L’importanza delle fiabe nella crescita interiore dei bambini

“Il compito più importante dei genitori è quello di aiutare i propri figli a trovare un significato alla vita”, così scriveva lo psicanalista austriaco Bruno Bettelheim, “per arrivare a questo sono necessarie molte esperienze di crescita”.

Il bambino ha bisogno di acquisire la capacità di comprendere se stesso in questo complesso mondo con cui deve venire a patti e trova questo significato attraverso le fiabe.

Queste parlano simultaneamente a tutti i livelli della personalità umana, comunicando in modo tale da raggiungere sia la mente del bambino ancora immatura sia quella più matura dell’adulto.

Le storie raccontate attraverso le fiabe si occupano di problemi umani universali, soprattutto di quelli che preoccupano la mente del bambino.

Le fiabe popolari parlano delle pressioni interiori percepite dal bambino in modo che incosciamente possa comprendere le proprie emozioni e riesca a trovare da solo delle soluzioni alle proprie paure.

Esse aiutano a risolvere i problemi psicologici del processo di crescita quali dipendenze infantili, ansia da separazione, gelosia verso i fratelli, rabbia.

Le fiabe insegnano al bambino che è normale che la vita presenti degli ostacoli, solo chi affronta le difficoltà in modo coraggioso ne uscirà vittorioso. L’insegnamento delle fiabe non è la morale ma la fiducia nel poter riuscire.

La fiaba de I Tre porcellini insegna al bambino che non deve essere pigro e che l’intelligenza e il lavoro vincono su tutto, anche sul lupo!

Molte storie cominciano con la morte di un genitore, in queste fiabe la morte di una madre o di un padre, raffigurati spesso come il Re o la Regina, crea ai personaggi narrati i problemi più angosciosi così come li crea nella vita reale.

È caratteristico delle fiabe esprimere un dilemma esistenziale in modo chiaro e conciso, questo permette al bambino di afferrare il problema nella sua forma più essenziale, mentre una trama più complessa gli renderebbe le cose confuse.

La fiaba semplifica le situazioni come i personaggi anch’essi nettamente tratteggiati, il bene e il male convivono come nella realtà. Il bambino si identifica nell’eroe e in tutte le sue lotte, la condizione del protagonista esercita un forte richiamo positivo e il bambino proietta tutto se stesso in un singolo personaggio.

I conflitti interiori, tipici dell’età infantile (ansia da separazione, paura del buio, paura del lupo), sono presi molto sul serio dalle fiabe e offrono al bambino soluzioni in base al proprio livello intellettivo.

In Cappuccetto Rosso la figura della nonna materna può essere intesa dal bambino sia come figura amorevole e gentile che come un lupo minaccioso quando essa gli nega qualcosa che lui vuole.

È una fase importante per i bambini scindere l’immagine dei loro genitori (es. la madre amorevole e la matrigna) o dei nonni sia negli aspetti benevoli che in quelli minacciosi. La paura di essere divorati è il tema centrale di Cappuccetto Rosso come lo è in Hansel e Gretel, in entrambe la casa nel bosco e la casa dei genitori sono nello stesso posto; nella sua casa Cappuccetto Rosso si sente protetta e spensierata, mentre a casa della nonna ha paura ed è in balia del lupo cattivo. Hansel e Gretel invece sono spinti nel mondo e devono imparare a cavarsela da soli!

Le fiabe trattano i problemi basilari della vita volti al superamento delle difficoltà e alla conquista della maturità, il ciclo più famoso è quello di Jack, in Jack e il fagiolo magico, il bambino diventa ragazzo, c’è la fine dell’infanzia e incomincia l’autoaffermazione di se stesso nel mondo anche andando contro i genitori (nella fiaba Jack si scontra con la madre).

Le storie raccontate prima di andare a letto assumono le vesti di un rituale, accoccolati vicino ad un genitore i bambini sognano ad occhi aperti e imparano ad avere fiducia in se stessi e nelle proprie capacità e si ricorderanno anche da adulti quando mamma e papà gli leggevano da piccoli le loro fiabe preferite.

Irene De Luca, blogger www.ilcarodolce.com


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