Il nostro travaglio e parto è uguale a quello di tutti i mammiferi: seguiamo l’istinto!

Il cervello dei mammiferi è perfetto. Talmente perfetto che se la gazzella, in procinto di partorire il suo cucciolo, avverte l’avvicinarsi del predatore o del cacciatore il suo travaglio si blocca, il sangue viene richiamato al cuore, ai polmoni e ai muscoli ed essa scappa via per sfuggirgli.

Talmente perfetto che se mamma gatta viene spostata o disturbata quando è in procinto di mettere al mondo i gattini il suo travaglio si blocca, spesso è necessario farli nascere chirurgicamente ed essa poi non li riconosce.

Talmente perfetto che se una mamma viene lasciata sola in sala parto, o le vengono fatte troppe visite vaginali ravvicinate, o non può muoversi durante il travaglio, oppure è obbligata al monitoraggio continuo, o viene costretta a partorire in una posizione in cui si trova scomoda e viene continuamente disturbata da persone che vanno e vengono in sala parto e parlano a voce alta dei fatti propri, il suo travaglio rallenta, le contrazioni potrebbero divenire inefficaci e irregolari, la dilatazione si potrebbe bloccare, la progressione del suo bambino nel canale del parto rallenta o si addirittura si potrebbe fermare…

Chi dice che il predatore sta solo nella savana? Chi dice che il cacciatore sta solo nella foresta?

Anche questa mamma ha incontrato il suo cacciatore/predatore! Quel potenziale pericolo (percepito tale non a livello razionale ma sicuramente dal cervello arcaico, deputato all’istinto e alla secrezione di tutti gli ormoni che regolano il parto!) in grado di rallentare o bloccare il suo travaglio! Il travaglio, come abbiamo più volte ripetuto nel corso dei vari articoli qui sulla rubrica, è regolato ed autoalimentato proprio da una cascata di ormoni secreti dal sistema libico, la parte del cervello più arcaica e sede dell’istinto, che ci contraddistingue come mammiferi e ci unisce ai nostri simili. Più riusciremo a lasciare che prevalga, meglio progredirà il travaglio. Più “animalesche” saremo e meglio partoriremo. Più fiuteremo il cacciatore e più il travaglio rallenterà.

Attente quindi al predatore! Guardatevi dal cacciatore!

Ma chi sono? Come riconoscerli?

Sono tanti e anzitutto dentro di noi, si annidano nelle nostre paure e debolezze delle quali si nutrono: per prima la sfiducia. Abbiamo paura di non essere in grado, di non avere i mezzi e di soffrire, perciò ci mettiamo nelle mani di qualcun altro e non contiamo che su esso (sia farmaco, che medico). Così facendo permettiamo ad altri di scegliere per noi, agire per noi, parlare per noi: ecco l’altro predatore, la delega. Ma non sempre la risposta migliore sta fuori di noi, anzi. Chi meglio di se stesso può conoscersi e agire/parlare/scegliere di conseguenza? Nessuno, assolutamente. Difatti ecco che quando non si realizzano le nostre aspettative irrompono altri due predatori: la delusione e il senso di tradimento da parte di coloro che avevamo eletto a nostri invincibili alter ego, che presto si mescoleranno al gran senso di fallimento quando piano piano ci rendiamo conto che essi non sono gli unici responsabili ma che forse anche noi stesse avremmo potuto giocare di ruolo e che forse in tal caso le cose sarebbero andate diversamente. Riuscire a compiere un percorso per non cadere “vittime” di questi predatori, prima ancora della gravidanza stessa, sicuramente pone le basi per evitare o fronteggiare al meglio quelli che potranno via via presentarsi durante la gravidanza (troppi ed ingiustificati esami clinici, troppe ed ingiustificate ecografie, la visita vaginale routinaria al bilancio mensile di salute, ad esempio) e durante il parto: parliamo di CONSAPEVOLEZZA, FIDUCIA IN SÉ, AUTOSTIMA!

Care future Mamme, cercate i vostri predatori e cercate dentro di voi la forza e gli strumenti per far loro fronte! Solo così la strada verso un parto naturale, sereno e rispettato sarà in discesa, dritta là davanti a voi!

Emanuela Rocca


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