Il genitore quasi perfetto è il migliore: quali sono le sue caratteristiche? – 1° PARTE

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“Se Riccioli d’oro ne avesse provati più d’uno, questo è quello che avrebbe scelto”.

 

Se essere genitori vuol dire prendersi cura del proprio bambino, allora il genitore migliore non è colui che fa troppo il genitore, né tantomeno quello che lo fa troppo poco, bensì quello che ha cura del proprio figlio nella giusta misura. È il genitore che Riccioli d’oro avrebbe scelto se ne avesse provati tre diversi insieme ai tre tipi di tazze di porridge, sedie e letti. È quello che la maggior parte dei bambini sceglierebbe se potesse farlo.

Ho da poco letto per la prima volta Un genitore quasi perfetto di Bruno Bettelhaim, la cui prima edizione risale al 1987. Concordo con la maggior parte di quanto è scritto nel libro, anche se non con tutto – troppo psicoanalitico per i miei gusti, e nel quale credo si sottostimino, in certo modo, le capacità di ragionamento dei bambini.

Il concetto di un genitore che sia bravo in misura sufficiente venne a Bettelheim dagli scritti del pediatra e psicoanalista inglese Donald Winnicott, sebbene Winnicott si riferisse solo alle madri e il suo termine fosse “una madre sufficientemente buona”. Bettelheim non solo generalizza il concetto per includere entrambi i sessi, ma lo semplifica per renderlo accessibile alle persone comuni come me.

Questo post si ispira al suo libro e le idee che seguono ricalcano le sue, pur se non proprio alla lettera. Sono le idee di Bettelheim così come io le ho interpretate; per come la vedo io, e anche per come in gran parte la vedeva lui,

I genitori quasi perfetti hanno le seguenti caratteristiche:

– Un genitore sufficientemente buono non cerca a tutti i costi di essere perfetto e non pretende la perfezione dai figli.

 

Nella prefazione al suo libro, Bettelheim scrive: “per poter crescere bene un figlio non si dovrebbe tentare di essere genitori perfetti, così come non bisognerebbe aspettarsi dai figli che siano o diventino individui perfetti. La perfezione non è alla portata dei comuni esseri umani; gli sforzi per conquistarla di solito interferiscono con quella reazione indulgente all’imperfezione altrui, inclusa quella dei nostri figli, che da sola rende possibile la buona riuscita delle relazioni umane.

Uno dei problemi dell’aspettativa di perfezione è che ogni difetto, inclusi quelli per cui non c’è nulla da fare, viene amplificato. Se fabbricate macchinari o complementi d’arredo, allora la ricerca della perfezione potrebbe essere una buona cosa, infatti le imperfezioni delle macchine o dei mobili possono essere corrette; ma sforzarsi di essere un genitore perfetto non è un bene perché le imperfezioni sono inevitabili negli esseri umani, fanno parte dell’umana condizione. In realtà, è assai arduo immaginare a cosa possa somigliare la perfezione in un essere umano.

Credere che la perfezione, o anche solo qualcosa che le somigli, sia possibile in ambito genitoriale, non fa che promuovere una tendenza al biasimo. Il ragionamento del perfezionista è il seguente: se ci sono dei problemi, allora dev’esserci una colpa. I genitori che aspirano alla perfezione biasimano se stessi, o il coniuge, o i figli se non tutto va come dovrebbe. Il biasimo non è mai d’aiuto, è semmai la rovina di ogni famiglia nella quale si insinua. A proposito di questo, verso la fine del libro Bettelheim scrive:”l’errata convinzione moderna è che i problemi non dovrebbero presentarsi, e se ciò accade è colpa di qualcuno; questo causa una tremenda infelicità in seno alla famiglia, e aggrava le difficoltà iniziali, talvolta mettendo a repentaglio persino la validità stessa della famiglia e del matrimonio… Un antico proverbio cinese dice che nessuna famiglia può appendere alla porta il cartello ‘Qui non ci sono problemi’”.

 

  I genitori quasi perfetti, o meglio sufficientemente buoni, non si preoccupano troppo delle proprie imperfezioni. Cercano in tutti i modi di fare le cose elencate di seguito ma riconoscono che non sempre potrebbero riuscire appieno come desiderano, e sanno perdonarsi. Un genitore che sia bravo a sufficienza riconosce che persino l’amore non è mai perfetto; quantomeno è mutevole. Per usare le parole di Bettelheim: ”Pochi sono gli amori del tutto privi di ambivalenze…non solo l’amore per i nostri figli è venato talvolta di fastidio, scoramento e disappunto, ma lo stesso vale per l’amore che i nostri figli provano per noi.”

Il genitore sufficientemente buono lo accetta come parte della condizione umana e comprende che la natura ha fornito i bambini di una certa resilienza. Se non fosse vero, non saremmo sopravvissuti come specie. A meno che i genitori non commettano errori molto gravi (e talvolta persino in questi casi), i bambini vengono su bene, saranno perciò quasi perfetti.

Di Peter Gray

Tradotto da Michela Orazzini

Tratto da Psychologytoday



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