Ancora Estivill? È ora di finirla con l’estinzione graduale del pianto!

Sono trascorsi quasi cinque anni da quando Eduard Estivill in persona ha rinnegato il metodo proposto nel suo libro Fate la nanna. Cinque anni, ma non solo il libro è ancora in commercio ed è uno dei manuali per genitori più venduti, ma sono ancora numerosi i neogenitori a cui questa lettura viene caldamente raccomandata da amici, colleghi, e addirittura… pediatri. Ecco perché torniamo a parlare di questo argomento, pur avendolo già affrontato in passato.

Il metodo per “insegnare a dormire ai bambini” (o meglio, per insegnare ai bambini a gestire da soli i loro risvegli notturni) è quello dell’estinzione graduale. La direttiva è di mettere il bambino a dormire da solo, in una camera senza i genitori, e di attendere tempi sempre più lunghi (c’è proprio una tabella con l’indicazione dei minuti) prima di intervenire quando il piccolo piange. L’intervento dei genitori deve rigorosamente limitarsi a una frase che gli ricorda che è il momento di dormire, mentre è vietato consolare il piccolo accarezzandolo, toccandolo o men che mai prendendolo tra le braccia. E questo, indipendentemente dal grado di disperazione, pianto, malessere del bambino.

Centinaia di genitori esausti, smarriti, spaventati dall’idea che i risvegli del proprio bimbo fossero legati a qualche loro errore, hanno messo in pratica questo metodo. Centinaia di bambini hanno pianto invano per richiamare i genitori e sono rimasti soli con la loro angoscia (per il cucciolo la separazione dal genitore è vissuta come una situazione di estremo pericolo) e livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) sempre più elevati.

È successo. È successo per anni, dall’uscita del libro nell’ormai lontano 1999, ma oggi non dovrebbe succedere più. Mi spiego meglio, ogni famiglia trova il suo modo di gestire la nanna del bambino, e le scelte dei genitori non si giudicano. Mai. Non è dei genitori che stiamo parlando. Quello che non dovrebbe succedere è che il metodo dell’estinzione graduale del pianto venga ancora consigliato per bambini spesso molto piccoli (non che sia adatto per quelli più grandi, eh), addirittura da pediatri o psicologi. Santo cielo, il suo stesso autore ha “ritrattato” nel 2012!

In un lungo articolo [1], pubblicato nel mese di settembre sul sito della rivista spagnola “El Paìs”, Estivill ha rinnegato il metodo proposto, specificando che non doveva essere utilizzato prima dei tre anni del bambino. Non solo. A quanto pare, ha dichiarato che le regole spiegate in Fate la nanna, valevano solo “per i bambini a partire dai tre anni che soffrivano della cosiddetta insonnia infantile per abitudini scorrette”. Senza andare a indagare su cosa si intende per abitudini scorrette, è evidente che una cosa è chiedere di dormire da solo a un bambino di tre anni (che può comprendere le nostre argomentazioni, rispondere, esprimere il suo pensiero, e ha tutta una serie di “competenze” che possono aiutarlo ad affrontare la notte con più serenità) e tutt’altra cosa è lasciare solo a piangere un bimbo di pochi mesi, di un anno, di due anni…. Poi, sia chiaro, non si lascia piangere neanche il bambino di tre anni, e neanche quello di sette o di dodici.

Se qualcuno vi raccomandasse di ignorare il pianto di vostro marito, di vostra nonna, di una persona che vi è cara, che non sta bene o ha paura e quindi invoca il vostro aiuto, lo fareste?

Estivill (e vari altri esperti) ci hanno detto di comportarci così proprio con la persona che più di tutte ha bisogno di noi. Ci è stato detto di comportarci così con il nostro bambino che è la creatura più indifesa, vulnerabile e bisognosa di contatto e rassicurazione. Il nostro bambino che dipende completamente da noi per stare bene, per sentirsi al sicuro.

Estivill ha messo in circolo una teoria che ora è sfuggita al suo stesso controllo. Forse possiamo essere noi (ognuno nel suo piccolo, nella sua cerchia di amici genitori) a diffondere l’informazione che questo metodo è sconsigliato da tante voci autorevoli, esperti del settore che sottolineano il fatto che non siamo in grado di prevedere esattamente le conseguenze di un tale carico di stress per i nostri bambini (e le previsioni fatte fino ad ora sono preoccupanti).

Un’ultima cosa. Diffidate sempre di un esperto, qualunque esperto, che come Estivill si proponga a voi dicendo: “(…) seguite alla lettera quel che avete letto senza prendere iniziative di testa vostra”. [2]

Quando si parla dei vostri bambini, gli esperti siete voi che lo conoscete meglio di chiunque altro. E poi dai… esortare un genitore a non prendere iniziative di testa propria… non si può sentire.

Ai vostri bambini pensateci voi, e pensateci tanto. Con la testa e con il cuore. Che saprà indicarvi la strada migliore da seguire, quella giusta per voi e per i vostri bimbi. Una strada unica e speciale, che non è scritta in alcun libro. Fidatevi dell’amore, è un buon maestro.

Giorgia Cozza

[1]   Qui http://sociedad.elpais.com/sociedad/2012/09/27/actualidad/1348736400_1348745846.html trovate il testo integrale dell’intervista in cui Eduard Estivill ritratta il metodo proposto nel suo libro.

[2]   Estivill E. e de Béjar S., Fate la nanna, Mandragora, 1999, pag. 55


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5 risposte a “Ancora Estivill? È ora di finirla con l’estinzione graduale del pianto!”

  1. priscilla ha detto:

    buongiorno, ho letto l’intervista con Estivill e mi sembra di aver capito che l’età da cui cominciare ad applicare il metodo sia tre mesi e non tre anni… mi pare più una precisazione che un’abiura.

  2. Michaela Tarsi ha detto:

    A dire il vero io l’ho seguito ed è andata benissimo, non solo : i miei da quella volta non hanno mai più avuto paura di restare da soli, nè dimostrato alcuno stress post “terapia”, anzi, sembra si fossero finalmente rasserenati della nuova autonomia creata, mentre prima il loro bisogno di me mamma o chi x me era proprio dettato dalla paura di non farcela a gestire la situazione senza me e lo si leggeva dagli occhi. Loro da quella volta addirittura mi dicono che hanno sonno, mi fanno il bacino e mi dicono buonanotte. Volevo solo condividere questa esperienza, aggiungendo che forse sono stati facilitati dal fatto che sono 3 gemelli, quindi non completamente soli.

  3. Giorgia ha detto:

    Ciao Priscilla, l’autore ha dichiarato che il suo metodo è applicabile solo dai tre anni e in casi particolari. Quindi sì ha rinnegato la sua precedente proposta, dato che in Fate la Nanna non si parlava assolutamente del limite di età dei tre anni.

  4. Giorgia ha detto:

    Ciao Michela, non so a che età tu abbia utilizzato questo metodo, ma in ogni caso senz’altro il fatto di essere tre gemellini anziché un bimbo da solo cambia di molto la situazione 🙂

  5. Giorgia ha detto:

    Rileggendo il testo in spagnolo, nel commento di Estivill citato in nota, l’autore dice che la proposta di Fate la Nanna si riferiva a bambini dai tre mesi di età, ma poi specifica che questa proposta non si poteva applicare a bambini così piccoli, per l’immaturità del loro orologio biologico.

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