Il latte materno inquinato?


L’allattamento al seno rappresenta la maniera ottimale e più naturale di nutrire i neonati e i bambini in tenera età. Pediatri e istituzioni sanitarie concordano nel ritenere la salvaguardia, la promozione e il sostegno dell’allattamento materno priorità assolute. Oggi è noto come i bambini allattati al seno siano più sani di quelli poco, o per nulla, nutriti con latte materno.

Dall’analisi del latte materno risulta la presenza di principi nutritivi fondamentali, così come di fattori bioprotettivi responsabili dello sviluppo del sistema immunitario,della maturazione gastrointestinale, dello sviluppo delle difese immunitarie e dell’attività antivirale, antiparassitaria e antibatterica.

Attraverso diversi studi di coorte, i ricercatori nel campo della sanità ambienale sono giunti alla conclusione che l’allattamento al seno prolungato contribuisce a neutralizzare gli effetti dell’esposizione prenatale ai composti chimici responsabili di un ritardo nello sviluppo mentale e psicomotorio.

In molti casi il latte materno viene anche utilizzato nel biomonitoraggio umano per l’individuazione di residui persistenti di prodotti chimici prodotti dall’uomo accumulati nell’organismo attraverso la catena alimentare. La consapevolezza della presenza di sostanze chimiche nel latte umano rischia però di creare allarme nelle madri e nel loro tessuto sociale di riferimento, al punto da compromettere il proseguimento dell’allattamento. Oggi è possibile rilevare un’ampia gamma di sostanze estranee presenti nel latte materno.

Numerosi risultati mostrano che l’accumulo di sostanze chimiche nell’organismo maschile e femminile nell’arco della vita può avere effetti sulle cellule riproduttive umane; tali sostanze sono presenti nell’utero, dove minacciano il fragile equilibrio fetale, così come nel latte materno.

Il rinvenimento di sostanze nocive nel latte materno dimostra che queste si trovano nel nostro organismo prima del concepimento, con possibili ripercussioni sulle cellule riproduttive maschili e femminili.

L’esposizione a sostanze chimiche in gravidanza, quando la vulnerabilià del feto è massima, rischia così di danneggiare o compromettere lo sviluppo neurologico e cognitivo del bambino, con ulteriori ripercussioni sul sistema immunitario.

La prova dell’esistenza di residui chimici prodotti dall’uomo nel latte umano può dare spunto a un’azione più drastica in direzione di normative più efficaci per la salvaguardia dell’ambiente. Tuttavia, esiste il rischio che l’eccessiva enfasi data dai media alla notizia del rilevamento dei residui chimici nel latte materno possa disincentivare l’allattamento al seno, contravvenendo così ai messaggi espressi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in materia sanitaria

I media tendono a rappresentare il latte materno come alimento contaminato da inquinanti organici persistenti, inviando messaggi sensazionalistici che si ripercuotono negativamente sull’importanza dell’allattamento e sulla fiducia riposta dai genitori e dai medici nell’allattamento e nell’allattamento prolungato.

L’informazione riguardo i residui chimici rilevati nell’alimento materno si concentra esclusivamente su di esso, puntando indirettamente il dito contro le madri che decidono di allattare. In questo modo, si distoglie l’attenzione dagli inquinanti, vera causa del problema, e dalle aziende che, producendoli attraverso l’utilizzo e l’eliminazione dei prodotti chimici,sono le effettive responsabili dell’inquinamento ambientale.

Si distoglie l’attenzione dall’accumulo dei residui chimici persistenti nella catena alimentare, con effetti più o meno documentati su tutte le specie interessate, compreso l’uomo.

Se, come dimostrato, l’allattamento materno contribuisce a rafforzare lo sviluppo del sistema immunitario del neonato ed è responsabile dei migliori risultati ottenuti nei test di sviluppo cognitivo, i risultati a cui si è giunti dovrebbero fungere da incentivo all’inasprimento della normativa sui prodotti chimici e alla modifica delle modalità di utilizzo delle sostanze rinvenute nel latte materno, senza compromettere la fiducia nell’alimento materno quale miglior nutrimento per neonati e bambini in tenera età.

Si legga a questo proposito quello che dice Michel Odent nel suo: L’agricoltore e il ginecologo

L’articolo è tratto da: http://www.ehjournal.net/content/7/S1/S6

Traduzione di Beatrice Cerrai

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