Settimana per l’Allattamento Materno, le parole di Giorgia Cozza a Torino

È in corso la Settimana mondiale dell’allattamento materno (SAM2016) e ieri a Torino si è aperta con un incontro in piazza Palazzo di Città. Presenti con banchetti e materiale di vario genere La Leche League, e altre associazioni di sostegno alle mamme. Sono intervenute anche figure di spicco e particolarmente note per l’impegno profuso negli anni a favore della pratica dell’allattamento.

Impossibile menzionarle tutte, o riportare le loro riflessioni, citare gli ultimi dati della ricerca scientifica, i profili economici, le ricadute sociali e sanitarie del’allattamento o della sua mancanza.

Vale la pena però fare un’eccezione: si tratta del commento finale di Giorgia Cozza che concludeva il suo intervento con una considerazione che ha impressionato tutti per la sua forza e per la sua terribile verità. Cosa ha detto dunque la nostra scrittrice?

Noi siamo qui oggi per festeggiare l’allattamento materno, siamo qui per dire chiaro e forte che possiamo allattare, che siamo in grado di farlo perché è perfettamente normale e fisiologico. E questo va bene ed è un’ottima cosa, ma ci rendiamo conto di cosa è successo? Siamo arrivati a questo punto? Allattare è altrettanto normale e fisiologico che camminare, per esempio. Non c’è dubbio che vi siano persone impossibilitate a farlo, per ragioni serie, ad esempio perché sono paralizzate alle gambe, e per loro vi sono degli strumenti in qualche misura sostitutivi, come le sedie a rotelle. Ma insomma, tutti gli altri possono camminare e infatti camminano. Immaginiamo di vederci tutti insieme e dirci che possiamo fare a meno delle sedie a rotelle, che non ha senso usare le stampelle, che camminare con le proprie gambe, quando sono sane, è anche molto piacevole oltre che salutare. Una situazione grottesca, non vi pare? Quando aspettiamo un figlio non ci sembrerebbe normale che qualcuno ci dicesse “speriamo che tuo figlio possa camminare”. Certo, tutto può succedere nella vita, ma insomma è fisiologico ragionare in termini di normalità e quindi non si dice “Speriamo che tuo figlio possa udire” oppure “speriamo che tuo figlio possa usare le mani”. Allora perché ci sentiamo dire speriamo che tu possa allattare? E allora ben vengano queste giornate di sensibilizzazione e di festa, ma auguriamoci che in futuro non ce ne sia più bisogno. Saremo allora tornati alla normalità!

Anita Molino


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