Mamme, in quanti modi svilite la vostra forza e rinunciate al vostro potere? (I parte)

Vi proponiamo la prima parte di un articolo di Earth Based Mom dal titolo 5 Ways Mothers Give Away their Power tradotto per voi da Michela Orazzini:

Cara mamma,
hai molta più forza e potere di quanto credi.
Sei la regina del tuo regno, e il regno siete tu e i tuoi figli. Regina non vuol dire dominatrice e gendarme, non sei qui per esercitare un controllo sul tuo bambino; sei tuttavia in grado di controllare al 100% le decisioni che vi riguardano. Esistono così tanti modi in cui noi madri diamo via il nostro potere e rinunciamo alla nostra autorità, delegandola ad altre persone o al sistema. Lo facciamo così, senza pensare, dandolo per scontato, per il semplice motivo che non ci rendiamo conto che si potrebbe fare in un altro modo. Permettiamo che i nostri corpi e le nostre anime, così come quelli dei nostri figli, siano calpestati da persone che riteniamo ne sappiano più di noi sulla nostra vita e quella dei nostri bambini. Ma non è così. In quanto madri, siamo di continuo costrette a subire il biasimo e la vergogna che ricadono sulle nostre scelte genitoriali, qualsiasi cosa facciamo. È invece importante parlare apertamente di quelle pratiche, ben dimostrate, che si sono rivelate migliori per il benessere dei nostri figli, ma che in molti casi sono ignorate da chi vorrebbe che semplicemente seguissimo lo status quo, che ripetessimo ciò che è stato fatto a loro, i modi in cui sono stati trattati dai genitori a suo tempo. Non dobbiamo fare domande, insistere, far sentire la nostra voce, mettere in dubbio gli “esperti”, ignorare le sensazioni di pancia e gli istinti. Sono quelle sensazioni che ti capita di provare nella sala d’attesa di un medico, o quando accompagni tuo figlio il primo giorno di scuola. Ci viene detto che si tratta di sensazioni “normali”, e che ogni madre deve farci i conti. Concordo, sono sensazioni comuni, ma non normali. Il nostro mondo fa sì che si viva in funzione di sistemi che superano i confini della nostra comunità e ha reso le opinioni di qualcuno prioritarie rispetto alle nostre conoscenze intuitive, al punto che moltissime persone non percepiscano più neppure certi istinti e sensazioni. Riempiamo la testa e i corpi dei nostri figli con cose che non abbiamo la più pallida idea di cosa siano, solo perché pensiamo di doverlo fare. Che possa esserci un’altra via non sfiora neppure la mente di tante persone. Non si tratta di convincere nessuno a fare le cose a modo nostro (che mondo noioso sarebbe!), tuttavia, se non si sa che esistono scelte diverse da quelle convenzionali non è possibile scegliere davvero partendo da un luogo di verità e desiderio. Si rischia di vivere con il pilota automatico, senza considerare quale sia l’impatto del vivere la vita seguendo lo status quo, il cui solo obiettivo è quello di far sì che ci si affidi ad esso.

Allora, cosa intendo quando dico che stai rinunciando al tuo potere?

Ecco, il tuo potere è la tua profonda conoscenza interiore e tutte le azioni che la sostengono. È prendere posizione quando sai che una cosa è vera e non temere le eventuali reazioni negative di chi si sente messo in discussione dalle tue scelte di vita. Magari avrai paura, ma lo farai in ogni caso, perché sai che non può funzionare se vivi seguendo le aspettative degli altri anziché restare in sintonia con ciò che consideri la cosa migliore per te e la tua famiglia. Vedo madri che rinunciano al proprio potere e lo delegano sempre agli altri. Certo, ci sono donne che vivono come da manuale, facendo quello che altri gli dicono di fare, fidandosi degli “esperti” ad ogni costo, senza mai avventurarsi fuori dal sentiero già tracciato, e insistendo nel ritenere di non essere guidate dalla paura e di non aver rinunciato al proprio potere. Va bene, non è a loro che mi rivolgo. Parlo invece a quelle madri che sanno che qualcosa non torna, che hanno la sensazione che le cose non vadano nel verso giusto o che desiderano cambiare qualcosa, anche se quel qualcosa va contro tutto ciò che è considerato giusto e sensato per la crescita dei figli. Sono qui per insistere che quella sensazione venga ascoltata e assecondata; non sentirsi confusi o timorosi nelle proprie scelte genitoriali dà molta forza. Adoro la mia libertà e sono libera perché non do retta agli altri e ho coltivato una profonda fiducia in me stessa. Credo sinceramente che quando si ha questa fiducia quasi non conti ciò che si fa, si verrà sempre sostenuti da un senso di sicurezza e di padronanza. Se tu, mamma, facessi qualcosa che fosse anche l’esatto opposto di ciò che io personalemnte ritengo giusto, e se tu lo facessi con piena fiducia e convinzione che sia la cosa migliore, allora anche i tuoi figli e tutta la tua famiglia lo sentirebbero.

