Non c’è battito, l’attesa si è interrotta… Accogliere il dolore di una mamma

Non c’è battito l’attesa si è interrotta.

E tu sei lì con il cuore in gola e gli occhi incollati sullo schermo nero dell’ecografo, che fissi quella minuscola sagoma chiara, che è il tuo bambino.

Perché non batte il cuore? Perché? Le parole del medico che ti risuonano nella mente, anche se in realtà è tutto un po’ confuso, irreale.

Fissi lo schermo nero e il tuo bambino su quello schermo nero e per un poco si ferma anche il tuo di cuore.

Perché con questa diagnosi così definitiva ed impietosa si conclude bruscamente un sogno, il più bello, quello di diventare mamma. E se ci sono altri figli, si interrompe il sogno di diventare la mamma di questo bambino, questa creaturina piccina, che ora ti sembra così sola, così sperduta su quello schermo nero pieno di silenzio.

Un silenzio che nei prossimi giorni esploderà dentro di te, si trasformerà in dispiacere, frustrazione, dubbio, collera, sconfitta.

Per sopravvivere a questo dolore non c’è altra via che attraversarlo, viverlo. Ma non possiamo fare questo viaggio da sole. C’è bisogno di qualcuno che ci comprenda, che ci accolga, che ci voglia bene.

Dell’importanza di questa vicinanza, delle frasi da non pronunciare (“È la selezione naturale”, “Sei giovane, avrai altri figli”, “Succede a tante donne, ora riproverai”), dei silenzi da rispettare, parleremo con gli studenti dell’Università degli studi di Padova.

L’argomento della perdita in gravidanza verrà infatti affrontato anche quest’anno all’interno del corso di perfezionamento e aggiornamento per Educatore Prenatale e Neonatale organizzato dalla facoltà di Scienze della Formazione, Dipartimento di Scienze dell’Educazione.

Io parlerò dell’esperienza di tante mamme che hanno raccontato la loro perdita nelle pagine del libro Quando l’attesa si interrompe, e insieme cercheremo di capire qual è il modo giusto, o anche solo un “buon” modo di restare accanto alla donna che sta piangendo il suo bambino.

Il messaggio è il medesimo degli scorsi anni: perdere un bimbo prima che nasca è un vero e proprio lutto. E affrontare questo lutto da sole non si può. Da sole diventa tutto più difficile.

Accogliamo il dolore di una mamma che non ha potuto stringere tra le braccia il suo bambino. Non minimizziamo, non banalizziamo. È un dispiacere grande. Ed è di un bambino che stiamo parlando. Un bambino che resterà insieme alla sua mamma, nel suo cuore, per sempre.

Giorgia Cozza


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