Crescita del neonato: perché è importante gattonare?

Il verbo “gattonare” sta a indicare l’avanzare con le mani e con le ginocchia sul pavimento (riferito ai bambini che non hanno ancora imparato a camminare). Spesso si pensa che saltare questa tappa motoria e passare direttamente alla deambulazione non abbia nessuna importanza dal punto di vista motorio, della coordinazione e dello sviluppo cognitivo, ma vedremo che non è così. Il gattonamento prepara e allena il bambino alla sua futura coordinazione motoria; inoltre il passaggio dalla posizione quadrupedica a quella bipede (in piedi) permette la formazione delle curve fisiologiche.

Solitamente il periodo tra i 6 e gli 8 mesi prevede che il bambino acquisisca la capacità di stare in equilibrio su mani e piedi a pancia sotto. Generalmente tra i 9 e i 10 mesi inizia il gattonamento, ma ci sono bimbi che iniziano anche più tardi. Non è importante anticipare le tappe motorie quanto raggiungerle quando si è veramente pronti!

Grazie al gattonamento il bambino:

  • Aumenta la coordinazione occhio-mano: quando i piccoli esaminano un oggetto, ad esempio, imparano a sviluppare la distanza ed il posizionamento e a sfruttare il movimento delle mani per raggiungerlo in sincronia con gli occhi, che devono poter lavorare insieme.
  • Impara a utilizzare entrambe le orecchie e tutti e due gli occhi (visione binoculare).
  • Sviluppa la propriocezione: impara a percepire la posizione del corpo nello spazio e il grado di contrazione dei propri muscoli anche senza l’aiuto visivo.
  • Sviluppa le funzioni cognitive. Avete mai sentito parlare del lato destro e sinistro del cervello? Ebbene, per poter funzionare al meglio, queste due parti devono essere in piena comunicazione tra loro, e la loro capacità di comunicare non è un’abilità del tutto innata. I movimenti richiesti per gattonare portano i due lati del cervello ad interagire tra loro, creando aree di informazioni importanti per la maturazione delle diverse funzioni cognitive.
  • Aumenta la fiducia in se stesso: il bambino impara anche a prendere decisioni circa la destinazione e la velocità, e sperimenta il piacere provocato dal raggiungimento del suo obiettivo.
  • Sviluppa lo schema crociato, ovvero la funzione neurologica per cui il braccio destro si muove in sincronia con la gamba sinistra e viceversa.

Un bambino che gattona rappresenta un progresso sia a livello fisico che neurologico; muoversi in questo modo lo prepara anche a sviluppare successivamente competenze più complesse, come ad esempio la capacità di leggere e scrivere.

Il bambino si sviluppa passando attraverso fasi precise e programmate che, se anticipate, portano a una disorganizzazione neurologica. Sono stati trovati dei collegamenti tra il mancato gattonamento e la dislessia, la cattiva coordinazione, la mancanza di concentrazione e i disturbi dell’apprendimento. Tutto questo è dovuto ad interferenze di sviluppo neurologico, di integrazione tra emisfero destro e sinistro; questo non significa che l’assenza di gattonamento sia la causa delle condizioni sopracitate, ma che esistono problematiche preesistenti che impediscono o rallentano il gattonamento ed influiscono anche sui problemi di cui ho parlato.

Perché un bambino non gattona?

Dipende da molte variabili, non solo dalla maturazione del sistema nervoso centrale, ma anche dalla risultante di una serie di fattori che cooperano tra loro: fattori ambientali o motivazionali (un bambino che spesso viene tenuto in braccio, o nel box o nel girello sarà poco motivato). Alcuni bimbi saltano completamente il gattonamento, altri trovano sistemi diversi per spostarsi: chi si sposta in posizione quadrupedica usando una sola gambina e tenendo l’altra flessa e ruotata all’esterno; chi è seduto per terra e si sposta con piccoli saltini o trascinandosi; chi si mette seduto con una gambina piegata e l’altra stesa e si trascina con il sedere per terra; chi con l’aiuto delle mani e delle gambe, avanza rotolando per terra; chi si sposta strisciando il pancino a terra e avanzando prima con le braccia e poi con le gambe.

