“Usa il seno come ciuccio”, una frase senza senso

Le mamme che allattano sono spesso avvisate: “Attenta che non usi il seno come un ciuccio!”. Per quanto inflazionata, resta un’affermazione davvero singolare. Dopo tutto, chi è venuto prima? Il seno o il ciuccio? Il seno, è ovvio, precede di gran lunga l’invenzione del succhiotto, creato dall’uomo in tempi recenti a conforto del neonato proprio come sostituto del seno. Se allora il succhiotto non è altro che un sostituto del seno, cosa diamine potrà mai voler dire lasciare che il vostro bambino “usi il seno come un ciuccio”?

Qual è il vero messaggio?

L’assunzione che sottende un simile consiglio è quella per cui il desiderio del seno da parte del neonato sia qualcosa di immotivato. Del resto, se il bisogno di latte del neonato fosse legittimo, il ciuccio non avrebbe senso. Per definizione, non v’è latte che fuoriesca da un succhiotto. Il punto sembra essere che se il neonato ha preso latte “a sufficienza” (e il numero dei minuti accettabili varia a seconda dell’osservatore), non ha più bisogno del seno e il ciuccio andrà benissimo. In ogni caso, alcuni neonati si nutrono in fretta, altri sono più lenti e il numero di minuti trascorsi al seno non ci dice nulla sulla quantità di latte consumata.

Può succedere che un bambino stia al seno senza prendere latte? Sì, è possibile. Per esempio ogni volta in cui notate che il piccolo muove la bocca dolcemente mentre è mezzo addormentato. In questi casi è molto probabile che stia succhiando ma senza bere latte. Sono queste le situazioni a cui si riferisce chi dice: “non fargli usare il seno come un ciuccio”?

Non credo, spesso il consiglio segue il racconto fatto dalla madre di una maratona di allattamento, evento assai comune durante le prime settimane. Poppate molto ravvicinate o una dietro l’altra nel corso della giornata rappresentano una strategia che il neonato in rapida crescita attua al bisogno per aumentare la produzione del latte. È una tattica che funziona perché “seni prosciugati producono latte più in fretta”.

Ne segue che, se una madre sostituisce il seno con un ciuccio in queste circostanze manda in tilt gli sforzi del neonato per incrementare la produzione del latte. Ecco perché l’Accademia americana di pediatria (AAP) raccomanda che i neonati siano allattati a richiesta. L’AAP incoraggia i genitori a nutrire i neonati ogni volta che si manifestino i segni tipici del bisogno di attaccarsi (maggiore attività, rooting, ossia girare la testa in cerca del seno, aprire la bocca), indipendentemente dalla frequenza con cui si manifestano.

Secondo l’AAP il bisogno di attaccarsi al seno non è mai senza motivo. In realtà, durante il primo mese, mentre la produzione di latte prende l’avvio, l’AAP raccomanda in modo specifico di non utilizzare il ciuccio, proprio perché l’uso frequente di questo “sostituto del seno” può minare lo stabilirsi di una sufficiente produzione di latte.

Possiamo fidarci del bambino?

Esiste poi un altro aspetto molto insidioso del “non farti usare come ciuccio”.

L’idea che una madre debba stare attenta a non lasciare che il figlio la “usi” mina alla base la fiducia che essa ripone nel bambino e crea una divisione fra i due, impedendo lo sviluppo di quella sintonia prevista e voluta dalla natura.

Il curioso avvertimento è cugino non troppo lontano del mito occidentale, del tutto indifendibile, per cui il neonato sarebbe in grado di “manipolare” i propri genitori, ancor prima di possedere le abilità mentali per farlo.

Un esempio che calza a pennello è quello di una madre che poco tempo fa, durante un incontro di sostegno all’allattamento, mi confidò che la sua bimba non aveva davvero bisogno di ciucciare ogni volta che mostrava di volersi attaccare, perché infatti la sua suzione era perlopiù inefficace. È una mamma che ha avuto molti problemi a causa del lento accrescimento della piccola e solo da poco ha iniziato ad attaccarla più spesso anziché rispettare la tabella a orario che aveva adottato all’inizio. Il peso della bimba, grazie all’allattamento più frequente, è andato crescendo.

Le ho chiesto come sapesse che la figlia non beveva durante le poppate (che è appunto ciò che accade se la suzione è del tipo non efficace). I suoi occhi hanno allora avuto un lampo di rivelazione. Sorridendo ha ammesso che in effetti non poteva saperlo. Le ho risposto che do sempre per assodato che un bimbo al seno stia ricevendo latte. [l’autrice si riferisce, come è naturale, al fatto che il bambino ha piena competenza sui tempi e i modi del suo stare al seno, e nessuno può sapere quanto latte stia bevendo e di che tipo; ricordiamo però alle neomamme che a volte possono sorgere delle difficoltà legate a un attacco non corretto del bambino al seno. In tal caso però il problema non riguarda la legittimità del desiderio di succhiare, quanto invece la necessità di aiutare il piccolo ad acquisire una suzione corretta e dunque efficace. N.D.T.]

