Maternità: 18 settimane a casa


Tra le novità principali del documento, il periodo minimo di maternità passerà da 14 a 18 settimane ininterrotte, prima e/o dopo il parto, retribuite a 100% del salario mensile medio (oggi in Italia si percepisce l’80%). Delle 18 settimane, 6 (eventualmente prorogabili dai singoli governi fino a 8) potranno essere godute dopo il parto per tutelare le lavoratrici dalle possibili pressioni dei datori di lavoro che ne scoraggiano la fruizione prima del parto.

Le altre settimane di congedo saranno invece lasciate alla libera scelta della donna (che avrà però l’obbligo di indicare almeno due mesi prima la data di inizio prevista).

È stato inoltre confermato il divieto di licenziamento delle neo-mamme, in ogni nazione, fino a 4 mesi dopo il parto. Le stesse garanzie verranno estese anche alle donne che lavorano in proprio e verrà riconosciuta come malattia invalidante la depressione post-partum.

Questo passo compiuto dagli eurodeputati proprio alla vigilia del vertice del G20 sembra marcare un’altra differenza sociale fra Europa e America. Diversamente dagli Usa, che in fatto di madri e padri con figli fanno poche concessioni, i Paesi Ue hanno infatti percorso un bel po’ di strada: la maternità pagata è ovunque un fatto scontato;

La strada da percorrere è però ancora lunga: in Europa il 65,5% delle donne con figli piccoli ha un lavoro regolare, mentre questa percentuale sale al 91,7% nel caso degli uomini. C’è un evidente squilibrio.

Se si è deciso di metter mano alla vecchia direttiva sulla maternità, è proprio nella speranza di migliorare l’equilibrio fra vita lavorativa e vita privata- familiare per tutti.

I progetti in corso sono diversi. Ad esempio l’eurodeputata Patrizia Toia, del gruppo liberaldemocratico Adle, ha presentato la richiesta di uniformare non solo le norme sulla maternità ma anche quelle in materia di congedi parentali

Se la Ue riuscirà ad aggiornare tutte queste norme, farà anche un buon passo avanti verso altri obiettivi che essa stessa si è posta, i cosiddetti «obiettivi di Barcellona»: assicurare cura e assistenza ad almeno il 33% dei bambini sotto i 3 anni e ad almeno il 90% dei bambini fra i 3 anni e l’età dell’obbligo scolastico Nelle statistiche della Ue, c’è un dato che fa pensare: quelle nazioni dove la donna lavora di più, e dove meglio funzionano gli asili-nido e altre forme di assistenza compresi i congedi parentali per i papà, sono le stesse che tendono ad avere tassi di natalità più alti; mentre gli indici più bassi (1,2 figli per ogni donna) si hanno in Italia e Spagna.

Di Luigi Offeddu

Fonte: Corriere della Sera.it

Potrebbe interessarti anche