Per ricordare i bambini persi in gravidanza

Non c’è battito. L’attesa si è interrotta.
Poche parole pesanti come macigni.
Poche parole che mettono fine a un sogno, il più bello, quello di diventare madre.

Perdere un bambino in gravidanza è un vero e proprio lutto. È una promessa di immensa gioia che si infrange, lasciando nel cuore incredulità, delusione e amarezza.
Il 15-25% delle gravidanze si interrompe spontaneamente nel primo trimestre e ogni anno in Italia circa 2 gravidanze su 100 si concludono con una morte perinatale. Ma nonostante non si tratti di un evento raro, la nostra società si ostina a ignorare, banalizzare, minimizzare, questo dolore.
“In fondo eri incinta solo di tre mesi”, “Avrai altri figli”, “Meglio prima che poi…”

Ecco alcune delle frasi che più comunemente si sente dire una donna che sta piangendo il suo bambino perso. E così alla tristezza per la perdita, si aggiunge la consapevolezza di non essere comprese, di essere sole a sopportare un dolore che, non potendo essere condiviso, diventa ancora più pesante da affrontare.

Perchè quanti circondano la donna possano comprendere, perchè l’atteggiamento della nostra società possa cambiare, oggi si celebra in tutta Italia la Giornata della Consapevolezza della Perdita Prenatale. I baby loss awareness days (Giorni della consapevolezza della perdita infantile) sono stati celebrati per la prima volta nel 1983, negli Stati Uniti, per iniziativa di alcune associazioni di genitori. Da allora, questa giornata è stata celebrata in moltissimi Paesi del mondo e nel 2007 è giunta anche in Italia, grazie a CiaoLapo onlus che il 15 ottobre ha aderito alla Giornata internazionale sulla consapevolezza della morte in gravidanza e dopo il parto.

Parlare di questo dolore è un modo per riconoscerne l’importanza. Parlarne è un primo passo.

Ma cosa possono fare i parenti, gli amici, chi vuol bene ai genitori che hanno perso un bimbo per aiutarli e sostenerli in questo momento tanto doloroso?
Stare vicino a chi soffre non è mai semplice. A volte si ha paura di affrontare l’argomento e si preferisce evitare il discorso.

A volte si cerca di consolare la donna sottolineando il fatto che la gravidanza era solo all’inizio, ricordandole che potrà avere altri figli… Frasi dette con le migliori intenzioni ma che, purtroppo, non sono affatto d’aiuto. Anzi.

E allora come stare accanto alla donna che ha perso un figlio? Facendola sentire accolta. Accogliendo lei e tutto il suo dolore.

Senza negarlo, svilirlo, ignorarlo. Offrendole una spalla su cui piangere, il nostro ascolto, il nostro affetto.

Non servono grandi discorsi, la donna non ha bisogno di ascoltare qualcosa, ma di essere ascoltata. È sufficiente dire che ci dispiace. Ci dispiace per il bimbo che non c’è più e ci dispiace per il dolore dei suoi genitori che già lo amavano e lo desideravano.
Possono bastare poche parole per dimostrarsi ‘vicini’ con il cuore.
Una vicinanza che conforta, che fa sentire meno soli. Perchè insieme, è meglio. Insieme, ogni peso diventa un po’ meno faticoso da portare.

A tutte le mamme che hanno vissuto questa esperienza, rivolgo un pensiero speciale.

Un abbraccio.

Giorgia Cozza


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