In quel preciso istante, questa mamma ha realizzato che giudicare il comportamento della figlia era stato controproducente per entrambe. Ha capito che per risolvere appieno i problemi di crescita della piccola doveva aver fiducia nella bambina, nella sua capacità di sapere ciò di cui aveva bisogno, quando e per quanto tempo (era una neonata sana e a termine, poteva quindi assecondarla fiduciosa). Una volta deciso di aver fiducia nella figlia, diventava compito della piccola sapere quando attaccarsi, e non della madre. Mentre osservavo il movimento degli ingranaggi del pensiero della mamma, la vedevo rilassarsi e sentirsi come sollevata da un peso.

A chi giova questo mondo di negatività?

Di nuovo, che vuol dire “usare il seno come un ciuccio?”. Se ci si riflette nei termini di come funziona l’allattamento (in questo link trovate i nostri libri sull’allattamento), è una frase del tutto senza senso. Ma se una madre fa sua l’assunzione che è al fondo di un simile avvertimento, ecco che le si spalanca di fronte un mondo carico di dolore. Credere che debba guardarsi dal proprio bambino, dalla minaccia che lui la “usi”, ha il potere di boicottare l’allattamento, la sua relazione con il neonato, nonché l’intero suo atteggiamento verso la maternità. Chi ha bisogno di un punto di vista tanto negativo sui propri figli? La maternità comporta già tante sfide anche senza di esso.

Da dove ha origine un simile atteggiamento? Forse dalle norme sulla nutrizione artificiale; del resto, se si somministra la formula vi è un rischio genuino di nutrire il neonato all’eccesso. La formula fluisce dal biberon in gran quantità e molto velocemente, tanto da impedire ai piccoli un vero controllo delle quantità ingerite. Al seno, di contro, grazie all’alternanza del flusso, ora più lento ora rapido, determinata dal riflesso di emissione del latte, il neonato impara una sana autoregolazione.

Inoltre, per bere dal seno il bambino deve effettuare un vero e proprio lavoro o esercizio, quello appunto della suzione, mentre per nutrirsi dal biberon lo sforzo è semmai quello di evitare che il flusso abbondante lo soffochi, una sorta di esercizio al contrario rispetto a quello previsto dalla natura, con conseguenze spesso nefaste sulla salute generale del bambino. Si veda A. Di Chiara, Il giusto respiro, Il leone verde. N.D.T.

Per evitare la sovralimentazione quando il bambino è nutrito con formula, ha senso interrompere prima che il piccolo abbia finito e offrire un sostituto del seno affinché il meccanismo di controllo dell’appetito abbia una possibilità di attivarsi. Ma anche se questa strategia può essere buona quando si usa il biberon, non lo è affatto quando si allatta.

I bambini sanno di cosa hanno bisogno. Una relazione di allattamento felice e soddisfacente si fonda sulla fiducia che la madre ripone nel proprio bambino. Solo nelle regioni in cui le norme sulla nutrizione artificiale sono ancora vive nella memoria culturale un consiglio come quello di non far usare il seno come un ciuccio può trovare terreno fertile e diffondersi. Se vogliamo far sì che il nostro mondo sia più a misura di allattamento, parte del nostro compito dev’essere quella di screditare consigli tanto sconsiderati.

Tradotto da Michela Orazzini

Scritto da Nancy Mohrbacher il 21 agosto 2015 articolo originale


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  • Ilaria

    ciao, sono mamma da un mese e 15 gg, allatto e ne sn fiera il mio bimbo non vuole il ciuccio lo rifiuta le ho provate tutte e penso che lui usi il mio seno come ciuccio. sono avvilita quasi sempre sto con il seno da fuori, quando piange senza motivo lo attacco al seno e ciuccia anche se ha mangiato da pochi minuti. spero sempre che lui crescendo abbia degli orari per le poppate perchè per ora nn ha orari

    • Roberta

      Tranquilla il primo mese è normale che voglia stare sempre attaccato ma col tempo si regolarizzerà vedrai…

  • Daria

    Ciao, Quando il mio bimbo aveva un mese e mezzo ero nella tua stessa situazione. Ora però ha 5 mesi e si è Regolarizzato da solo, Mmangia 4-5 volte al giorno e un paio durante la notte. Quindi abbi fiducia in lui!

