Il sonno dei bambini dura tutta la notte? Uno stereotipo ingannevole

Il sonno dei bambini piccoli ha dei ritmi differenti da quelli degli adulti. Questo è un dato di fatto molto semplice, ma ad oggi ancora poco conosciuto. E il fatto che sia poco conosciuto, può interferire e tanto, con la qualità di vita dei neogenitori.

Perché, diciamolo, il bambino che dorme tutta la notte, è l’eccezione non la regola. Però noi diventiamo genitori in una società che è convinta del contrario, tanto che la domanda principe, quando si incontra una mamma con bebè è proprio: “È bravo?”, che tradotto si legge: “Dorme?”.E se la risposta è che il piccolino in verità si sveglia spesso (due, tre, quattro volte a notte), ecco che in genere arriva la pioggia di consigli e l’insinuazione classica… quella che fa capire tra le righe che, insomma, come mai non dorme? Probabilmente è colpa nostra!

I manuali che sono andati a ruba negli scorsi anni e che promettevano di insegnare ai bambini a dormire, tramite metodi assai poco amorevoli (no, non me ne vogliano i sostenitori di Estivill, ma lasciar piangere un bambino piccolo, per intervalli di tempo sempre più lunghi, senza abbracciarlo, con il divieto di offrirgli una carezza o anche solo un piccolo bacio, non è un metodo amorevole) non hanno migliorato la situazione, poiché hanno rinforzato l’errata convinzione che i bambini debbano dormire tutta la notte sin da piccolissimi.

In realtà i bambini non funzionano così. Semplicemente. È non è colpa di nessuno. E non è neppure un fatto negativo in sé, è solo… fisiologia.

Nessuno di noi si stupisce del fatto che alla nascita i bambini non sappiano camminare, giusto? Il neonato è in grado di muovere le gambette, certo. Crescendo sgambetta sempre più, poi impara a coordinare sempre meglio i movimenti, la maturazione psico-fisica fa sì che arrivi il giorno in cui il piccolino ci commuove muovendo i primi passetti. È un processo del tutto naturale che i genitori accolgono con naturalezza. Non ho mai sentito nessuno lamentarsi di questa incapacità di camminare in modo autonomo sin dalla nascita. Ci stupiremmo se qualcuno chiedesse: “È bravo? Cammina?”. O se un genitore dicesse: “È una tortura, non è in grado di spostarsi, deve sempre esserci un adulto per spostarlo da un luogo all’altro!”

Se la suocera/la zia/la collega sostenesse che dobbiamo smetterla di portare in braccio il nostro bambino di cinque mesi e dobbiamo insegnargli a camminare, non la prenderemmo proprio in considerazione. E sono abbastanza certa che non acquisteremmo il manuale “Fate i primi passi- Metodo infallibile per insegnare a camminare ad ogni bambino sin dai primi mesi”.

Insomma, urge un cambio di mentalità generale. I bambini piccoli dormono sì, dormivano già nel pancione. Tutti quanti. Ma quando nascono e nel primo periodo della loro vita, non fanno la nanna come gli adulti.

È normale. I bambini piccolissimi non fanno nessuna cosa come gli adulti. Non camminano come un adulto, non parlano come un adulto, non mangiano come un adulto…

Infatti sono bambini. Poi crescono. Sviluppano competenze e abilità, maturano, si trasformano. Questo vale anche per il sonno.

Non resta che accogliere i nostri bambini con le loro caratteristiche – diurne e notturne – con la consapevolezza che non c’è nulla di strano o di sbagliato in loro, che crescendo i risvegli notturni si ridurranno, che con il tempo torneremo a dormire di più. Non ci sarà più bisogno di noi per aiutarli a riprendere sonno la notte, come non ci sarà più bisogno di portarli in braccio o di imboccarli.

Forse questa consapevolezza non ci farà sentire più riposati dopo una notte difficile, ma spero che potrà farci sentire più sereni 🙂

Giorgia Cozza


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