Perché ho scritto “Ti amerò sempre”? Parla Robert Munsch

L’autore di “Ti amerò sempre”, Robert Munsch, confessa quali furono le commoventi circostanze della sua creazione.

Se vi è mai capitato di leggere ai vostri bambini il libro di Robert Munsch Love You Forever (entrato da qualche mese nella raccolta del bambinonaturale con il titolo “Ti amerò sempre”. N.D.T.), forse vi sarete anche chiesti quale sia il senso di questo classico della letteratura.

Bene, l’autore ha finalmente fatto delle rivelazioni in merito, e non sono ciò che potreste immaginare.

Per prima cosa, qualche dettaglio per chi non lo conoscesse: il racconto è quello di una mamma che culla il suo bambino addormentato e gli canta una piccola canzone – tutte le notti, persino quando è diventato un ragazzo e si è trasferito a vivere da solo. Anche quando ha ormai messo su famiglia, la mamma continua a intrufolarsi furtiva nella sua stanza per cantargli la canzoncina.

Detta così sembra terribile, un caso perfetto di madre superprotettiva ormai fuori controllo (quelle che in america si chiamano mamme elicottero N.D.T)… Tuttavia ho cambiato idea quando ho appreso che l’ispirazione è venuta all’autore dopo la perdita di due bambini subito dopo il parto. Ecco quello che scrive sul suo sito:

“Ho composto la canzone dopo che mia moglie e io abbiamo perso due bambini. Era la mia canzone per loro. Per tanto tempo l’ho avuta nella testa senza poterla neppure cantare perché ogni volta che ci provavo piangevo. Era strano avere una canzone in testa che non potevo cantare. È rimasta a lungo solo una canzone, ma un giorno, mentre raccontavo delle storie in un grande teatro della University of Guelph, mi è venuto in mente che avrei potuto scriverci una storia. Allora è spuntato fuori Ti amerò sempre, più o meno uguale a come lo trovate oggi nel libro.

Ecco dunque che, appena letta questa spiegazione, i miei sentimenti verso il libro sono mutati. Non racconta di una madre che non riesce a lasciar andare i suoi figli, ma è invece la narrazione dolce e struggente di quanto continuiamo ad amarli anche se non sono più con noi (Aggiungiamo noi del bambinonaturale che nel finale davvero commovente e a sorpresa della storia, in cui il cerchio della vita si compie all’insegna dell’amore e della dedizione, è evidente quanto il messaggio dell’autore abbia una portata molto ampia e il gesto del cullare sia una metafora perfetta della cura e della protezione che ciascuno di noi vorrebbe elargire a tutte le persone care. N.D.T.)

Sappiamo tutti che non dovremmo mai giudicare un libro dalla copertina, ma farò un passo in più e dirò che non si dovrebbe mai giudicare un libro neppure dopo averlo letto. Esistono tanti tanti modi diversi di interpretarne le parole, perché dunque presumere il peggio quando è invece possibile vederci qualcosa di tenero e disarmante?

Tradotto da Michela Orazzini

Tratto da thestir.cafemom.com, di Judy Dutton


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