IL PUNTO DI VISTA OSTEOPATICO:

L’espressione motoria e posturale di ogni bambino ci mostra le sue tensioni e le zone di poca mobilità, in questi casi si possono riscontrare tensioni meccaniche del bacino e delle anche (ad esempio nei bambini che sono stati podalici durante la gravidanza). Spesso un bacino che ha sviluppato una maggiore tensione da un lato rispetto all’altro correlata a una rotazione preferenziale della testa del bambino, è associata a plagiocefalia posizionale. Inoltre in questi casi il neonato, con molta più frequenza, viene mantenuto per tutto il tempo a pancia in su (questo certamente per prevenire la SIDS), cosa che però va a discapito di posizioni fondamentali e preparatorie per le successive tappe motorie, come la posizione a pancia in giù (se quest’ultima posizione viene trascurata nei primi mesi, quando successivamente il bimbo vi viene posizionato, fa fatica a mantenerla, piange e si innervosisce).

Come interviene l’osteopata?

L’osteopata andrà a lavorare sulle zone più carenti a livello del cranio, a livello fasciale e a livello strutturale, per consentire il raggiungimento di un equilibrio che consenta al bambino di autoregolarsi e di poter sfruttare al meglio tutte le sue capacità motorie. Generalmente dopo il trattamento osteopatico vengono dispensati alcuni consigli e vengono personalizzati gli esercizi da fare a casa (che possono variare da un piccolo paziente all’altro), con lo scopo di rinforzare e ottimizzare il trattamento osteopatico.

Quali sono i consigli e gli esercizi per i genitori a casa?

  • Non anticipare le tappe, anche se tutti siamo fieri di mostrare come il nostro bambino cammina e mangia precocemente da solo.
  • Lasciare il bambino a pancia in giù (quando è molto piccolo anche pancia a pancia con la mamma) anche durante il cambio del pannolino, e successivamente anche per pochi minuti durante il giorno aiuta il suo sviluppo. Intorno ai 4 mesi riuscirà a sostenere la testa e a guardarsi intorno.
  • Mettersi a terra insieme al bimbo per farlo sentire più a suo agio, specialmente all’inizio.
  • Limitare il tempo che il bimbo passa su seggiolone, passeggino, ovetto o sdraietta.
  • Se il bambino è alimentato con formula, dare il biberon non sempre dallo stesso lato così da non limitare sempre lo stesso braccio e lo stesso occhio, ma alternare le posizioni per lo sviluppo bilaterale di occhio e braccio.
  • Lasciare il bimbo il più possibile a terra, utilizzando tappeti ad incastro o creando un ambiente dove non ci siano rischi legati a scale o oggetti pesanti.
  • Gattonare a fianco del bambino, muovendosi insieme verso il giocattolo o verso un altro oggetto che abbia catturato la sua attenzione.

Bisogna, in sintesi, lasciare il bambino completamente libero di esplorare il mondo che lo circonda e le sue nuove capacità motorie.

 

Dott.ssa Silvia Nardocci, fisioterapista e osteopata per bambini e donne in attesa, co-fondatrice del sito Essere in Salute.

Laureata in Terapia della riabilitazione e Fisioterapia. Da sempre affascinata dall’osteopatia, conosciuta in seguito ad un problema fisico risolto in età giovanile grazie ai trattamenti osteopatici, decide di intraprendere il percorso formativo in Osteopatia. Grazie ad un evento straordinario come quello della maternità e grazie al percorso di trattamenti osteopatici che ha fatto durante e dopo la gravidanza ottenendo un maggior benessere ed equilibrio per se stessa e per la sua piccola, ha deciso di dedicare gran parte del lavoro a neonati e bambini, seguendo anche la donna nel periodo pre e post-gravidanza.


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  • Elena

    Comincio ad avere i sensi di colpa… mia figlia non vuole gattonare, credo lo trovi frustrante ma non mi va di lasciarla per terra a piangere sperando che trovi da sola la motivazione a provare.