Svezzamento dei bambini: assolutamente solo latte fino al 6° mese

Nonostante da più di dieci anni l’OMS, UNICEF e la Commissione Europea(*) abbiano ormai fissato nel 6° mese di vita compiuto l’età al di sotto della quale non si deve assolutamente introdurre alimenti solidi e semisolidi nella dieta dei lattanti che, fino a quell’età devono assumere esclusivamente latte materno, e che queste raccomandazioni sono state fatte proprie anche dalla Società Italiana di Pediatria e dalla Società italiana di Neonatologia, ancora oggi in Italia molti bambini iniziano ad essere svezzati addirittura al 3-4 mese di vita.

Quali sono le ragioni di questa realtà?

Difficoltà da parte di alcuni Pediatri di accettare i cambiamenti, anche se indicati da fonti autorevolissime? Pigrizia culturale? Aggiornamento guidato e pilotato dall’Industria degli alimenti per l’infanzia? Alcuni Pediatri ritengono di essere gli unici depositari “della scienza dell’alimentazione della prima infanzia” e che quello che hanno imparato nelle scuole di specializzazione negli ultimi 30 anni sia una sorta di legge assoluta e non modificabile come quella che Mosè ricevette sul Monte Sinai. Una legge da trasmettere ai genitori considerati dei primitivi da educare e civilizzare.

Come l’allattamento al seno ed il parto anche lo svezzamento è stato a lungo incarcerato in quel processo di medicalizzazione che ha reso la gestione di questi processi fisiologici uguale a quella dei processi patologici.

Prescrizioni rigide e standardizzate uguali per tutti i bambini espropriano di fatto i genitori da competenze che per secoli, ed ancora oggi in molte culture tradizionali, sono appartenute solo a loro. Per tale ragione ancora oggi l’inizio dello svezzamento del proprio bambino, specialmente se da subito non mangia tutta la quantità di pappa indicata dal pediatra, viene vissuto da molti genitori con ansia e spesso con frustrazione.

Il passaggio da una alimentazione esclusivamente a base di latte ad una che comprende anche cibi solidi è una tappa fondamentale nello sviluppo naturale del bambino. Quando al bambino cominciano ad essere offerti, rispettando i suoi segnali di interesse, cibi diversi dal latte, non sta subendo una punizione, non perde il vezzo/piacere del seno, ma prosegue un fantastico viaggio di scoperta ed esplorazione iniziato mesi prima con il latte materno e addirittura con il sapore del liquido amniotico.

Ogni bambino ha il suo tempo, che deve essere riconosciuto ed accolto tenendo conto delle progressive acquisizioni di competenze.

Più che di ricette standardizzate i genitori devono essere aiutati nell’imparare a riconoscere il raggiungimento dei nuovi livelli raggiunti sui piani:

  • anatomo funzionale (possibilità di masticazione e di scelta sulla direzione del cibo, dentizione, movimenti di masticazione, chiusura delle labbra sopra il margine della tazza o del cucchiaino)
  • neuro funzionale (possibilità di spingere fuori della bocca o in faringe il cibo solido, perdita del riflesso unidirezionale di estrusione dei solidi)
  • relazionale (la capacità di imitare l’altro)

Solo quando il bambino ha raggiunto tali capacità spesso anche dopo il VI mese compiuto si potrà iniziare a proporgli cibi semisolidi e solidi diversi dal latte materno.

(*) i documenti di riferimento sono: “Strategia globale per l’alimentazione dei neonati e dei bambini” e”Alimentazione dei lattanti e dei bambini fino a tre anni: raccomandazioni standard per l’Unione Europea

QUESTO ARTICOLO PROSEGUE QUI: “Maria Montessori e l’autosvezzamento”

Dott. Franco De Luca, pediatra e autore di Bambini e (troppe) medicine


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