La scuola dell’autoeducazione: Peter Gray ci racconta la Sudbury Valley School

N.B: questo testo fa parte di una serie di articoli di Peter Gray sul tema dell’autoeducazione e del gioco libero dei bambini. Michela Orazzini ne ha selezionati e tradotti tre. Questo è il terzo.

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La Sudbury Valley School, la scuola che dispone dell’ambiente perfetto per l’autoeducazione secondo Peter Gray.

“Veniamo al mondo con istinti ben congegnati e in grado di promuovere la nostra educazione. L’istinto ci porta infatti a osservare, esplorare, giocare, conversare con gli altri in modi che ci forniscono le abilità, le conoscenze, i valori necessari a vivere e prosperare nel contesto fisico e sociale in cui siamo nati. Siamo portati a fare tutto ciò con grande gioia e intensità. Si tratta di istinti educativi forgiati dalla natura durante le centinaia di migliaia di anni nei quali i nostri antenati vissero come cacciatori-raccoglitori. Dovremmo quindi aspettarci che tali istinti operino al meglio nel contesto sociale di un gruppo di cacciatori-raccoglitori, o in un ambito moderno in cui siano riprodotti alcuni tratti tipici di quelle tribù.

Negli ultimi quarant’anni, la Sudbury Valley School ha dato prova che gli istinti umani all’autoeducazione sono in grado di fornire una solida base formativa anche nella nostra società moderna. In questa scuola, bambini e adolescenti esplorano, giocano e conversano a piacimento, senza incitamento o direzione da parte degli adulti; si diplomano e vanno nel mondo come adulti competenti. Ho trascorso molto tempo nell’osservazione della Sudbury Valley per comprendere il modo in cui gli studenti imparano; ho anche esaminato la letteratura antropologica per capire come imparano bambini e adolescenti nelle popolazioni di cacciatori-raccoglitori. Questa ricerca mi ha convinto che la scuola di Sudbury Valley funziona così bene proprio perché replica quegli elementi delle tribù di cacciatori-raccoglitori che sono più essenziali all’autoeducazione.

Ecco una lista di quelli che mi sembrano gli ingredienti cruciali per un apprendimento guidato dal bambino. Secondo gli antropologi, esistono tutti nelle popolazioni di cacciatori-raccoglitori che sono state studiate, e io li ho osservati nella scuola di Sudbury Valley.

Tempo e spazio per il gioco e l’esplorazione

L’autoeducazione attraverso il gioco e l’esplorazione richiede un’enorme quantità di tempo non strutturato: tempo per fare ciò che si desidera, senza pressione, giudizio o intrusione da parte di figure che rappresentano l’autorità. Quel tempo serve a farsi degli amici, a giocare con le idee e i materiali, a sbrogliare le faccende, a sperimentare e superare la noia, a sviluppare passioni. Nei gruppi di cacciatori-raccoglitori, gli adulti hanno poche richieste nei confronti di bambini e adolescenti perché riconoscono che i giovani devono esplorare e giocare per conto proprio per poter diventare adulti competenti. Lo stesso vale alla Sudbury Valley.

L’autoeducazione ha bisogno anche di spazio per allontanarsi, vagare, esplorare. Questo spazio dovrebbe abbracciare idealmente l’intera estensione di territorio rilevante per la cultura nella quale si cresce. I cacciatori-raccoglitori adulti confidano che i propri figli facciano buon uso del proprio giudizio nel decidere a quanta distanza avventurarsi in zone di possibile pericolo.

Alla Sudbury Valley si ripone nei ragazzi una fiducia analoga, nell’ambito dei limiti stabiliti dalla prudenza in una società moderna e facile alla querela come la nostra. Possono esplorare i boschi, i campi e il fiume limitrofo e, una volta che abbiano segnalato agli altri dove intendono recarsi, possono avventurarsi lontano dal campus quanto desiderano.

Età miste

Una parte enorme dell’apprendimento avviene nell’interazione con gli altri. Quando a scuola i bambini vengono segregati per età sono privati dell’opportunità di interagire con coloro da cui avrebbero più da imparare. È abitudine che nelle tribù di cacciatori-raccoglitori, così come alla Sudbury Valley, bambini e adolescenti, di propria iniziativa, gichino e esplorino in gruppi molto misti.

Nei gruppi dove sono rappresentate tutte le età, i più giovani acquisiscono abilità, informazioni, idee e traggono ispirazione dai più grandi. I più piccoli possono fare cose che sarebbero toppo pericolose o complicate da fare da soli o con coetanei. Anche i più grandi beneficiano della mescolanza di età. Imparano a guidare gli altri e a prendersene cura; sviluppano un senso di responsabilità verso l’altro, inoltre consolidano ed estendono la propria conoscenza spiegando le cose ai più piccoli. La libera mescolanza delle età è cruciale per l’apprendimento auto-guidato.

Presenza di adulti esperti e premurosi

Nelle società di cacciatori-raccoglitori, il mondo degli adulti non è segregato e separato dal mondo dei bambini. I bambini osservano le attività degli adulti e le incorporano nei loro giochi. Ascoltano anche le storie degli adulti, le discussioni e i dibattiti, imparano da ciò che sentono. Quando hanno bisogno dell’aiuto di un adulto, o hanno domande a cui non possono rispondere gli altri ragazzi, possono rivolgersi a qualsiasi adulto del villaggio. Tutti gli adulti si prendono cura di loro e molti in effetti sono i loro zii e zie.

