Cara mamma, segui il tuo istinto! È la cosa giusta, lo dice anche la scienza

Diventare genitori è un’esperienza unica, che ci fa entrare in contatto con le parti più fragili di noi stessi.

Accade in alcuni casi, e su alcune tematiche, che le mamme non si sentano sempre autorizzate a seguire l’istinto, ad accudire e amare senza misura, perché quella creatura indifesa e perfetta che stringono tra le braccia viene additata da altri con parole forti: viziato, capriccioso o peggio ancora, tiranno! Inevitabilmente la mamma si sente sbagliata, teme di danneggiare il suo bambino…

Come possono non fare breccia nella fragilità di un neo genitore certe accuse? Ma soprattutto: perché chi decide di tenere il neonato il più possibile a contatto sembrerebbe quasi doversi difendere in merito alle proprie scelte familiari?

Questo accade perché la società odierna ci spinge a tutti i costi a seguire ritmi serrati… Viviamo nell’era del tutto e subito nella quale adattarsi ai ritmi di un bambino parrebbe impossibile. “Rallentare” è diventato sinonimo di “restare indietro”. Le madri lavoratrici – al contrario di molti altri paesi europei – spesso sono costrette a rientrare al lavoro molto presto. Il “bravo bambino” è diventato quello che si adatta ai ritmi dell’adulto, che non disturba, che mangia ad orari regolarissimi, che dorme tutta la notte, che non piange. Questa idea è ormai così radicata nella nostra cultura, che fatichiamo a svincolarci da certi falsi miti anche di fronte a testimonianze importanti.

Per un neonato ricercare continuamente il contatto è assolutamente normale e ne hanno dato conferma innumerevoli ricerche, teorie e studi.

Gli autori più illustri su cui si pongono le basi della moderna psicologia hanno formulato le loro teorie sullo sviluppo mentale proprio a partire dall’importanza della relazione tra madre e bambino, utilizzando termini che rimandano ad un senso di vicinanza: Bowlby definì la madre la “base sicura” a cui il bambino deve avere sempre la possibilità di tornare; Winnicott ci parlò di “holding”, la capacità della mamma di prendersi cura dei bisogni emotivi e fisici del bambino contenendo così le sue angosce e permettendogli un sano sviluppo psicofisico.

Della necessità di contatto ce ne parlano innumerevoli altri psicoanalisti e perfino Maria Montessori, pur avendo trattato brevemente il periodo neonatale, sottolineò il carattere fondamentale del contatto e della vicinanza.

Le più recenti scoperte scientifiche sottolineano l’importanza del rispondere prontamente al pianto, primo mezzo di comunicazione del bambino. Studi scientifici universitari confermano che il neonato che sperimenta la disponibilità costante dei genitori ne trae benefici fisici ed emotivi. E come dice il pediatra Gonzalez, l’indipendenza si crea a partire da una buona dipendenza, a partire dalla disponibilità dell’adulto ad esserci sempre per il bambino.

Quanta scienza, eppure si viene assaliti da mille dubbi! Come mai le conferme di essere sulla strada giusta non bastano mai?

È per via quella insicurezza che si prova quando sia ama qualcuno così tanto da voler essere assolutamente certi di fare la cosa giusta. È la stessa insicurezza che purtroppo, qualche volta, ci fa seguire i consigli sbagliati invece del nostro istinto.

Si chiama istinto materno perché non c’è un libretto di istruzioni, ci sono solo spontaneità, naturalezza, semplicità.

Informarsi, sempre, è importante, perché ci guida verso una genitorialità consapevole, ci offre la possibilità di fare scelte misurate, di capire noi stessi e nostro figlio, di garantire la sua sicurezza. Facciamolo però tenendo sempre a mente che la scienza studia la natura, non è la natura a doversi adattare. Occupiamoci dei nostri figli tenendo a mente che gli esperti non fanno che tradurre in parole quello che noi sappiamo già spontaneamente.

In fondo, quando si tratta della relazione tra genitori e figli, la scienza non fa che studiare l’amore.

Dott.ssa Valeria Cortese, Psicologa perinatale e Consulente del sonno del bambino, fondatrice del gruppo Ma.Ma


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