Educazione dei bambini: amare senza se e senza ma

Quello dell’educazione di un figlio è un aspetto fondamentale e decisamente spinoso per i genitori di oggi, sempre in lotta tra il retaggio di modelli appresi durante l’infanzia e in vigore nel passato e un presente molto cambiato che pone nuove prospettive e nuovi interrogativi.

L’educazione dei bambini si fa spesso coincidere con connotazioni di tipo morale: un bambino “educato” è un bambino “buono”: obbediente, tranquillo, a modo. Un bambino, al contrario, “maleducato” è “cattivo”: capriccioso, rumoroso, richiedente. Su questo modello, l’educazione infantile – per tradizione – ha seguito principi e propugnato l’adozione di una disciplina volti non tanto a comprendere la natura, i bisogni e le modalità di espressione dei bambini, bensì a modellare tale natura, tali bisogni e tali modalità su aspettative e a parametri comportamentali prettamente adulti.

In questo senso educare un bambino significa impartire direttive secondo codici comportamentali prestabiliti e da non mettere in discussione, per cui se il piccolo vi si attiene docilmente è degno della stima, dell’apprezzamento e – peggio – del bene del genitore, o dell’adulto. Al contrario, se tali principi (o meglio sarebbe parlare di aspettative) vengono infranti, il bambino è oggetto giustificato di biasimo e rimprovero, oltre che apparentemente e momentaneamente privato del bene dei genitori.

L’educazione dei bambini improntata a logiche di questo tipo sostiene una disciplina basata sul principio dei premi e delle punizioni, del rinforzo positivo e dei castighi: il bambino obbediente, che ascolta le “direttive” seguendole senza fare storie (o che è bravo a scuola o in altre attività reputate importanti, quali lo sport) viene premiato e incentivato con piccoli doni o complimenti; il bimbo, invece, che non asseconda di buon grado quanto gli viene detto (o meglio imposto) riceve il rimprovero del genitore, a volte viene allontanato, spesso denigrato verbalmente attraverso veri e propri insulti.

educazione bambiniChe cosa può produrre un tipo di educazione del genere? Bambini e – in seguito – adulti di certo docili e obbedienti, ma altrettanto sicuramente insicuri, ansiosi, sfiduciati.

L’educazione dei bambini non dovrebbe mai esulare dal rispetto della natura dei piccoli, dall’ascolto paziente, dall’accoglienza incondizionata della natura, dei bisogni e delle manifestazioni (anche meno rassicuranti) dei nostri figli. Assecondare i bisogni e la natura di un bambino non significa affatto lasciarlo libero di fare quello che vuole, o crescerlo senza freni e senza limiti. Tuttavia è importante che un bimbo molto piccolo si senta sempre accettato e amato anche quando il suo atteggiamento non è consono a quanto stabilito dalle regole della “buona educazione”, oppure dal codice comportamentale adottato dalla società, o dalle generali aspettative della famiglia o degli adulti.

Un figlio sarà più in grado di introiettare determinati codici se accompagnato amorevolmente dal genitore o dagli adulti di riferimento, piuttosto che rimproverato, vessato, biasimato o costretto.
L’educazione dei bambini deve sempre partire dall’amore, incondizionato, così come ogni disciplina dal rispetto dell’individuo, della sua natura e dei suoi bisogni.


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