Nanna in fascia: il sonno diurno a contatto

Immaginate di essere un neonato nel ventre materno.

È buio, vaghe sfumature di luce traspaiono dalle pareti circostanti, illuminando i vasi sanguigni della placenta che si aprono come rami e radici di un meraviglioso albero scuro.

Galleggiate, siete immersi in un liquido caldo e denso. Quando mamma è in movimento ondeggiate ritmicamente, ma anche ad ogni sua parola, ogni suo respiro, lo spazio non è mai immobile.

In lontananza la sua voce, in risonanza il battito del suo cuore, in sottofondo un rumore continuo, quasi un soffio, il suono di tutti gli organi interni al lavoro.

Non sentite fame, non sentite freddo, né caldo, né tantomeno dolore.

Se siete svegli, la placenta vi abbraccia e vi lascia lo spazio necessario per crescere e muovervi; se siete stanchi non avete che da abbandonarvi al sonno, dolcemente cullati e stretti nell’abbraccio dell’utero.

Dormite per la maggior parte del tempo, siete in pace, la pancia è il vostro tutto, un piccolissimo paradiso terrestre.

Poi la nascita. Tutto cambia. Sensazioni nuove, tutto è straniero. Non è forse normale ricercare la mamma per potersi addormentare?

Questa visualizzazione ci permette di capire come lesperienza del sonno, una cosa così semplice fino a poco prima, possa diventare difficile per alcuni neonati, esposti a rumori e stimoli nuovi, abituati ad essere sempre accompagnati nell’addormentamento senza interferenze.

Sentiamo troppo spesso dire che i bambini devono “imparare a dormire”, ma com’è possibile se per tutta la gravidanza lo hanno fatto in modo spontaneo?

Forse sarebbe più corretto affermare che vorremmo che imparassero a dormire come gli adulti, ma come non ci aspettiamo che mangino subito da soli o che camminino immediatamente perché non sarebbe compatibile con il loro sviluppo psicofisico, forse dovremmo riconsiderare anche le nostre aspettative rispetto al sonno.

La natura del sonno del bambino è completamente diversa da quella dell’adulto: la necessità di essere allattati spesso e la ricerca del contatto fanno sì che il neonato passi molto più tempo di un adulto nella fase di sonno leggero, che tra le altre cose è una fase importantissima del riposo nell’ottica dello sviluppo cognitivo. I risvegli sono assolutamente fisiologici e il riposo notturno viene favorito dalla vicinanza con la mamma, una vicinanza che dà conforto e nutrimento fisico attraverso l’allattamento e che, come in una danza, favorisce il passaggio tra una fase di sonno profondo e l’altra.

Si sente però parlare poco di come sia altrettanto normale che i neonati possano richiedere il contatto anche per il sonno diurno. Specie nei primi mesi di vita infatti, non viene da loro percepita una reale differenza tra giorno e notte, siamo noi che con i nostri ritmi, le nostre abitudini, la presenza di luci, suoni e più in generale di una sensazione di “attività” li abituiamo gradualmente a fare questa distinzione che si consoliderà intorno al quarto mese. La loro esigenza di vicinanza quindi non cambia nell’arco delle 24 ore.

Quella del neonato che riposa sereno e a lungo tra le braccia di qualcuno, in particolar modo nell’abbraccio dei genitori, è una condizione assolutamente normale.

Proviamo a ritornare per un attimo all’immagine iniziale del bambino nel ventre materno: tutto era ovattato, egli era costantemente cullato e abbracciato dalla placenta, immerso nel sapore di mamma. Si può ben capire come anche soltanto dormire in braccio costituisca già un importante adattamento al mondo esterno. Questo discorso è, se possibile, ancora più delicato per quei bambini che necessitano di un’attenzione particolare a causa di una nascita prematura, di un intervento di medicalizzazione precoce, o anche di un parto difficile che ha comportato per qualche ragione una separazione dalla madre nelle prime ore di vita.

Un valido aiuto per il sonno diurno è quello dellutilizzo della fascia. I supporti per portare vanno incontro non soltanto alle esigenze del genitore che può occuparsi con maggior facilità delle faccende quotidiane o di altri fratelli, ma soddisfa anche le necessità del bambino.

La fascia permette ai piccoli di riposare più a lungo e di attraversare le fasi di sonno leggero senza risvegliarsi completamente (a meno che non abbiano fame o che non abbiano già riposato a sufficienza), perché è ciò che più si avvicina alle condizioni della vita nella pancia di mamma: si sperimenta il contatto pelle a pelle, l’odore di mamma, il suono vicinissimo del suo battito cardiaco per via della posizione verticale che viene infatti chiamata anche “cuore a cuore”, i benefici dati dal contatto rispetto alla regolazione della temperatura corporea e, non ultima, la sensazione per il bambino di essere letteralmente avvolti, contenuti da ogni lato proprio come in utero. Non è un caso che anche nei reparti ospedalieri di terapia intensiva neonatale si pratichi la marsupioterapia con il genitore.

Gli studi più recenti ci dimostrano come portare i piccoli riduca in maniera consistente il loro pianto, che apporti benefici per l’allattamento, lo sviluppo motorio e soprattutto rispetto alla relazione con l’adulto di riferimento, non soltanto per merito della sicurezza emotiva che viene trasmessa e che è importante da un punto di vista psicologico, ma anche perché il genitore stesso, in primis la madre, tende a sperimentare un maggior senso di autoefficacia e a sentirsi competente nel rispondere ai bisogni del figlio.

Per coloro che volessero avvicinarsi al mondo del portare, l’unica accortezza da rispettare è quella di legare il supporto correttamente, nel rispetto della postura fisiologica del bambino e soprattutto in modo tale che la stoffa non sia troppo lassa o troppo stretta e che lasci sempre libere le vie respiratorie; ecco perché sarebbe sempre indicato, per utilizzare una fascia in sicurezza, affidarsi a mani esperte per imparare le legature, in particolar modo quella da utilizzarsi nei primi mesi di vita.

L’addormentamento a contatto è quindi importante sia di notte che di giorno, un’esigenza normale per tutti i neonati ed un istinto quasi fisico per la mamma, che tenendolo con sé nel sonno, cullandolo, cantando per lui, non fa altro che accompagnarlo con dolcezza verso un riposo sereno.

La fascia diviene così, a livello simbolico, un cordone ombelicale fuori dalla pancia, la stretta uterina, morbida come mamma, solida e sicura come papà che finalmente può portare il bambino…

E attraverso la stoffa, ci si lega insieme, in un abbraccio che avvicina e che fa bene anche ai genitori.

Dott.ssa Valeria Cortese
Psicologa perinatale
Consulente del sonno del bambino

Per approfondire questi temi vi consigliamo le letture di:

Portare i piccoli di Esther Weber

Sono qui con te di Elena Balsamo

Di notte con tuo figlio di James J. McKenna


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