I tre bisogni fondamentali che tutti i bambini hanno necessità di coltivare (II parte)

Ecco la seconda parte dell’articolo “I tre bisogni fondamentali che tutti i bambini hanno necessità di coltivare “ sull’importanza del pianto nella costruzione e nello sviluppo della personalità del bambino. L’autrice dell’articolo è Deborah MacNamara, counsellor clinico, educatrice ed autrice di “Capire i piccoli”, ultima novità del Bambino Naturale

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2- Il bisogno fondamentale del pianto

Gli esseri umani nascono con la capacità intrinseca di essere adattabili e resilienti. Dovremmo essere in grado di crescere bene nonostante le avversità e di sopportarle quando ci intralciano, di sopravvivere alla mancanza e alla perdita di qualcosa e di trasformarci durante il percorso di crescita. Questo è un potenziale che c’è in ognuno di noi e vedrà la sua piena realizzazione solo quando avremo un buon rapporto con il pianto e la tristezza.

La capacità di sentirsi tristi è uno dei migliori indicatori della salute emotiva in un bambino. Se si riesce ad esprimere la propria fragilità, questo indica che l’ambiente aiuta a preservare o a proteggere il cuore del bambino. Le emozioni sono ciò che porta un bambino a maturare quando si preoccupa per altri e per se stesso, quando si preoccupa dell’apprendimento, del proprio comportamento e di come agisce, e si preoccupa abbastanza per affrontare le proprie paure.

Le lacrime sono associate alla perdita e alla separazione da qualcosa che desideriamo o alla lotta contro cose che non possiamo cambiare. Quando si registra nel cervello qualcosa che risulta vano – che si possa o non si possa cambiare – allora si verifica un calo emotivo e la tristezza è il risultato finale. È proprio questo il luogo in cui dobbiamo lasciare andare i nostri impegni e vivere quella tristezza che ci ha cambiati emotivamente. Quando si comprende che non sempre possiamo ottenere ciò che vogliamo, si capirà anche che possiamo gestire le avversità. Le lacrime non sono qualcosa da temere, ma qualcosa da accogliere nel corso del processo di apprendimento.

Cosa ostacola i bambini nell’esprimere la tristezza o nel pianto? A volte gli adulti sono troppo impazienti, indaffarati o frustrati, il che lascia poca disponibilità e spazio ai bisogni emotivi di un bambino. A volte il messaggio che inviamo ai bambini è quello di apprezzare maggiormente la felicità e le “emozioni positive” e lasciamo intendere che la tristezza o il turbamento non siano graditi o giustificati. Frasi come “trasforma quel broncio in un sorriso” o “non è mica morto il gatto!” possono mettere in buona luce solamente le persone positive a discapito della sanità emotiva. Non possiamo dire ai nostri figli di essere onesti, di dire ciò che pensano e di rivelarci i loro segreti, se, al tempo stesso, diciamo loro di cambiare o negare ciò che sentono perché non è utile per noi o per loro.

Molti genitori mi dicono che, da bambini, erano cresciuti senza poter piangere o esprimere la propria tristezza quando le cose non andavano bene. Per questo pensano che, poiché non sono stati sostenuti da questo punto di vista, non siano in grado a loro volta di sostenere i propri figli. Tuttavia, la capacità di aiutare qualcuno quando si sente triste o turbato non è qualcosa che va imparato, anzi, siamo perfettamente in grado di confortarli con il contatto e la vicinanza emotiva perché è una capacità innata. Abbiamo solo bisogno di farci vedere e di essere presenti quando i nostri figli sentono l’esigenza di essere tristi e di esprimere ciò che stanno vivendo. Non occorre essere d’accordo con i pensieri o le azioni di un bambino per aiutarlo a ritrovare le sue lacrime. Possiamo affiancare le loro emozioni e lasciare spazio alla loro espressione senza lasciar intendere che quel comportamento immaturo vada bene. Possiamo riconoscere ciò che per loro è frustrante e possiamo accogliere le lacrime che servono a liberarsi della tristezza accumulata. Dire di no è parte del ruolo di un adulto nella vita di un bambino – così come aiutarlo a sfogare le sue lacrime quando non può cambiare le cose per lui negative.

Se un bambino non riesce più a dire di essere triste, turbato o perde la capacità di piangere, dovranno essere gli adulti che dovranno occuparsi di riportarlo in un posto dove possa sentirsi fragile. Quando vengono meno i sentimenti di conforto, può accadere che, per molte ragioni, si inibisca proprio quella parte del cervello per far sì che si possa preservare il benessere emotivo. Se prendersi cura di qualcosa ferisce troppo, il cervello risponde semplicemente inibendo l’esperienza dei sentimenti di conforto.

A volte i cuori possono indurirsi, ma ci sono molti adulti che possono aiutarli a scongelarsi.

[Continua]

Non perderti la terza ed ultima parte dell’articolo in uscita venerdì!


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