Farmaci durante l’allattamento, quali sono sicuri?

Durante i lunghi ed emozionanti mesi di allattamento può capitare che una mamma abbia necessità di assumere qualche farmaco per curare una malattia (anche banalmente un raffreddore oppure la febbre) che altrimenti potrebbe renderla spossata, stanca e dolorante.

Il dubbio amletico che colpisce qualsiasi mamma è: “Sarà sicuro questo farmaco? Farà male al mio bambino?”. Purtroppo non sempre le mamme vengono informate sui rischi e sui benefici di un’eventuale terapia e quindi, per salvaguardare la salute del piccolo, si preferisce non assumere medicinali per annullare il rischio che il farmaco possa passare nel latte. L’effetto opposto di questa mal-informazione è quello di abbandonare l’allattamento perché si pensa che il farmaco possa nuocere alla salute del neonato.

È importante che tutte le mamme siano a conoscenza della possibilità di assumere alcuni farmaci in totale sicurezza, nel periodo gravidico e/o durante l’allattamento. Naturalmente non parliamo di tutti i farmaci: alcuni di questi risultano essere controindicati per gravi effetti collaterali sul neonato e quindi è importante limitare la trasmissione del farmaco tramite il latte (unico canale di trasmissione durante l’esogestazione).

Partiamo da una premessa più che fondamentale: Mamma, curarti è un tuo diritto e non è in conflitto con il diritto del tuo bambino di essere allattato. Quando una mamma è in salute, serena e piena di forze potrà accudire al meglio il proprio cucciolo. Perché rimandare le cure a dopo?

La seconda premessa è che non è raccomandato il fai-da-te: appunto perché siamo in un periodo delicato è necessario comunque prestare attenzione. (Il fai-da-te viene scoraggiato anche fuori dal periodo nascita). Sicuramente i foglietti illustrativi delle confezioni non aiutano: secondo i bugiardini, l’80% dei farmaci disponibili sul mercato italiano non possono essere assunti nel corso dell’allattamento, mentre solo il 2% dei farmaci risulta essere sicuro e quindi compatibile. Ma queste percentuali non corrispondono agli ultimi studi di farmacologia e tossicologia e chiaramente l’azienda farmaceutica si tutela rispetto ad eventuali responsabilità contro eventuali effetti avversi.

Un farmaco è giudicato compatibile con l’allattamento al seno quando gli effetti collaterali per il bambino sono poco probabili o, se presenti, comunque poco rilevanti. Eventuali effetti collaterali nel lattante dipendono ovviamente dal tipo di farmaco assunto, da come la madre e il neonato metabolizzano il principio attivo. La quantità di medicinale che passa nel latte dipende anche dalla tipologia di farmaco, dalla dose assunta e dalla durata della terapia. [2]

È opportuno sottolineare che non sempre la terapia assunta in gravidanza è compatibile anche dopo il parto: è consigliato sempre rivalutare il piano terapeutico con il medico curante.

Cosa fare quindi?

Nel caso in cui il farmaco venga prescritto dal medico curante è opportuno informarlo della vostra condizione (gravida oppure nutrice) in modo tale che il professionista possa valutare l’eventuale tossicità. Esiste un servizio gratuito a sostegno dei genitori (e anche degli operatori sanitari) che risponde a tutti i dubbi circa la tossicità di un farmaco, sia durante la gravidanza sia durante l’allattamento. Il servizio è offerto dal Centro Antiveleni dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo: contattando il numero verde 800-883300 (attivo 24h/24) lo specialista tossicologo saprà informare circa la compatibilità del principio attivo ed eventuali alternative.

Per ridurre la quantità di farmaco presente nel latte può essere utile assumerlo subito dopo la poppata, in quanto il picco ematico (il momento in cui il principio attivo raggiunge la maggiore biodisponibilità nel sangue) avviene tra 1 e 3 ore dall’assunzione orale. Se si prende il farmaco una volta al giorno, è consigliato farlo dopo il pasto che precede il riposo notturno. Solo se possibile, lasciare trascorrere un intervallo di 3-4 ore tra l’assunzione del medicinale e la poppata successiva. Dopo qualsiasi assunzione di un farmaco, anche se ritenuto compatibile, è bene osservare eventuali cambiamenti nel neonato e segnalarli tempestivamente al pediatra curante. [2]

Nel caso in cui il farmaco in questione risulti non compatibile con l’allattamento e non esistano alternative, affinché la produzione di latte sia garantita dopo la sospensione temporanea, è consigliato spremere il latte e buttarlo in modo tale che la stimolazione ghiandolare sia mantenuta. Qualora si venga a conoscenza in anticipo di questa particolare situazione, ci si può organizzare preparando una scorta di latte materno da somministrare durante il periodo di sospensione.

Sono pochi i casi in cui i farmaci pregiudicano la prosecuzione dell’allattamento; è fondamentale sapere che oggi, grazie a molti studi, è possibile rispondere ai bisogni del corpo materno (assumendo alcuni medicinali) e allo stesso tempo garantendo al neonato i benefici indiscussi dell’allattamento al seno. La cosa più importante, come sempre, è favorire la scelta informata e consapevole della mamma (e di pari passo del papà) affinché ogni decisione sia presa in un clima armonioso, senza dubbi o paure che potrebbero minare la serenità costruita.

Dott.ssa Antonella Schiavello, Ostetrica esperta in Fisiologia e Patologia dell’Allattamento, Socia Fondatrice MA.MA – www.accudimentoneonatale.com

[1] Farmaci nella donna che allatta al seno: un approccio senza pregiudizi. Ministero della Salute

[2] Per te e per me, mamma. Guida al corretto uso dei farmaci in gravidanza. AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco


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