Carie dentale e qualità del sangue: quello che i dentisti di oggi non sanno! Storia di conoscenze ritrovate

Come abbiamo spiegato nello scorso articolo, la formazione della carie dentale non può essere ricollegata solo al fatto microbiologico e trovare spiegazione nella semplicistica interpretazione batterica… È un sapere di cui eravamo a conoscenza, ma non è più così…

Ai dentisti di oggi viene insegnato che lo smalto che ricopre il dente è una sostanza fatta di sali di calcio e fosforo che, una volta formatasi ad opera di uno strato di cellule apposite dette ameloblasti, rimane statica e non ha, per il resto della vita, altre possibilità di rapporto biochimico con la parte viva e più interna del resto del dente (dentina).

Quello che i dentisti di oggi non sanno è che F.C. Bodecker, sospettando sulla scorta di quanto sopra che la condizione dello smalto varia in base allo stato generale dell’individuo e dunque alla qualità del suo sangue, dimostrò nel 1905 la presenza di canalicoli interposti tra i prismi dello smalto che permettono a una linfa dentale, originatasi dal sangue contenuto nella polpa e selezionata nei suoi componenti dagli odontoblasti della dentina, di permearli, nutrirli e difenderli dalla carie(1) .

Lo smalto è permeabile a ciò che proviene dalla circolazione generale del sangue, come è stato provato su numerosi test eseguiti su animali, ma anche su esseri umani: per esempio si dimostrò la presenza di piombo nello smalto dei denti di un individuo morto da intossicazione da piombo (2). Gli esperimenti conclusivi sul passaggio della linfa dentale dalla polpa allo smalto furono condotti da E.W. Fish (3).

Sulla base di queste scoperte fu possibile completare la teoria batterica dell’evoluzione della carie con gli effetti della destabilizzazione metabolica degli individui, in particolare degli equilibri tra calcio e fosforo e glicemia. In condizioni di equilibrio metabolico, i sali alcalini di calcio e sodio che tramite la linfa dentale raggiungono la superficie dello smalto sono sufficienti a neutralizzare l’acido lattico prodotto naturalmente dai batteri acidificanti della saliva, che a sua volta, essendo il filtrato di un sangue in equilibrio, avrà le caratteristiche atte a neutralizzare ulteriormente tali acidi.

Dunque il dente è protetto dalla carie dal doppio meccanismo della linfa dentale e della saliva, a condizione che le loro caratteristiche fisico-chimiche e quelle del sangue da cui esse provengono, siano in equilibrio (4).

A questo punto la carie diventa un epifenomeno dello squilibrio della saliva e della linfa dentale, del sangue, quindi del metabolismo dell’intero individuo!

La neutralizzazione dell’acido lattico sui denti ha il suo parallelo con la neutralizzazione analoga che avviene nei muscoli ad opera di bicarbonato di sodio presente nel sangue. Nel caso in cui l’individuo soffra di una malattia sistemica (la “condizione sindromica di malattia” o “Malattia da Civilizzazione” di cui spesso parliamo) che riduca il contenuto dei minerali del plasma sanguigno e/o che ne alteri le relative proporzioni, la linfa dentale e la saliva si modificheranno di conseguenza producendo predisposizione alla carie e non solo.

Ecco perchè i mal di denti si manifestano durante o immediatamente dopo una indisposizione, una breve influenza, una gravidanza, persino dopo un’indigestione, o anche, come è noto da sempre, quando la luna è piena o nuova.

Come provato dalle ricerche antropologiche, l’uomo che vive in condizioni naturali non conosce la carie, per cui la funzione naturale della linfa dentale non è quella di proteggere lo smalto dalla dissoluzione da parte dei batteri, con i quali peraltro convive pacificamente. La funzione della linfa dentale è di aumentare progressivamente la densità e quindi la resistenza dello smalto e soprattutto della dentina, visto che la nostra dentatura è progettata per mangiare cose molto dure come la carne fresca, radici, semi ecc., non gli omogeneizzati dolci che consumiamo tutti i giorni.

Con le ricerche antropologiche di Weston A. Price (5) fu possibile constatare a sazietà che non sono necessari spazzolini e dentifrici per stare lontani dalle malattie dentali: se l’alimentazione dell’individuo è tale da promuovere uno stato metabolico normale piuttosto che disfunzionale, la quantità e la proporzione dei minerali nel plasma sanguigno, quindi nella linfa dentale e nel sangue, saranno più che sufficienti ad evitare che gli acidi batterici possano smontare i denti con la carie.

