Allattamento al seno: i benefici per mamma e bambino

“Ma questo bimbo non dovrebbe voler succhiare di nuovo, ha appena mangiato, com’è possibile che abbia di nuovo fame?”
“Mangia o dorme?”
“Rispetta gli orari delle poppate?”
“Ma ha preso il tuo seno come un ciuccio?”

Quante volte una mamma che allatta a richiesta se lo è chiesto o glielo hanno chiesto?

Forse è bene chiarire che l’allattamento non è solo un modo per nutrire un bambino, ma instaurare una relazione e molto altro ancora. Non si tratta semplicemente di offrire del latte ma di creare un legame.

Tutto ha inizio dal neonato che necessita immediatamente di instaurare una relazione con la mamma durante l’esperienza della nutrizione attraverso il contatto con la sua pelle, il suo calore, il suo odore e il suono della sua voce, esperienze che cominciano a dare un senso alla vita del bambino. Tanto più questo contatto si verifica in modo armonioso, lontano da situazioni caotiche e stressanti, tanto più il piccolo riceverà sensazioni di un mondo esterno che vale la pena di essere esplorato e vissuto. In una buona relazione di allattamento la mamma impara a cogliere, anche inconsapevolmente, i segnali del proprio bimbo, il tono muscolare, il tipo di respirazione, il livello di vigilanza, il calore del corpo, l’afflusso di sangue, e, a sua volta, il bimbo può fare esperienza della realtà e del mondo che, nei primi giorni di vita, sono la madre stessa.

Da questo punto di vista è l’istinto ad aiutare la coppia madre-bambino, poiché il neonato ha iscritto nel suo patrimonio genetico il riflesso di suzione.

La suzione, infatti, è un bisogno naturale, il primo istinto di sopravvivenza, un movimento istintivo e ritmato, geneticamente determinato. La storia della suzione inizia, per ogni essere umano, dentro il pancione della mamma a partire dalla quindicesima settimana di gravidanza e raggiunge la sua massima funzionalità dopo la nascita trasformandosi da semplice riflesso, legato all’esercizio del poppare, in un comportamento complesso, carico di valenze affettive. Le abitudini e i bisogni di suzione dei bambini hanno diverse origini. Mentre alcuni bambini soddisfano questi bisogni principalmente durante le poppate, altri possono aver bisogno di succhiare ancora il seno subito dopo una poppata anche se non hanno realmente fame.

Quali possono essere altri bisogni di suzione oltre la fame e la sete?

L’allattamento al seno nutre e disseta il bambino, trasmettendogli anche fattori immunitari, che il bambino potrebbe ricercare quando è ammalato, momento in cui potrebbe chiedere molto spesso di essere allattato. Inoltre, il processo di allattamento regola la temperatura del bambino e il battito cardiaco, abbassa la pressione del sangue e lo fa addormentare. Poi ci sono molti altri importanti fattori sociali ed emotivi che avvengono durante questo contatto. Dal punto di vista psicologico, infatti, succhiare rappresenta per ogni bambino un vero e proprio piacere, poiché ricorda la sensazione di benessere provata dall’unione con la madre. Si tratta di un atto fondamentale, profondamente gratificante e rassicurante. I bambini ne hanno così tanto bisogno che, se non trovano altro, ricercano strumenti alternativi (dito, copertina) volti a procurargli rassicurazione e sollievo. I bimbi possono poppare anche quando si sentono soli, spaventati o quando hanno male.

Allora la suzione non ha solo valenze nutritive?

Durante la suzione si possono riconoscere fasi “nutritive”, in cui lo scopo del neonato è proprio quello di ricevere latte come cibo e nutrimento, e fasi, altrettanto importanti e fisiologiche, in cui la suzione gli permette di raggiungere altri scopi.

Le fasi che abbiamo chiamato “nutritive” si riconoscono perché il ritmo suzione/deglutizione/respiro è di solito 1:1:1. Le deglutizioni sono udibili, visibili e frequenti, avvengono in concomitanza con il riflesso di emissione e la discesa di importanti quantità di liquido. Dopo un po’ di tempo possiamo osservare che il piccolo si ferma per riposare e il riflesso di emissione rallenta; generalmente non si stacca dal seno e inizia una suzione un po’ diversa: si avverte un leggero fremito al labbro, ci sono tante piccole veloci suzioni e poche deglutizioni. Il bimbo sta effettivamente succhiando poche gocce di latte, ma questo tipo di suzione ha effetti importanti sul comportamento, diminuisce lo stress e facilita la motilità intestinale. Si tratta di un “meccanismo di pacificazione”, capace determinare un miglioramento delle funzioni respiratorie e gastrointestinali e di ridurre il consumo di energia e di stress comportamentale, come il pianto e l’agitazione.

Assecondare il bisogno di succhiare del bambino è naturale e fisiologico perché agevola la produzione di latte e gli assicura tutto ciò di cui ha bisogno, non solo da un punto di vista nutritivo. Rispondere ai bisogni del bambino secondo le sue richieste non pone le basi per crescere figli viziati o che non sapranno mai regolarizzarsi, dubbi e perplessità che spesso sorgono in molti genitori. In realtà l’allattamento ad “orario”, che prevedere di nutrire il bambino ad orari rigidi e secondo tempi prestabiliti è una pratica che è stata adottata a partire dall’introduzione sul mercato del latte in polvere, per il quale si era reso necessario controllarne la quantità somministrata; questa modalità è stata poi trasferita anche alle poppate al seno, ma, in questo caso, il controllo non è necessario e non ha senso, perché è il bambino che sa ciò di cui ha bisogno.

Dobbiamo ricordarci che il neonato è una persona che ha delle necessità, come quelle di essere nutrito, accudito, consolato e amato. Quando è sazio il suo stomaco invia un messaggio al cervello e da solo smette di poppare. Se sente la necessità di ricercare il contatto con la madre, di essere rassicurato e consolato, sa come richiederlo. In queste funzioni, quindi, il bambino non è un contenitore passivo, tutt’altro, si tratta di esperienze che vive in modo attivo e che lo porteranno ad imparare ad ascoltarsi e a chiedere, con il proprio linguaggio, ciò di cui ha bisogno. Questo è possibile se viene lasciato libero di agire e assecondato nelle sue esigenze. Tale pratica ha una preziosa valenza educativa: il bambino reagisce agli stimoli, affina le modalità di interazione con l’altro, apprende a riconoscere i propri bisogni e ad assecondare i segnali del suo corpo. Possiamo affermare che in questo modo ha la possibilità di compiere i primi passi per la costruzione della sua autostima e della sua futura autonomia.

Dott.ssa Wilma Zonca
Psicologa perinatale
Psicoterapeuta
Socia fondatrice MA.MA
www.accudimentoneonatale.com

Se desidate approfondire questo argomento potete leggere:


Potrebbero interessarti anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di sicurezza * Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.