Batteri antibiotico-resistenti, i neonati i soggetti più a rischio

Cercando di ricordare sempre ai genitori di usare i farmaci solo nel momento del bisogno e non in modo indiscriminato, abbiamo negli anni pubblicato tantissimi contributi sul nostro blog, approfondendo diversi temi legati all’uso massiccio degli antibiotici nei bambini, specificando quando essi NON servono e pubblicando diversi volumi sull’argomento, come “Bambini e (troppe) medicine” del Dott. De Luca, “Vaccinazioni, alla ricerca del rischio minore” del Dott. Serravalle e “Il giusto respiro” del Dott. Di Chiara.

Abbiamo inoltre approfondito il delicato quanto fondamentale tema delle malattie infettive nei bambini e le antibiotico-resistenze.

Recentemente la  Società Italiana di Neonatologia  ha divulgato un nuovo comunicato stampa per portare all’attenzione delle famiglie il grave problema in Italia legato al tema dell’antibiotico-resistenza, soprattutto in virtù dei pericoli per i neonati.

Leggiamo che “le infezioni costituiscono una delle principali cause di mortalità e morbilità in epoca neonatale; infatti ogni anno nel mondo oltre un milione di neonati muoiono per gravi infezioni […] Gli antibiotici costituiscono la difesa più importante ed efficace a nostra disposizione per limitare le conseguenze a volte devastanti delle gravi infezioni, ma vengono spesso utilizzati in modo eccessivo e non sempre corretto provocando l’aumento di microrganismi multiresistenti”.

Per la Società Italiana di Neonatologia (SIN) “la sempre più frequente presenza di microrganismi multiresistenti rappresenta un pericolo estremamente serio per i piccoli pazienti e trovare soluzioni adeguate è una delle sfide prioritarie del prossimo decennio, che necessita di un’azione su due fronti: impegno delle case farmaceutiche e il rafforzamento della prevenzione, anche attraverso la regolamentazione dell’utilizzo ospedaliero”.

Come afferma Mauro Stronati, Presidente della SIN, “[…]ll quadro che emerge è quello di un mondo in cui “l’arsenale” per combattere i microrganismi è sempre più povero di mezzi: da un lato lo scarso investimento delle industrie farmaceutiche nella scoperta di nuove molecole, dall’altra la circolazione su scala mondiale di batteri resistenti a pressoché tutti gli antibiotici già in commercio. È necessaria una presa di coscienza individuale e collettiva sul fenomeno, ma principalmente l’adozione di un protocollo rigoroso all’interno degli Ospedali e nelle cure che prevedono l’impiego di antibiotici”.

So, sottolinea inoltre, che “l’Italia è tra i Paesi più a rischio perché è tra quelli dove i batteri, a causa dell’uso massiccio di antibiotici negli ultimi tre decenni, sono divenuti più resistenti. Secondo lo European Centre for Disease Prevention and Control, infatti, il nostro Paese è al quinto posto per utilizzo giornaliero di antibiotici dopo Grecia, Francia, Lussemburgo e Belgio. È necessario quindi, volendone limitare la comparsa, modificare il modo di trattare le infezioni e il modo di utilizzare i farmaci antimicrobici che ancora si dimostrano efficaci.
[…]

È importante, inoltre, che la prescrizione degli antibiotici sia strettamente regolamentata nelle prescrizioni dei medici e poi bisogna puntare sulla prevenzione. Dove possibile e specialmente in contesti ospedalieri l’attenzione dovrebbe essere massimamente focalizzata sulla prevenzione più che sul trattamento delle infezioni. Tutti i presidi preventivi, primo fra tutti il lavaggio delle mani, dovrebbero essere massimamente incentivati negli ospedali.

Già nel 2013 la SIN aveva lanciato l’allarme – passato quasi inosservato – sull’incidenza dei rischi infettivi sul neonato classificando questo fenomeno come il “pericolo grigio”, che frequentemente si manifesta tardivamente, cioè dopo la dimissione, mettendo a repentaglio la salute del neonato”.


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