Anche a Sudbury Valley gli adulti e i bambini si mescolano in libertà (gli adulti che fanno parte dello staff a tempo pieno sono 10, gli studenti sono meno di 200, fra i 4 e i 19 anni). Non esistono luoghi della scuola in cui possano andare gli adulti che non siano accessibili anche agli studenti. Bambini e ragazzi possono ascoltare le conversazioni degli adulti e osservare ciò che fanno, sono liberi di partecipare alle attività se lo desiderano. Gli studenti che abbiano bisogno di un aiuto qualsiasi possono rivolgersi a uno qualunque dei membri dello staff. Un bambino che abbia bisogno di essere preso in braccio, di una spalla su cui piangere, di un consiglio personale o della risposta a un problema tecnico del quale non sia venuto a capo da solo, sa bene quale adulto soddisferà il suo bisogno. Gli adulti non sono veramente gli zii e le zie dei ragazzi, ma è come se lo fossero. Conoscono tutti gli studenti per tutto il corso della loro vita scolastica (a differenza degli insegnanti di una scuola convenzionale) e traggono motivo di orgoglio nel vederli crescere e maturare. Poiché i membri dello staff devono essere rieletti con una votazione a cui partecipano tutti gli studenti, si tratta per forza di persone che amano i ragazzi e da cui sono riamati.

Accesso alle attrezzature

Per imparare a usare gli strumenti di una certa cultura, è necessario poterli maneggiare. I bambini delle tribù di cacciatori-raccoglitori giocano con i coltelli, con bastoni appuntiti per scavare radici, archi e frecce, trappole, strumenti musicali, piroghe scavate nei tronchi, e tutti gli altri attrezzi e strumenti essenziali per la loro cultura. Alla Sudbury Valley School, i bambini hanno accesso a una vasta gamma di strumenti e attrezzature che sono di uso generale nella nostra società, inclusi computer, attrezzi per la lavorazione del legno, per cucinare, materiali artistici e sportivi di vario tipo, nonché pareti tappezzate di libri.

Libero scambio di idee

Lo sviluppo intellettuale avviene al meglio in un ambiente in cui le persone possono scambiarsi le idee liberamente, senza censure o il timore di essere ostracizzati. Secondo i resoconti degli antropologi, i cacciatori-raccoglitori non hanno credenze di tipo dogmatico, neppure in ambito religioso. Le persone possono dire ciò che vogliono, senza timore, e le idee che hanno un impatto sul gruppo vengono dibattute all’infinito. Lo stesso accade alla Sudbury Valley. La scuola si è astenuta di proposito dall’identificarsi in precise ideologie politiche o religiose. Tutte le idee sono sul tavolo e in un contesto simile ogni idea è qualcosa su cui riflettere e dibattere, non qualcosa da memorizzare e ripetere in una verifica. Daniel Greenberg, il filosofo cui si è ispirata la scuola, l’ha descritta come un “libero mercato delle idee”. I bambini a cui non capita di ascoltare molte discussioni politiche o religiose a casa, hanno l’opportunità di farlo a scuola, osservando le questioni da ogni prospettiva possibile.

Libertà dal bullismo

Per sentirsi libera di esplorare e giocare una persona deve sentirsi al sicuro, senza timore di molestie o atti di bullismo. Una libertà del genere è tipica sia delle società di cacciatori-raccoglitori, sia della comunità scolastica della Sudbury Valley. Secondo gli antropologi, le relazioni personali e i forti legami di parentela, il confronto fra età diverse, l’etica egualitaria e non competitiva dei cacciatori-raccoglitori contribuiscono tutti in modo efficace alla prevenzione del bullismo. Se un ragazzo più grande o più forte sembra prendersela con uno più piccolo o più debole, interverrà sempre qualcun altro a fermarlo. Lo stesso avviene alla Sudbury Valley. Inoltre, le regole e il sistema di giudizio creati in modo democratico dalla scuola, e in cui sono coinvolti bambini e ragazzi di tutte le età, prevengono atti seri di bullismo. Gli studenti che si sentono maltrattati o presi di mira possono “chiamare in giudizio” il trasgressore, davanti a un Comitato formato da membri della scuola di tutte le età. Questo è in acuto contrasto con quanto avviene in molte scuole convenzionali, dove il bullismo è la norma e gli studenti che lo denunciano sono spioni o pettegoli, mentre gli insegnanti se la cavano perchè fanno le regole ma non sono soggetti a esse.

Immersione in un processo democratico

Le tribù di cacciatori-raccoglitori e la Sudbury Valley School sono, anche se in modi assai diversi, delle democrazie. Le tribù non hanno capi che prendano decisioni per il gruppo. Al contrario, tutte le decisioni di gruppo vengono prese attraverso lunghe discussioni, finché non si realizza una chiara maggioranza di tutte le persone coinvolte e non si raggiunge un accordo. Chiunque può prendere parte alle discussioni, anche i bambini. La scuola di Sudbury Valley è amministrata attraverso un formale processo democratico che implica discussioni e voti da parte dell’assemblea scolastica, dove ogni studente o membro dello staff che abbia deciso di partecipare ha diritto al voto. Essere immersi in un processo democratico stimola in ciascuno un senso di responsabilità che è anche pungolo autoeducativo. Se la mia voce conta, se ho un peso reale in ciò che il gruppo fa e nel modo in cui opera, allora sarà bene che rifletta a lungo su ciò che ho da dire e mi esprima con ponderatezza. Non sono responsabile solo di me stesso, ma anche dell’intera comunità, e questa è una buona ragione per autoeducarmi nelle cose che sono importanti per il gruppo in cui vivo.

Tradotto da Michela Orazzini

Tratto da Psychologytoday.com

        


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