dai primi anni di vita. Ciò significa gettare le basi affinché a partire dalla preadolescenza i figli, pur ispirandosi principalmente ai loro pari ed ad altri adulti, siano consapevoli dell’importanza del contributo che viene offerto loro dai genitori.

Quale suggerimento per i genitori? Una volta raggiunta l’adolescenza dei figli, tutti i membri della famiglia hanno la possibilità di iniziare a lavorare sulla propria vita interiore. É un’opportunità di crescita che non va sottovalutata. Buon tempo!

Erika Vitrano

**Jesper Juul, “Il bambino è competente”, Feltrinelli, 2003


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