Mamme, in quanti modi svilite la vostra forza e rinunciate al vostro potere? (II parte)

Ecco la seconda parte di 5 Ways Mothers Give Away their Power, un articolo di Earth Based Mom, tradotto per voi da Michela Orazzini, in cui l’autrice mette in guardia le madri dal pericolo di delegare il proprio potere al sistema o agli esperti di turno:

“Esistono così tanti modi in cui noi madri diamo via il nostro potere e rinunciamo alla nostra autorità, delegandola ad altre persone o al sistema. Lo facciamo così, senza pensare, dandolo per scontato, per il semplice motivo che non ci rendiamo conto che si potrebbe fare in un altro modo. Permettiamo che i nostri corpi e le nostre anime, così come quelli dei nostri figli, siano calpestati da persone che riteniamo ne sappiano più di noi sulla nostra vita e quella dei nostri bambini. Ma non è così.

…cosa intendo quando dico che stai rinunciando al tuo potere?

Ecco, il tuo potere è la tua profonda conoscenza interiore e tutte le azioni che la sostengono. È prendere posizione quando sai che una cosa è vera e non temere le eventuali reazioni negative di chi si sente messo in discussione dalle tue scelte di vita. Magari avrai paura, ma lo farai in ogni caso, perché sai che non può funzionare se vivi seguendo le aspettative degli altri anziché restare in sintonia con ciò che consideri la cosa migliore per te e la tua famiglia.”

Nella prima parte l’autrice ha esplorato la perdita di potere al cospetto dei medici e degli esperti di genitorialità, ecco ora altri tre ambiti importanti:

3- Con le nonne

Potrebbe apparire duro, ma è necessario dirlo. Mi capita spesso sui social di osservare mamme che chiedono consigli per interagire con le suocere o le proprie madri che sono in forte disaccordo con i loro modi di essere madri. Si lamentano delle convinzioni delle nonne e chiedono come fare per indurle a considerare “il loro punto di vista”. In tutta onestà, il problema non sono le suocere, il problema è la mancanza di confini da parte delle madri. È vero che alcune donne hanno madri e suocere davvero insopportabili, tuttavia è sempre questione di confini e senso di sicurezza. Se si conosce la propria verità interiore e ci si sente sicuri nel portarla avanti, allora non c’è bisogno di convincere nessuno o di mostrargli il proprio punto di vista (a meno che, naturalmente, gli altri non siano curiosi e ce lo chiedano!). Se chiunque nella mia famiglia decidesse di darmi costante filo da torcere per il modo in cui faccio qualcosa, non avrei problemi a stabilire un confine, qualunque debba essere. Credo che mia madre lo sappia, il che forse spiega perché non mi dia filo da torcere, nonostante possa non essere sempre d’accordo con tutto quello che faccio. Vedere suo nipote e avere una relazione con lui è più importante che mettere in discussione le mie scelte. Detto questo, quando lo desidera adoro avere con lei discussioni aperte e rispettose su questi temi. Credo che alcune persone amino i drammi e vogliano aver ragione (ci sono passata!), ma se non si desidera altro che essere lasciate in pace sulle proprie decisioni, allora vi dico che è possibile riuscirci! So che molte donne sono consapevoli del fatto che se facessero l’opposto delle loro madri, questo vorrebbe indirettamente dire che non sono a proprio agio con i modi in cui sono state cresciute, e dunque sarebbe offensivo verso i genitori, che certo non vogliono ferire. In realtà, è molto più scortese tirare avanti per quieto vivere e proteggere le proprie madri dal percepire la verità di ciò che siamo e di quello in cui crediamo; questo infatti impedisce la crescita di entrambe. Non si offre l’opportunità di poter imparare qualcosa dagli errori che a suo tempo non si era consapevoli di commettere.

4- Con i pediatri

Si ritorna al primo punto; vedo madri che sopportano una vera vessazione da parte dei pediatri; che temono di andare ai controlli perché non vogliono sentirsi sopraffatte e costrette a fare un’iniezione o somministrare farmaci di cui non sono convinte o su cui hanno pochissime informazioni. È orribile il modo in cui umiliamo le donne che mettono in discussione le sostanze che devono scegliere di introdurre o meno nel corpo dei propri figli. Qualunque sia la scelta, credo sia condivisibile il fatto che è del tutto legittimo conoscere cosa si sta accettando di somministrare ai propri figli, e quali siano gli effetti collaterali. Non fare domande su questo sembra davvero da irresponsabili, eppure sono proprio le madri che fanno domande ed esprimono dubbi ad essere trattate da irresponsabili. Mamma, ricordati, non sei obbligata a scegliere un medico che ti faccia sentire una persona orribile. Non è neppure necessario che tu faccia i controlli di routine se questo ti fa sentire a disagio. Si tratta di esperienze che non dovrebbero essere cariche di ansia, stress e timori. Se provi queste sensazioni ogni volta che vai dal pediatra, forse è il caso di pensare ad una strategia diversa. Per quanto ci riguarda, non andiamo dal medico a meno che non mi renda conto che non posso aver cura di mio figlio da sola e senta il bisogno dell’opinione di una persona di fiducia. Posso pesare e misurare mio figlio da sola e non ho bisogno che qualcun altro mi dica che il mio bambino sano e felice è, appunto…sano e felice.