Ecco cinque situazioni in cui vedo che le madri rinunciano al proprio potere, cosa che non dovrebbe mai succedere:

1- Con i medici durante la gravidanza

Non voglio dire come dovresti partorire o cosa dovresti fare durante la gravidanza, ma è vero che il 99% delle donne, dopo aver visto le due striscette blu, segue un programma predeterminato e da quel momento in poi è sotto il controllo del medico. L’atteggiamento diventa quello di chi lavora per il medico e non il contrario. Ricordati, si tratta del tuo corpo e del tuo bambino, è chi si prende cura di te che lavora per te. Se non vuoi bere una disgustosa soluzione di glucosio non devi sentirti costretta; se non vuoi che il travaglio venga indotto non devi essere costretta a farlo. Se non vuoi trascorrere il travaglio legata con la schiena a un letto, non devi premetterlo; se non vuoi un’episiotomia non ti deve essere praticata, e se non vuoi che il bambino venga allontanato da te non devi consentirlo. Se mai ti dovesse capitare di avere una brutta sensazione riguardo a QUALSIASI COSA, ascoltala. Sussulto ogni volta che sento una donna dire:”il mio medico non vuole che…” Se così fosse, non esiterei a trovare qualcuno che lavori per me e rispetti i miei desideri. Capisco che esistono circostanze particolari in cui una donna si trovi costretta a fare qualcosa che in origine non aveva desiderato o pianificato, ma non è ciò di cui sto parlando. Le donne hanno moltissima scelta e voce in capitolo sui modi in cui mettere al mondo i propri figli. Esercitiamo il nostro diritto, facciamo domande e ricerche su ogni cosa.

2- Con gli esperti di genitorialità

Il problema quando si dà ascolto agli esperti è che esiste un variegato spettro di opinioni diverse e opposte. Da chi ti dice di non lasciare mai un bambino da solo a piangere, a chi ti consiglia di entrare nella sua cameretta solo per pulire il vomito, senza guardarlo negli occhi, e poi uscire (ok, è una cosa semplicemente crudele, eppure questa linea di pensiero esiste davvero). Certo, penso che sia fantastico trovare persone che sostengono quello che sai a livello intuitivo, e potersi riferire a loro nei momenti di incertezza, perché ci fidiamo delle loro opinioni su certi argomenti; il che è diverso dal rinunciare al proprio potere. Alla fine, cara mamma, sei sempre tu che sai cosa può andar bene e cosa no. Sì, è anche vero che talvolta è necessario entrare in contatto con i propri sentimenti per essere davvero liberi; e per via del modo in cui molti di noi sono stati cresciuti, percepire i propri sentimenti può rivelarsi una cosa scomoda, il che significa che entrare in contatto con quelli dei figli può provocare un disagio persino maggiore. E quindi, come si riconosce la differenza fra sensazioni scomode “buone” e sensazioni scomode “cattive”? Direi che la risposta è che le sensazioni scomode “cattive” sono persistenti, assillanti, e hanno un certo sentore di senso di colpa che le accompagna, mentre le sensazioni scomode ma “buone” sono passeggere e spesso ci si sente rinfrancati o rinati dopo averle provate fino in fondo. Inoltre, nel caso di sentimenti scomodi ma “buoni”, che è necessario provare e amare, non si hanno dubbi sulle decisioni da prendere. È tutto molto chiaro, forse un po’ difficile ma chiaro. Un esempio è la confusione dei genitori sul sonno dei neonati e sulla necessità o meno di lasciarli da soli a piangere. Molti pensano che prendere in braccio il bambino o dormire accanto a lui significhi in qualche modo viziarlo. D’altro canto, stanno malissimo a dover ascoltare le sue urla e a lasciarlo piangere. È un perfetto esempio di cosa si intenda per ascoltare il nostro intuito e come questo spesso vada nella direzione opposta a quella indicata dagli esperti (non da tutti s’intende). È molto triste credere che un neonato vulnerabile possa avere troppe cure e amore, o che si rischi di farlo sentire troppo al sicuro. O anche pensare che debba essere allontanato durante la notte. Comprendere lo sviluppo del bambino e ascoltare i nostri istinti rende questo tipo di esempi molto facili da capire.

[Continua]


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