Sonno dei bambini: sfatiamo i falsi miti

Il sonno è un’esigenza fisiologica, come mangiare e respirare, senza la quale non potremmo sopravvivere. Ed è un’esigenza fisiologica sia per gli adulti che per i bambini.

Eppure quante volte sentiamo ripetere “mio figlio non dorme”, oppure “il sonno di mio figlio è un vero problema”? Come mai, a differenza di quello degli adulti, il sonno dei bambini desta così tante preoccupazioni?

Forse la risposta risiede in una valutazione errata, secondo schemi e aspettative prettamente adulti, che non tiene conto della particolare fisiologia del sonno infantile. I frequenti risvegli notturni – che si ripetono fino all’età di circa 3-4 anni – altro non sono che il naturale risultato della struttura fisiologica del sonno del bambino, in cui le fasi REM (quelle in cui si sogna e il sonno è più leggero) sono preponderanti rispetto alle fasi non REM (o di sonno profondo).

È normale, quindi, che un bambino al di sotto dei tre anni si svegli di frequente, così come sarebbe naturale per lui trovare accanto a sé la madre che lo tranquillizzi offrendogli il seno. Dormire accanto al proprio bimbo favorirebbe un sonno più ristoratore per la madre stessa, che non dovrebbe rispondere ai richiami del piccolo alzandosi dal letto, cercando – con grande disagio e pazienza sempre più ridotta – di riaddormentarlo nel suo lettino!

Eppure il diffondersi di una cultura di accudimento a basso contatto, che raccomanda il distacco precoce tra madre e figlio per favorire l’autonomia di quest’ultimo ha osteggiato la pratica del sonno condiviso e dell’allattamento notturno, in nome di una ipotetica educazione al sonno autonomo nel bambino. Da qui metodi e pubblicazioni, privi di qualsiasi evidenza scientifica a suffragio della loro validità, per insegnare ai bambini a dormire da soli sin dalla più tenera età, per fare di loro adulti equilibrati e sereni, e a salvaguardia dell’intimità della coppia e del benessere dell’intera famiglia!

Bambino che dorme

Niente di più errato: i bambini non hanno bisogno di essere “educati” a dormire, poiché sono già dotati di questa capacità, esattamente come della competenza che li porta – intorno all’anno di vita – a camminare da soli e a parlare. I bambini hanno soltanto bisogno di essere accompagnati nella loro crescita verso l’acquisizione dei ritmi fisiologici di sonno/veglia, nel rispetto dei tempi personali di ognuno.

Quando accetteremo di valutare il sonno dei bambini secondo la sua natura, e di assecondare i reali bisogni di ogni cucciolo d’uomo di contatto e accudimento anche notturno (attraverso il sonno condiviso e l’allattamento materno) non sentiremo più pronunciare la solita frase “il mio bambino non mi dorme!”


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