Allattare fuori casa, ovunque lo desideri. Non c’è un altro modo!

Sabato a Roma si è svolta una manifestazione dedicata all’allattamento. Genitori ed esperti si sono dati appuntamento per un flash mob e un convegno: obiettivo finale dell’iniziativa promossa da una mamma, Raffaella Sottile, era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e richiamare l’attenzione sul diritto di allattare “ovunque lo desideri”. Un’occasione preziosa per tornare a riflettere su un argomento quanto mai attuale, perché sono ancora tante le persone – uomini e donne – che si dichiarano contrari alle poppate fuori casa. In molti casi, addirittura fortemente contrari! Ma perché? Ecco la domanda che mi sono posta, pensando a quanti sostengono che le mamme debbano allattare solo tra le mura domestiche.

Ed ecco le risposte che mi sono data. Oggi le donne devono scendere in piazza e firmare appelli, perché la società ha dimenticato cos’è l’allattamento. Perché chi sa come funzionano le poppate, non può ignorare che l’allattamento può essere solo così: ovunque lo desideri.

Chi chiede alla mamma di organizzarsi in modo tale da non dover allattare fuori casa, credo abbia in mente l’alimentazione artificiale, i pasti con il biberon. Ma con le poppate non ci sono orari, schemi, pasti programmati. Il bimbo può aver poppato prima di uscire, per poi accorgersi appena fuori di aver ancora bisogno di un pochetto di latte, giusto quel tot che serve per riempire bene lo stomaco, o forse avrà sete e quindi dovrà attaccarsi al seno per una veloce ciucciatina, o forse avrà bisogno di sentire che la mamma c’è, perché fuori dall’ambiente domestico può servire un po’ di rassicurazione in più. Ricordiamo che il bimbo prima di nascere non conosceva né la fame, né la sete, né la solitudine. Ogni suo bisogno era soddisfatto h24, prima ancora di manifestarsi. Va da sé che un bimbo ha bisogno di poppare fuori e dentro casa indifferentemente, e farlo è un suo diritto.

La seconda riflessione riguarda le mamme. Ed è una riflessione un po’ triste. Ancora una volta ci troviamo a constatare che la nostra, non è una società amica delle mamme. Lo sapevamo già, basta pensare che nel nostro Paese le donne hanno paura di comunicare al datore di lavoro che aspettano un bambino. E che purtroppo fanno bene ad avere paura…

Ma per restare in argomento: una donna ha diritto di uscire di casa per comprare il pane, sbrigare una commissione in posta, fare una passeggiata al parco, anche se è diventata mamma e sta allattando il suo bambino. Sono fin troppe le neomamme che annoverano tra le fatiche del periodo successivo alla nascita, il fatto di essere rimaste sempre chiuse in casa. Chiuse in casa, perché dovevano allattare. Ma come? Ma se tra i tanti vantaggi dell’allattamento c’è proprio la comodità di poter uscire di casa in qualunque momento senza bisogno di niente? Pensiamo a un pomeriggio “no”, bimbo che piange inconsolabile, mamma stanchissima dopo una notte difficile, circolo vizioso di nervosismo e stanchezza. Ma ecco che la mamma sistema il bimbo nella fascia o nel marsupio, infila un paio di scarpe e via, fuori, all’aria aperta. Il bimbo si tranquillizza, la mamma tira un sospiro di sollievo e tutti sono felici. Per una neomamma uscire di casa è un’esigenza. È una questione di salute psico-fisica. Un diritto.

Terza riflessione. Siamo proprio una strana società. Per le mamme che stanno nutrendo i loro bambini abbiamo in serbo tutta una serie di raccomandazioni: copriti bene, trova un luogo appartato, stai attenta che nessuno ti veda (che poi cosa c’è da vedere? Mentre la mamma allatta il seno è coperto dalla testa del bambino!). Davanti ai manifesti pubblicitari, le foto sulle riviste, i programmi televisivi in cui il corpo femminile è esposto (qui sì veramente è in mostra) e sfruttato a scopi pubblicitari e per fare “audience”, nessuno che fa una piega. A scandalizzare è il seno che nutre, ovvero che svolge la sua funzione fisiologica, quella di garantire la sopravvivenza del bambino che è nato.

Chiudo questo articolo con un ringraziamento. Vorrei dire grazie a tutte le madri che hanno allattato, allattano, allatteranno fuori casa. Una mamma alla volta, un bambino alla volta, cambiamo il mondo, costruiamo una società più amica di madri e bambini. Affinché domani le nostre figlie e le nostre nuore non abbiano bisogno di andare a Roma a manifestare per proteggere il loro diritto di allattare.

Giorgia Cozza


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