Divieto di pubblicità per i ‘latti 2’: il Garante dice ‘no’


“Introdurre nell’ordinamento interno il divieto di pubblicità per i latti di proseguimento significherebbe compromettere gravemente tale evoluzione del mercato, vanificando i risultati registrati”. Con questa motivazione, il Garante per la Concorrenza ed il Mercato ha detto no agli articoli 11 e 12 del regolamento di attuazione della direttiva 2006/141/CE – in via di approvazione da parte del Ministero della Salute e delle Attività Produttive – che vietano ogni forma di pubblicitàper gli alimenti di proseguimento per la prima infanzia, al di fuori delle pubblicazioni scientifiche specializzate in puericultura, spingendosi oltre quanto previsto dalla normativa europea, che invece si ferma a quelli per lattanti (latti 1).

In buona sostanza – secondo l’Antitrust – il divieto di pubblicizzare i latti 2 si tradurrebbe nell’impossibilità di informare correttamente il consumatore. Non solo. Si indebolirebbe la concorrenza creata da prodotti meno cari di marchi meno noti – in uno scenario di mercato come quello italiano dove regna una tangibile carenza di informazione nella domanda finale – tale da ridurre ulteriormente la già naturalmente bassa elasticità della domanda rispetto al prezzo. Per ultimo, il divieto di pubblicità inserito nel recepimento della direttiva europea, potrebbe avere come risultato quello “di non essere conforme al diritto comunitario, determinando una non necessaria restrizione delle possibilità di competere attraverso l’utilizzo della leva della pubblicità”.

Nettamente contrari al parere del Garante, le associazioni che in Italia proteggono l’allattamento materno: giusto lo scorso 14 novembre, queste erano scese in piazza davanti a Montecitorio per difendere gli articoli del regolamento che estendono il divieto di pubblicità ai latti di proseguimento. “Il presidente Catricalà – afferma Adiriano Cattaneo, portavoce di Ibfan Italia, la rete che raggruppa le varie associazioni – dimentica che, oltre a farsi concorrenza tra loro, i latti di proseguimento fanno concorrenza al latte materno. Dato che le linee di indirizzo del Ministero della Salute, in linea con le raccomandazioni di OMS, UNICEF, numerosissime associazioni professionali e numerosi governi dell’UE, promuovono la continuazione dell’allattamento al seno ben oltre i sei mesi d’età, e cioè nel periodo in cui potrebbero essere indicati i latti di proseguimento, è evidente che la pubblicità di questi ultimi potrebbe ridurre i tassi e la durata dell’allattamento al seno, contro le linee di indirizzo del ministero stesso, ma soprattutto a detrimento della nutrizione e della salute di centinaia di migliaia di bambini.”

“Il divieto di pubblicità dei latti 2 – prosegue Cattaneo – ha primariamente lo scopo di proteggere l’allattamento al seno, ed è su questo obiettivo che deve essere valutato, non sui possibili effetti per la concorrenza. A questo proposito, vorremmo ricordare che anche la pubblicità di altri alimenti e bevande, quando indirizzata a madri di bambini con meno di sei mesi, mina le linee di indirizzo ministeriali e l’allattamento al seno esclusivo nei primi sei mesi; purtroppo la Direttiva 2006/125/CE sugli alimenti a base di cereali permette ancora un’etichettatura “4-6 mesi”, ed anche in questo caso noi auspichiamo un divieto.” E conclude: “Chiediamo quindi che il divieto di pubblicità del latte di proseguimento sia mantenuto, e che siano mantenuti anche altri miglioramenti, rispetto alla Direttiva 2006/141/CE, se questi possono agire a protezione dell’allattamento al seno, della nutrizione e della salute dei cittadini.”

Per maggiori informazioni: www.ibfanitalia.org


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