Diversamente, come è ben noto ai dentisti, nessuno spazzolino, dentifricio o vaccino potrà contrastare gli avversi effetti della perdita della fisiologica resistenza alla degenerazione che la natura ha previsto per chi vive in linea coi suoi principi. E se anche è possibile rallentare la naturale evoluzione delle malattie dentali con l’igiene orale, certo non con questa nè con le medicine sintetiche si potrà arrestare la progressione degli altri sintomi della “malattia da civilizzazione” che si manifestano di pari passo con la carie, come diabete, malattie cardiovascolari, ecc.

… DAL DIBATTITO DEI DENTISTI DEL 1934

Nel 1934, in occasione del 75° anniversario della rivista tecnica allora più quotata, Dental Cosmos – che poi sarebbe diventata la rivista ufficiale dell’Associazione dei Dentisti Americani, la ADA –, i più importanti ricercatori americani dell’epoca vennero invitati ad un dibattito sul tema I denti puliti si proteggono meglio dalla carie (6). Al dibattito partecipò anche W.A. Price e altri colleghi con le loro evidenze antropologiche, cliniche e di laboratorio raccolte in almeno 15 anni di lavoro tra gli Stati Uniti e il resto del mondo. Si produssero le prove, peraltro già note in quanto già pubblicate, che con un’alimentazione non artificiale è possibile arrestare e invertire il processo della carie. Gli oppositori non poterono contrastare l’evidenza, così preferirono ignorarla, sperando nell’oblio generale che in genere segue a una congiura del silenzio.

La Teoria Batterica della carie di Miller venne infine riconosciuta come universalmente valida negli anni Quaranta del Novecento, in occasione di un’apposita votazione a un meeting della International Association of Dental Research. Una votazione politica di gente prezzolata ebbe la meglio sulle prove scientifiche fino ad allora accumulate (7)

Organizzati nelle associazioni di categoria manipolate e controllate dalla Food and Drug Administration, dalla American Dental Association, dalla American Medical Association e, non ultima, dall’industria alimentare/farmaceutica, i ricercatori dentali continuarono a cercare il dentifricio miracoloso o il vaccino contro la carie per cercare inutilmente di aggirare l’ostacolo costituito dal consumo di cibi industriali raffinati, che evidentemente non poteva, allora come oggi, essere messo in discussione.

Oggi la memoria di tutto questo si è persa, la ricerca vera e utile è stata sostituita dalla mera ricerca merceologica e i più scioccati dal sapere che le malattie dentali possono essere prevenute e invertite sarebbero proprio i dentisti, ormai inevitabilmente trasformati in meccanici specializzati nell’installazione di pezzi di ricambio: gli impianti. Invece che parte della soluzione, loro malgrado oggi sono parte del problema, per fortuna a loro insaputa, almeno per la coscienza dei più.

LA TEORIA SISTEMICA DELLE CARIE DI STEINMAN & CO

Perchè non si dica che i dati che riportiamo sono invalidati dalla loro vetustà (come se Teoria della Gravità di Newton rendesse meno pericoloso il buttarsi dal quinto piano solo perchè è stata pubblicata nel Seicento), ci piace ricordare un’analoga e ben più recente teoria sistemica della carie, ad opera del dentista Ralph Steinman e dell’endocrinologo John Leonora, entrambi professori alla Loma Linda University in California.

Steinman partì dall’osservazione che una dieta a base di zucchero riduce la velocità del flusso del fluido dentinale. Giàa conoscenza degli studi di Bodecker e Fish, di cui già abbiamo riferito, e interrogandosi sulle correlazioni tra i denti e il sistema ormonale, decise di studiare il caso con Leonora. Scoprirono che l’ipotamo produce un ormone ipotalamo-salivare che induce le ghiandole salivari a modulare opportunamente, con l’ormone parotideo, il trasporto del fluido attraverso il dente, che fisiologicamente ha direzione centrifuga, cioe’ verso l’esterno del dente, e anche la pressione idrostatica all’interno del dente stesso.

