Maria Montessori e l’autosvezzamento: aiutami a fare da solo!

Maria Montessori ci dice parlando attraverso i bambini: aiutami a fare da solo” e aggiunge: “ogni aiuto inutile è un ostacolo allo sviluppo”.

Montessori ci parla anche di “Mente assorbente”, concetto che esprime il legame tra le diverse funzioni della mente: attività̀ cognitive, emozionali, affettive che, pur con le loro specificità̀ funzionali e cerebrali, danno luogo a processi mentali e comportamenti complessi.

I neuroni specchio dell’uomo, che secondo le neuroscienze non solo gli permettono di afferrare il significato dei comportamenti agiti da chi gli sta di fronte, le sue intenzioni ed emozioni, ma anche di anticiparli attraverso una sorta di ‘empatia’ neuronale, potrebbero essere gli ‘operatori’ delle attività̀ della “mente assorbente”, strettamente collegata con l’attività sensoriale del bambino.

Secondo Laura Franceschini e Nella Norcia del Centro Nascita Montessori:

La recente scoperta dei neuroni specchio evidenzia che la specifica funzione di questi non è l’imitazione ma la comprensione delle finalità delle azioni dell’altro, cioè delle sue intenzioni e che l’attivazione della comprensione è corporea e non razionale. Alcuni studi elettroencefalografici dei bambini di 4/6 mesi evidenziano un aumento dell’attività celebrale sia quando il piccolo manipola un oggetto sia quando lo vede manipolare. Per M. Montessori le prime forme cognitive si generano dall’esperienza sensoriale con il formarsi della mente assorbente. Per le neuroscienze l’organizzazione neuronale del cervello che agisce si trasforma in cervello che conosce”.

Ho sempre pensato che, fino a quando la Pediatria e la Puericoltura non sono entrate prepotenti e autoritarie a dire ai bambini e ai genitori quando iniziare lo svezzamento e con che cosa, la saggia esperienza delle famiglie tramandata di generazione in generazione indicava la giusta strada da seguire semplicemente osservando i segnali inviati dai bambini.

La contemporanea assunzione del latte di mamma all’inizio dello svezzamento ci rassicura nella non necessità di imporre al bambino quantità predefinite di cibo caratterizzate da un rispetto ossessivo del rapporto carboidrati, grassi, proteine e calorie.

Assolutamente in linea con le indicazioni dell’OMS/Unicef oggi si confrontano 2 modi di accompagnare lo svezzamento che non si contrappongono ma si completano:

  • Autosvezzamento o Alimentazione Complementare a Richiesta (ACR) divulgata in Italia dal 2001 dal Pediatra Piermarini
  • il Baby Led-Weaning (BLW) proposto qualche anno più tardi, nel Regno Unito, da Gill Rapley e Tracey Murkett.

L’ACR consiste nell’offrire dalla fine del VI mese il cibo della famiglia, adattato alle capacità masticatorie del bambino e dato preferibilmente con le posate.

Il BLW, invece, prevede l’uso praticamente esclusivo delle mani in una forma adatta alle capacità prensili del bambino (finger food = piccoli pezzi di verdure bollite o frutta a pezzi).

L’ACR si contrappone al rigido schema fisso e uguale per tutti imposto da decenni a tutti i genitori e bambini da una puericoltura ottusa ed autoritaria, mentre il BLW si contrappone all’altrettanto rigido “spoonfeeding”, che consiste nel nutrire i bambini imboccandoli con papponi frullati di verdure, cereali, frutta, grassi e cibi proteici.

Il Neurologo Mario Castagnini ci dice che: “… solo verso il VI mese la prensione da ulnare (con il polso deviato dal lato del mignolo) diventa radiale (con il polso deviato verso il pollice, come quello degli adulti).

Quando il bambino raggiunge la prensione radiale sarà capace di riconoscere gli oggetti presi, di spostare gli oggetti da una mano all’altra, di masticare…”

Nei nidi del Centro Nascita Montessori proponiamo da molti anni uno stile che, riconoscendo totalmente le indicazioni dell’OMS/Unicef, pone una particolare attenzione nei modi e nei tempi dei bambini e la sua capacità di coordinare occhio-mano-bocca (ad esempio alle educatrici viene raccomandato di aspettare sempre che sia il bambino ad aprire la bocca per il boccone successivo e mai imporre ritmi troppo veloci).

COSA NON MANGIARE

Fatte queste premesse possiamo dire che il bambino può mangiare tutto (salvo gli zuccheri semplici, le bibite gassate i cibi industriali contenenti conservanti e coloranti, il sale in quantità eccessive) e che non c’è dal VI mese in poi alcuna necessità di utilizzare liofilizzati ed omogeneizzati nati e prodotti per anticipare l’inizio dello svezzamento al III – IV mese e per creare consumatori precoci di cibi industriali.

Con l’alimentazione complementare solida e semisolida il bambino inizierà a bere e, avendo già la competenza di chiudere le labbra sopra il margine della tazza o del cucchiaino, non avrà alcuna necessità di utilizzare il biberon.

QUANDO FINISCE LO SVEZZAMENTO

Abbiamo quindi visto che l’inizio dello svezzamento si colloca in un periodo compreso tra la fine del VI e l’VIII-IX mese, tenendo conto delle competenze anatomo funzionali, neurofunzionali e relazionali di ciascun bambino.

L’OMS/Unicef raccomandano di proseguire l’allattamento al seno fino a due anni ed oltre, se la mamma ed il bambino lo desiderano.

Questa affermazione fa spesso sobbalzare molti “esperti” di infanzia preoccupati che un allattamento così prolungato possa nuocere, specialmente sul piano psicologico al bambino rafforzando la dipendenza dalla mamma e rallentando il suo percorso verso l’autonomia.

Ho seguito e seguo moltissimi bambini che pur frequentando il Nido, dormendo a volte a casa dei nonni e avendo una vita sociale ricca ed autonoma, continuano a prendere latte materno quando ne hanno la possibilità e la voglia.

Bambini che si ammalano delle comuni e ricorrenti infiammazioni delle vie respiratorie e dell’apparato digerente, come ci confermano molte evidenze scientifiche e l’esperienza quotidiana dei genitori e dei pediatri, molto meno dei loro coetanei totalmente svezzati.

La Dott.ssa Katherine Dettwyler, PhD 
Professore Associato per l’Antropologia e la Nutrizione Texas A & M University,
 nell’articolo “A natural age of weaning” sostiene che tenendo conto di alcuni parametri:

  1. età comparsa molari definitivi
  2. rapporto durata gestazione/fine allattamento
  3. età in cui il cucciolo triplica il peso alla nascita
  4. età in cui il piccolo raggiunge 1/3 del peso definitivo dell’adulto
  5. età svezzamento e raggiungimento maturità sesssuale
  6. maturità sistema immunitario

e confrontando quelli dell’Homo Sapiens con quelli di 21 specie di primati, è arrivata alla conclusione che nella nostra specie il periodo più indicato per il definivo abbandono del seno si colloca tra i 2,5 anni ed i 7 anni.

Dott. Franco De Luca, pediatra e autore di “Bambini e (troppe) medicine

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