Allattamento a intervalli stabiliti, una dannosa abitudine

Allora, cosa suggeriremmo a una mamma che non sembra proprio riuscire ad accorciare lo spazio di tempo fra le poppate, come invece accade alle amiche?

Prima di tutto, congratuliamoci con lei per aver risposto ai segnali del proprio bambino. Grazie al cielo, sapeva di non dover imporre una routine prestabilita nei primi mesi e perciò la sua produzione di latte è ora al massimo delle sue capacità. Verifichiamo che l’allattamento proceda al meglio dagli altri punti di vista: che le poppate siano piacevoli, che il bimbo dimostri un periodo di soddisfazione dopo la poppata (anche se solo per un’ora o anche meno, anziché tre!), che l’aumento di peso sia buono, il sonno tranquillo e la posizione e l’attacco efficienti. Se tutto questo è vero, e l’unica preoccupazione è il non riuscire a raggiungere un numero “magico” di minuti di intervallo fra le poppate, non resta che assicurarci che la mamma impari il più possibile su come avviene la produzione del latte. Forse è una mamma con un seno che ha capacità di stoccaggio  minime e perciò dovrà allattare più spesso nelle 24 ore per massimizzare la quantità di latte che il piccolo riceve, su questo c’è ben poco da fare. Molto si può fare, invece, per sostenere, accettare, cambiare atteggiamento.

L’ideale, per garantire almeno sei mesi circa di benefici derivanti dall’allattamento esclusivo, è offrire, in questo lasso di tempo, tutto il sostegno di cui una mamma ha bisogno quando si tratta di allattare fuori casa – magari imparando a usare una fascia o sperimentando posizioni diverse in luoghi diversi. Forse di notte si sveglierà più spesso rispetto alla sua amica che ha gli intervalli più lunghi, anche se è possibile aspettarsi che durante la notte gli intervalli siano si allunghino e consentano un riposo maggiore. Potrebbe esserle di aiuto un sostegno sulle pratiche sicure di condivisione del sonno con il suo bambino.

È in fondo solo questione di mesi, i ritmi cambiano di continuo e lo faranno anche dopo l’introduzione dei cibi solidi. È sorprendente quello che si riesce a fare se si deve tener duro solo per pochi mesi. In frigorifero abbiamo sottaceti ben più vecchi di qualche mese e per casa ci saranno spazzolini da denti che sono in giro più o meno da così tanto; per l’ordine di misura di una vita adulta, è un batter di ciglia.

Quello che non aiuta certo le madri è il messaggio implacabile che basta far aspettare il bambino un pochino di più, che se lo lasciano piangere 15 minuti, per magia ci sarà più latte e la vita cambierà. Il che non è affatto quello che la scienza dice sia vero per tutte le donne.

L’allattamento, poi, non può certo ridursi solo a una questione di produzione del latte. Alcuni ritengono che un bambino si attacchi al seno soprattutto per il latte, ma non ho incontrato un solo genitore che la pensasse così. Proprio come non contiamo i sorsi d’acqua, i biscotti e gli spuntini, così non stiamo a segnare ogni volta che un familiare ci sorride con calore, vuole comunicare con noi, cerca il nostro conforto, ci abbraccia, controlla che tutto vada bene, ci fa sentire protetti. Nessuna app sul nostro smartphone potrà mai misurare tutta la complessità della relazione con nostro figlio e tutte le cose che un allattamento sollecito può fare; sarebbe come cercare di misurare e conteggiare l’amore; scarichereste solo la batteria del cellulare e potreste perdervi alcuni dei momenti più magici destinati a non tornare mai più.

Parlo per averlo vissuto in prima persona. I miei bambini, quando avevano meno di sei mesi, non hanno mai fatto intervalli che superassero le due ore di giorno e poco più durante la notte. A tre mesi allattavo ogni 90 minuti o giù di lì, è così che ho imparato ad allattare con il bimbo in fascia, ho frequentato gruppi e luoghi in cui non sarei stata oggetto di critiche e ho invitato le persone a casa mia. Mi sono informata sulle pratiche di condivisione del sonno che, ormai so senza ombra di dubbio, mi hanno davvero salvato la vita. E, grazie al cielo, non ho mai pensato che ci fosse qualcosa di “sbagliato”. Ho avuto fiducia nel mio corpo e nel mio bambino, e abbiamo lavorato come una bella squadra. Me ne stavo seduta sul divano e allattavo abbastanza di frequente, mi godevo le serie tv e gli spuntini più o meno salutari, e andava bene così. Non è stato per molto tempo, ma i benefici di un allattamento esclusivo invece lo saranno.

Perché mai un orologio dovrebbe dirmi come fare la mamma? Preferisco farmi ispirare dal mio bambino!

Tradotto da Michela Orazzini, curatrice della rubrica Tradotti per voi

Di Emma Pickett IBCLC, tratto da EmmaPickettBreasfeedingSupport.com

FINE PARTE 3 (DI 3)

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Fonti:

Anatomy of the lactating human breast redefined with ultrasound imaging. DT Ramsay, JC Kent, RA Hartmann, and PE Hartman. 2005.

The magic number and long-term milk production. Nancy Mohrbacher IBCLC

Studies on Human Lactation: Development of the computerized breast measurement system. D.B Cox, R.A Owens, Peter E. Hartmann


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