5- Con le scuole

Ad un certo punto, cediamo alla convinzione che una volta compiuti i cinque anni si debba lasciare i nostri figli al sistema, supponendo che possa educarli e crescerli meglio di quanto noi o il mondo non si riesca a fare. Li catapultiamo in una vita di forte limitazione della libertà e dell’autonomia di movimento, scommettendo che quando ne verranno fuori saranno “istruiti”, in quanto non è possibile che imparino al di fuori delle austere mura scolastiche. Ci facciamo ingannare dalla bugia secondo cui l’apprendimento può essere fatto solo in un modo, in un luogo, che siano uguali per tutti. Di nuovo, ci viene detto di abbandonare il nostro potere di madri e lasciare l’educazione e la vita dei figli nelle mani di estranei; tuttavia, poiché ci viene anche detto che questi estranei sono degli “esperti”, ci sentiamo giustificati nella scelta compiuta. Diciamo a noi stesse che è necessario istruirli, anche se in realtà nel mondo, al di fuori dei confini e dei limiti della scuola, esistono risorse e la possibilità di fare esperienze ben più vaste. Ci diciamo che i nostri figli hanno bisogno di socializzare, anche se è proprio socializzando che finivamo nei guai quando eravamo a scuola. Sappiamo molto bene quanto la socialità sia scoraggiata nell’ambiente scolastico tradizionale. So che la mia condanna nei confronti della scuola attirerà molte reazioni negative, e ciò che davvero voglio non è dire cosa si debba o non si debba fare. Sto solo suggerendo che tu sappia, cara mamma, quale sia la realtà della tua scelta e ti chieda perché hai scelto (più o meno consciamente) questo cammino, tutto qui. Un cammino, non il cammino, in quanto non è in alcun modo prestabilito o necessario. È un sistema relativamente nuovo, quello della scuola, ideato per creare lavoratori a tempo pieno ad uso della società capitalistica. Perché lo si sceglie? È una scelta consapevole o solo il passo successivo in quello che si considera il nostro modo di vivere? Consideriamo mai quanto tempo, attenzione, energia e vita ci sottrae la scuola? Siamo al suo servizio tutto l’anno e dobbiamo sempre assicurarci di aver fatto i compiti, di svegliarci a una certa ora, di rispettare le sue regole e le sue leggi. Sono aspetti che condizionano l’intera vita familiare, non solo i bambini. Hai scelto un modo di vita e di apprendimento che si fonda sui desideri e i bisogni della tua famiglia? O stai modellando e dando forma alla tua vita per adeguarti alle richieste della scuola che hai scelto per tuo figlio? Ancora una volta, se pensi di aver fatto la scelta migliore e i tuoi figli adorano la scuola, questo messaggio forse non fa per te. Quello che voglio trasmettere è solo che tu hai più potere di quanto pensi, e se mai ti dovessi sentire a disagio o tuo figlio non dovesse fiorire nell’ambiente in cui si trova, allora il tuo compito non è quello di ignorare i sentimenti di disagio, né “curare”, dare farmaci a tuo figlio o inserirlo in una classe speciale insieme ad altri bambini che sono acutamente consapevoli dei guasti del sistema. Il tuo compito è quello di cambiare il contesto, non i figli. Talvolta, opponiamo resistenza a questa nozione perché richiederebbe una bella rivisitazione delle nostre convinzioni più profonde. Richiederebbe una riconsiderazione delle priorità ed enormi (ma spesso necessari) cambiamenti nella nostra vita. E, oh, quanto è più facile cercare di cambiare nostro figlio, anziché considerarlo come una persona che fa da specchio a quello che abbiamo bisogno di vedere e di cambiare in noi stessi! che poi è il motivo per cui i bambini sono così straordinari e magici. Dobbiamo solo guardare e ascoltare.

Non perdere la prima parte!


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