Bimbi prematuri: genitori in Terapia Intensiva h24, ora è possibile!

Un’attesa che si conclude troppo presto. Una nascita che avviene quando il bimbo non è ancora pronto ad abbandonare il caldo rifugio del grembo materno e affrontare il mondo esterno. Un parto prematuro è un’esperienza forte, sconvolgente, difficile da affrontare. Il bimbo non è pronto per nascere, ma anche la sua mamma non è pronta per questa separazione. È un trauma per entrambi, un’esperienza difficile laddove ci si aspettavano tanta gioia e momenti di festa. Il timore per la salute del bambino, l’impossibilità di occuparsi di lui, il fatto di vederlo diverso da come lo si immaginava, scatenano una tempesta di emozioni contrastanti nella mente e nel cuore della mamma. Incredulità, smarrimento, paura, rabbia, speranza… tutte sensazioni che fino ad oggi è stato più difficile affrontare a causa della separazione. Il bambino era ricoverato in Terapia Intensiva Neonatale e – tranne in alcuni ospedali – la mamma poteva stare con lui solo in certi momenti della giornata, rispettando delle limitazioni di orario (più o meno restrittive a secondo dei protocolli ospedalieri).

Da giovedì scorso, 12 maggio, la situazione – almeno sulla carta, ma è un primo passo fondamentale – è cambiata. È stato infatti firmato a Roma un “manifesto” per l’ingresso dei genitori nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale, 24 ore su 24, senza più limitazioni. Una raccomandazione sottoscritta dal Ministero della Salute, con la Società Italiana di Neonatologia e l’Associazione Vivere Onlus. Il documento intitolato “Promozione dell’uso del latte materno nelle Unità di Terapia Intensiva Neonatale e accesso dei genitori ai reparti” sancisce ufficialmente il diritto di stare insieme di mamme e bambini nati prima del termine. Un diritto che era già riconosciuto a tutti i bambini più grandi – oggi è scontato che un bambino abbia accanto un genitore quando si trova in ospedale – ma che ancora non era realtà per i bimbi che di questa vicinanza hanno un bisogno estremo: i piccolini nati prima del termine.

Un bisogno emotivo, ma anche fisico, come dimostrato da numerosi studi, sappiamo infatti che i bimbi nati prima del termine che hanno la possibilità di sperimentare un contatto precoce con la mamma recuperano meglio e più rapidamente. I tempi di ricovero si accorciano, il benessere di tutta la famiglia è favorito. Grazie al “metodo marsupio” (Kangaroo Mother Care), il bambino ritrova la protezione e il conforto che ha sperimentato nel grembo materno, riconosce il profumo e il battito del cuore della madre e si riscalda grazie al tepore del suo corpo. Questa pratica, oltre far sentire il bimbo protetto e al sicuro, è associata a minori problemi di termoregolazione, crisi respiratorie meno frequenti, ritmo cardiaco più regolare e più precoce avvio della lattazione. Stare vicini aiuta mamma e bimbo a ritrovarsi, a superare il trauma della separazione e recuperare quell’intesa e quella comunicazione profonda dei mesi precedenti alla nascita. Infine, la possibilità di stare accanto al proprio bimbo liberamente, favorisce il buon avvio dell’allattamento, altra pratica di salute molto importante per tutti i bimbi ma ancor di più per i piccoli prematuri per cui il latte materno rappresenta un vero e proprio farmaco salva-vita.

Insomma, finalmente la mamma potrà stare al suo posto, ovvero vicino al suo bambino. La teoria è fatta, il documento è stato redatto. Ora tutti gli ospedali italiani sono chiamati a mettere in pratica queste raccomandazioni modificando – laddove necessario – le loro consuetudini. I genitori possono favorire il cambiamento, ricordando, se ce ne fosse bisogno, che stare con i loro bambini 24 ore su 24 è un diritto che è stato riconosciuto ufficialmente. Un diritto delle mamme, dei papà e dei bambini che hanno tanto bisogno di loro.

Giorgia Cozza


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