Emerse che lo zucchero ha capacità di inibire la produzione dell’ormone ipotalamo-parotideo; bloccandosi questa, anche la produzione di ormone parotideo si assotiglia e con essa la normale pressione idrostatica e il flusso di fluido dentinale che nutre il dente. A questo punto parte la carie, sempre che sussistano le condizioni fisico-chimiche che stiamo per riferire. L’ormone parotideo non solo influenza la struttura della dentina e il trasporto del fluido, ma modula anche la produzione di insulina da parte del pancreas. Steinman e Leonora lavorarono e pubblicarono ricerche su riviste peer-reviewed dalla metà degli anni Sessanta agli anni Ottanta. Un libro commemorativo del 2004 (8) riassume il loro lungo lavoro. C’è bisogno di dire che i dentisti di oggi non sanno nemmeno che siano mai esistiti? La congiura del silenzio colpisce ancora…

COME GARANTIRE LA NATURALE IMMUNITÅ ALLA CARIE

Perchè  sia presente una naturale immunità alla carie (e ad altre malattie degenerative che la accompagnano), la proporzione tra calcio e fosforo nel sangue deve essere di 2,5 a 1, e il loro prodotto almeno di 30, con il quale si ottiene un livello minimo di calcio nel sangue di 8,7 mg/dl e di fosforo di almeno 3,5. Per cui, in una situazione di 2,8 mg/dl di calcio ematico per 7 di fosforo, se anche il loro rapporto reciproco è corretto, essendo il loro prodotto inferiore a 30 (19,6), non si ha protezione bensì predisposizione alla carie e/o alle altre malattie degenerative correlate e che si manifestano nell’individuo costituzionalmente predisposto (9).

Sulla base del lavoro clinico di Melvin E. Page, che effettuò 40.000 analisi ematiche di glucosio, calcio e fosforo su migliaia di persone,è emerso che, se anche è vero che ogni individuo ha un range di alimenti che gli risultano particolarmente favorevoli in determinati momenti della vita, è altrettanto vero che esistono pochi alimenti che alterano in breve e più o meno a lungo i suddetti parametri.

Questi sono i vari tipi di zucchero e i derivati delle farine raffinate, l’alcol, il latte, il caffè, per chi da tempo soffre di disglicemia, persino la frutta.

Coi bambini il lavoro di riequilibrio metabolico è ben piu’ facile che per un adulto. Bastano in genere 3 giorni per rimettersi nella carreggiata di parametri ematici fisiologici, e circa un mese per risolvere i postumi della crisi da astinenza (ricordiamo che tecnicamente non si tratta di alimenti, ma di farmaci). Quando forniamo ai nostri bambini proteine di animali allevati naturalmente o di pesce selvaggio non eccessivamente cotte, grassi naturali, e i minerali contenuti naturalmente negli alimenti naturali, e li teniamo nel contempo alla larga dai cibi industriali, siamo nelle migliori condizioni per evitare la superproduzione di muco che impedisce loro di respirare e li trasforma in adenoidei.

Dott. Andrea Di Chiara, autore del libro “il giusto respiro

(1) F.C. Bodecker, “Preliminary communicationupon a new method of decalcification”, DentalRev, May 1905 p. 448; F.C. Bodecker, “Nutrition of the enamel of the human teeth”, DentalCosmos, Vol. 53, 1911, p. 1000
(2) P.R. Howe, “A new research on dentalcaries”, DentalCosmos, Vol. 68, 1926, p. 1021
(3) E.W. Fish, “The circulation of lymph in dentin and enamel”, JADA Vol. 14, May 1927
(4) C.F Bodecker, “A new theory of the cause of dentalcaries “, DentalCosmos Vol. 71, 6, June 1929, pp. 586-598
(5) W.A. Price, “Nutrition and physicaldegeneration”, 1939
(6) “That a clean tooth does not decay and that mouth cleanliness affords the best known protection against dental caries”, Dental Cosmos, Vol. 76, 1934
(7) M. Larmas, “Dental caries seen from the pulpal side: a non-traditional approach”, 2003 J Dent Res, 82:253
(8) C. Roggenkamp, “Dentinalfluidtransport”, The Loma Linda University Press 2004
(9) M.E. Page, “Young minds with old bodies”, 1931; M.E. Page, L. Abrams, “Your body is your best doctor”, Keats Publishing Inc., 1972; M.E. Page, “Degeneration regeneration”, 1949; M.E. Page, “Body chemistry in health and disease”, 1954


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