Travaglio: non solo una questione di ormoni!

Il travaglio insorge quando l’ipotalamo del feto, “dialogando” con il corpo della madre, manda segnali della sua maturità alla placenta e, attraverso stimoli ormonali che viaggiano nel liquido amniotico, induce la produzione ormonale materna.

Una volta che il bambino ha intrapreso questo dialogo, nel corpo della donna inizia un delicato equilibrio che coinvolge principalmente quattro ormoni: ossitocina, adrenalina, endorfine e prolattina.

  1. L’ossitocina è per eccellenza l’ormone dell’amore, della confidenza e dell’intimità. È responsabile dell’insorgere e dell’aumentare delle contrazioni fin dalla fase che precede il travaglio vero e proprio, in cui le contrazioni sono irregolari per durata, frequenza e intensità.
  2. L’adrenalina è l’ormone dell’eccitamento e viene prodotta in risposta allo stress e all’ansia. Ma se viene prodotta insieme all’ossitocina durante il picco della contrazione, aiuta a mantenere regolari e sempre più intense le contrazioni, garantendo l’avanzamento del travaglio.
  3. Le endorfine sono gli oppiacei naturali prodotti dal corpo materno in risposta al dolore e allo stress fisico che la donna subisce durante il travaglio. Alterano la percezione del tempo e dello spazio e hanno un forte effetto analgesico sullo stimolo delle contrazioni, diminuendone così la percezione dolorosa. Grazie a queste azioni le endorfine hanno un potente effetto dimenticante che fa sì che la mamma abbia ricordi confusi sugli aspetti faticosi del travaglio e che una volta finito, si possa concentrare esclusivamente sull’accudimento del nuovo nato.
  4. Le endorfine sono altresì responsabili della produzione della prolattina, principale ormone responsabile della sintesi del latte, di cui si verifica un picco nel sangue a parto avvenuto.

Questi ormoni vengono trasmessi anche al bambino e lo aiutano durante tutta la durata del travaglio, soprattutto nella fase espulsiva. Ossitocina e adrenalina gli danno energia affinché possa dare il suo contributo al parto con la discesa della testa, la sua rotazione e il suo avanzamento; le endorfine invece lo proteggono dalla fatica dovuta al passaggio nel canale vaginale e all’adattamento alla vita extrauterina.

L’azione combinata di questi ormoni genera, inoltre, un senso di benessere e favorisce il legame di interdipendenza tra mamma e bambino una volta nato, che è fondamentale per l’instaurarsi della loro relazione. Infatti appena il bambino nasce, nel suo corpo (come in quello materno) picchi di prolattina, ossitocina e endorfine fanno sì che ci sia quel colpo di fulmine e quell’amore a prima vista che va al di là dell’immaginario mentale che ha dominato le fantasie della donna durante gli ultimi mesi di gravidanza. La presenza e l’armonia di questi ormoni facilitano la mamma a prendersi cura, a nutrire ad accudire e a proteggere il proprio piccolo.

La danza che tali ormoni fanno durante questa fase delicatissima ci dimostra come la natura abbia pensato a tutto; purtroppo però si tratta di un equilibrio precario e delicato. Infatti, perché la produzione dell’uno o dell’altro ormone non sia eccessiva o scarsa, è necessario che l’ambiente che circonda la madre la faccia sentire a suo agio e sia libero da fonti di stress.

È indispensabile prima di tutto che la neomamma si senta accolta e sostenuta, per questo è importantissimo che al suo fianco, oltre all’ostetrica, ci sia una persona di fiducia che nella nostra società spesso è il partner.

Inoltre il “set” del travaglio e del parto dovrebbe rispettare alcune regole fondamentali per interferire il meno possibile con la produzione di ormoni e quindi per sostenere e promuovere il benessere materno e fetale. Alcune di queste regole sono:

1. la stanza dove la donna trascorre il tempo del travaglio non dovrebbe essere diversa da quella dove avverrà il parto per evitare un ulteriore adattamento nella delicata fase di passaggio tra la fase dilatante e quella espulsiva;

2. l’ambiente dovrebbe ricordare il più possibile quello domestico e meno possibile quello ospedaliero;

3. luci soffuse, ambiente caldo, pochi e ovattati rumori, musica che la partoriente apprezza (una musica che amiamo fa produrre ancora più endorfine al nostro corpo);

4. rispetto della privacy, poche persone nella stanza, che siano discrete e che interferiscano il meno possibile con la diade mamma-bambino;

5. buona comunicazione e condivisione delle scelte da effettuare durante il travaglio, la donna deve essere informata in modo efficace per qualsiasi aspetto che riguardi lei e il nascituro;

6. libertà di movimento e libertà di assumere le posizioni che più sono comode alla partoriente e non agli operatori sanitari.

Se queste regole vengono seguite il più possibile, se si rispettano i tempi della fisiologia senza incorrere in inutili medicalizzazioni, se la donna è consapevole della sua forza e delle potenzialità sue e del figlio, il lavoro ormonale di mamma e bambino darà i suoi frutti e la nascita della nuova famiglia sarà ricordata con positività da tutti i membri. Inoltre l’adattamento alla nuova vita a tre sarà più facile e istintivo con grandi benefici soprattutto per mamma e bambino.

Ostetrica Roberta Giovanelli, Socia Fondatrice MA.MA – www.accudimentoneonatale.com

 


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