Peter Gray: le caratteristiche del genitore migliore, cioè quello “quasi perfetto” – 3° PARTE

[Questo lungo articolo è stato diviso in tre parti. Questa è la 3° PARTE. Se vuoi leggere la 1° PARTE clicca QUI. Se vuoi leggere la 2° PARTE clicca QUI]

I genitori quasi perfetti hanno le seguenti caratteristiche:

– Un genitore sufficientemente buono offre ai propri figli l’aiuto che desiderano e di cui hanno bisogno, ma non più di quello.

È perlopiù una mia osservazione, ma credo che Bettelheim non sarebbe stato in disaccordo. I bambini vengono al mondo programmati dalla natura per fare da soli tutto quanto possono; è in questo modo che procedono senza soluzione di continuità verso l’età adulta. Un genitore sufficientemente buono lo capisce d’intuito e concede ai figli la libertà di correre dei rischi e fare da soli quello che possono. Permette loro di commettere errori e fallire perché sa che gli errori e i fallimenti sono la componente inevitabile dell’apprendimento. Se offre il suo aiuto, lo fa sostenendo e integrando gli sforzi stessi del bambino, anziché sostituendosi a lui. L’obiettivo è rendere il bambino capace di fare sempre più per proprio conto, di agevolare il desiderio di indipendenza e non di interferire con esso.

Gli strumenti principali del genitore sufficientemente buono sono la riflessione consapevole, la maturità e l’empatia.

I genitori quasi perfetti non seguono ciecamente i consigli degli “esperti” o delle ultime mode in fatto di educazione, né si preoccupano troppo del giudizio degli altri. Preferiscono magari confidarsi con amici e parenti che conoscono bene loro e i figli, anziché con esperti che non li hanno mai visti prima. Hanno il proposito di aiutare il bambino a raggiungere ciò che desidera e di cui ha bisogno, ma non per provare al mondo che sono genitori fantastici o per mettersi al riparo dalle critiche. Per sapere come sostenere al meglio un figlio, si sforzano di capirlo, e gli strumenti migliori per farlo sono la riflessione consapevole, la maturità (che implica la pazienza) e l’empatia.

Abbiamo già sottolineato come la relazione genitore-figlio sia per certi versi paritaria e per altri no. Il genitore ne sa di più, è più in grado di risolvere le cose, più maturo. I bambini, che già si sentono insicuri, si sentirebbero ancora più insicuri se vedessero che i genitori non sono più competenti di loro nel gestire i problemi della vita. La maturità è importante. Un genitore sufficientemente buono sa che deve essere lui ad andare incontro al figlio perché la loro relazione funzioni; è compito del genitore essere comprensivo, non deve per forza dirsi lo stesso del figlio. Tutti i genitori un tempo sono stati figli e ricordare la propria infanzia può essere d’aiuto alla comprensione; i figli, invece, non sono mai stati genitori.

Ecco le parole di Bettelheim:”I ricordi della nostra infanzia ci renderanno pazienti e comprensivi; e quando capiremo che nonostante la sua ostinazione nostro figlio ora soffre proprio come noi soffrivamo un tempo, il nostro amore per lui, nel quale riconosciamo adesso tanto del nostro antico io, riaffiorerà spontaneamente… I genitori sufficientemente buoni si sforzeranno di valutare e reagire agli eventi sia dalla loro prospettiva adulta, sia da quella molto diversa del bambino, e fonderanno le loro azioni su una ragionevole integrazione delle due, accettando al contempo che il bambino, a causa della sua immaturità, possa comprendere gli eventi solo dal suo punto di vista…

Così, il genitore sufficientemente buono, oltre a convincersi che qualsiasi cosa faccia suo figlio la fa perché sul momento è ciò che ritiene sia la cosa migliore da fare, si domanderà anche:”Cosa mai potrebbe indurmi a comportarmi nel modo in cui ora si sta comportando mio figlio? E se fossi costretto a comportarmi così, cosa potrebbe aiutarmi a sentirmi meglio?

Non credo che Bettelheim abbia del tutto ragione quando afferma che i bambini possono capire le cose solo dal loro punto di vista; ho visto bambini anche piccoli che sembravano avere conoscenze notevoli sul funzionamento della mente dei loro genitori. Ma certo concordo con lui che la comprensione del punto di vista dell’altro è soprattutto una responsabilità del genitore.

L’empatia è la chiave per ogni relazione di successo, e un genitore sufficientemente buono sa che deve dare l’esempio perché è più facile per lui penetrare la mente del bambino che non il contrario. Di nuovo, ecco cosa ne pensa Bettelheim:”l’empatia, tanto importante per la comprensione del bambino da parte dell’adulto, richiede che si consideri l’altro come un proprio pari non rispetto alla conoscenza, all’intelligenza o all’esperienza, e tantomeno alla maturità, ma in relazione ai sentimenti che muovono ciascuno di noi.” la comprensione dei sentimenti del bambino da parte del genitore, e il rispetto che ha per essi, rappresentano il primo passo per essere d’aiuto.

– Un genitore sufficientemente buono ha fiducia che la sua genitorialità non proprio perfetta sia buona a sufficienza.

I genitori che hanno fiducia in se stessi saranno più calmi e pazienti, meno ansiosi, e di conseguenza, a differenza dei genitori titubanti e insicuri, saranno per i figli una grande fonte di sicurezza. Bettelheim afferma:”la sicurezza ancora incerta del bambino dipende, come lui ben sa, non certo dalla capacità che ha di proteggere se stesso, bensì dalla benevolenza altrui. È presa in prestito dalla sicurezza del genitore…essere dei genitori sufficientemente buoni, pertanto, richiede che noi stessi si sia convinti di esserlo.

Verso la fine del libro, Bettelheim aggiunge:” Per quanto imperfetti, siamo però dei genitori davvero soddisfacenti se per la maggior parte del tempo amiamo i nostri figli e facciamo del nostro meglio per trattarli con rispetto e considerazione. Questa sapienza, o verità, può proteggerci contro la follia di immaginare che ogni comportamento di nostro figlio abbia esclusivo riflesso sulla nostra genitorialità. Gran parte di ciò che un bambino fa ha soprattutto a che fare con se stesso, e solo in via indiretta o marginale con noi e con le nostre azioni.” Quest’ultimo punto riguarda il valore dell’umiltà. Un genitore sufficientemente buono riconosce che l’universo del figlio non ruota attorno al genitore. Le azioni dei nostri figli non hanno come motivazione principale il desiderio di piacerci o di ferirci, ma sono mosse da ragioni che hanno a che fare con i loro tentativi di trovare il proprio posto nel mondo. Se siamo genitori abbastanza buoni non ci prenderemo troppo il merito, né la colpa, dei loro comportamenti; ci concentreremo invece sul capire e aiutare come e dove sia necessario.

Di Peter Gray

Tradotto da Michela Orazzini

Tratto da Psychologytoday


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