  • Valentina81

    Ciao a tutte! Io allatto a richiesta da 6 mesi e mezzo. Gli ultimi due sono stati un incubo…sempre attaccata, sempre! Appena faccio per sedermi con lei in braccio…tetta! La notte non riposo mai perchè se provo a staccarmi da lei, si gira e cerca. Mi spiace ma in questo caso credo si attacchi davvero per abitudine. Sento quando ciuccia per fame, e la notte non lo fa quasi mai, al massimo un paio di volte. Anche da quando ho cominciato a svezzarla (circa due settimane). Sono davvero stanca, vorrei tanto riuscire a riposare almeno la notte, cosa che non ho ancora fatto da quando
    è nata la mia piccola. Scusate lo sfogo e un bacione

    • mari

      Potresti provare a non darle subito il seno e provare a portarla un po’ in giro e farle due coccole. Io ho allattato per 16 mesi. Quando sono rientrata a lavoro (al 4 mese) si svegliava ogni 30 minuti e ogni volta le davo il seno pensando che fosse quella la sua necessità. In realtà voleva solo ricevere un abbraccio. Da quando ho provato a non darle subito il seno ha iniziato a dormire di più. Ovviamente se continua a piangere daglielo.
      Lo so è dura ma noi siamo super mamme, possiamo fare tutto 🙂

  • Valentina81

    Ovvio che sia il ciuccio ad essere usato come il seno e non il contrario, ma è comunque stressante dopo 6 mesi non poter sedersi o sdraiarsi, senza dover per forza tirare fuori la tetta! Aiuuuutoooo!

  • Margherita

    Ciao, mia figlia ha 5 mesi, allatto a richiesta e sulle poppate si è regolarizzata molto. Io l’addormento in fascia, il papà con il marsupio e quando sono stanca al seno, ma se la poso durante il giorno lei si sveglia dopo poco anche quando è ben addormentata. Se invece è accanto a me dorme ciucciando al seno di tanto in tanto. Di notte l’addormento con l’ultima poppata e poi quando si mette a piangere o vuole mangiare l’attacco e si riaddormenta (dirle solo shh shh non serve e rischio che si svegli completamente). Il mio problema maggiore è comunque durante il giorno, vorrei addormentarla senza seno ma non riesco perché s’innervosisce, e si mette a piangere, la poso e si sveglia perchè cerca il contatto ma io non riposo più. Ho paura che con il tempo questo mi vincoli come è successo a tante mamme.

  • Katia

    Ho tre figli. Al primo, nato 7 anni fa, ho dato il ciuccio appena tornata a casa dall’ospedale. Però dopo una settimana ero ancora in ospedale a pesarlo perché non prendeva abbastanza del mio latte. Risultato? Aggiunta di latte artificiale e super stress per la sottoscritta che si sentiva inadeguata. Però lui ha sempre dormito quasi tutta la notte e col ciuccio anche di giorno. A 8 mesi era talmente poco il latte che prendeva da me che ho smesso di allattare. Con il secondo, e ora con il terzo, mi sono imposta di allattare esclusivamente al seno, con ottimi risultati ma il ciuccio non sono più riuscita a farglielo prendere e comunque i pasti di giorno e di notte erano e sono tanti. Per me non ci sono compromessi… L’allattamento a richiesta è un grosso sacrificio. Bisogna crederci e avere a fianco persone che condividono e ti aiutano nei momenti più impegnativi. Ma ne vale la pena!!!

  • Nora

    Sono quindici mesi che il mio bimbo “usa il seno come ciuccio”, ossia ciuccia spesso, a lungo e volentieri, senza ricavarne più che qualche grammo di latte. Nel mio caso posso dirlo perché purtroppo la montata lattea vera e propria non è mai arrivata, probabilmente per problemi tiroidei post partum diagnosticati con otto mesi di ritardo e certamente per lo stress dei primi venti giorni, in cui mio figlio è stato ricoverato in terapia intensiva per grave sofferenza perinatale. Ebbene, questa situazione mi ha fatto percepire con particolare chiarezza e apprezzare che la funzione nutritiva non è affatto l’unica funzione importante dell’attaccamento al seno. Esiste una funzione psicologica e relazionale a mio avviso di almeno pari importanza. Per mio figlio la tetta materna è il porto sicuro, il luogo dove preferisce addormentarsi e dove istantaneamente si consola quando piange per dolori fisici o altro. Del resto è proprio questa funzione rassicurante a essere surrogata dal.ciuccio. Eppure è stranamente ignorata nella nostra cultura, e perfino in questo post che sfiora soltanto l’argomento. Neppure io ne avevo la minima idea prima di impararla… da lui. Eppure tutti sanno quanto sia importante un sano e sicuro “attaccamento” alla madre in senso psicologico. Direi almeno quanto beneficiare del latte materno per la salute fisica! Certo, non dirò che un sano attaccamento alla madre non sia possibile senza passare per la tetta. Ma mi sembra davvero il metodo più semplice, quello di cui la natura ci ha dotate. Oggi quando mi chiedono “ma lo allatti ancora?” per me è come se mi chiedessero “ma lo abbracci ancora?” E l’idea che il seno serva esclusivamente a nutrire ora mi sembra equivalente a quella che la bocca serva solo per mangiare.
    Ho voluto lasciare qui questa testimonianza sia per segnalare un profondo lavoro culturale ancora tutto da fare, sia per incoraggiare altre mamme senza latte a non privarsi di questo meravigliosa e preziosa esperienza (saremo forse il 3%, ma purtroppo esistiamo: purtroppo non è proprio vero che tutte le mamme hanno il latte, anche se viene detto con ottime intenzioni che comprendo benissimo, data la tropps facilità con cui in molti ambienti ancora si incoraggia a dare aggiunte)