Novità dagli USA: crolla il mito degli psicofarmaci per bambini


L’accusa mossa ad alcuni team di ricercatori è di aver volutamente sminuito le prove della scarsa efficacia di tali farmaci oltre i 24 mesi di trattamento. Questi nuovi studi hanno inoltre indicato che un impiego a lungo termine di psicofarmaci può arrestare la crescita dei bambini: i dati più recenti a disposizione dipingono quindi un quadro ben più negativo da quello che si evinceva dai risultati di analoghi studi pubblicati nel 1999 e largamente pubblicizzati delle multinazionali del farmaco produttrici di questi contestati farmaci psicoattivi.

Il coordinatore del gruppo di ricercatori, lo psicologo William Pelham della State University di New York, ha affermato che la più ovvia interpretazione dei nuovi dati è che i farmaci possono essere utili nel breve termine ma inefficaci nel lungo periodo, ed ha anche aggiunto che i suoi colleghi avevano ripetutamente cercato di distogliere l’attenzione dalle evidenze di queste risultanze.

La prima analisi di questo genere, della durata di 14 mesi e pubblicata nel 1999, dimostrava infatti che i bimbi trattati con psicofarmaci reagivano meglio di quelli che avevano ricevuto solo terapie della parola o cure mediche di routine. Le case farmaceutiche distribuirono migliaia di copie di quell’articolo ad altrettanti medici, ed il numero di diagnosi di Adhd e le prescrizioni di psicofarmaci aumentarono vorticosamente. Ma nel mese di agosto 2007 i ricercatori presentarono i primi dati di follow-up (verifica a distanza di tempo, ndr), i quali non hanno mostrato differenze di comportamento fra bambini medicalizzati e non medicalizzati. Inoltre i bambini che hanno assunto psicofarmaci per 36 mesi presentano una statura di 2,5 cm e un peso di circa 2,7 kg inferiore alla media dei bambini che non hanno ricevuto cure farmacologiche.

I dati più recenti hanno confermato che non ci sono – a lungo termine – differenze nel comportamento di bambini che hanno utilizzato farmaci rispetto a coloro che non li hanno mai assunti (fonte: Journal of American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, ndr). Un collega del Prof. Pelham, James Swanson – Psicologo presso l’Università di California a Irvine ed anch’egli co-autore dello studio, ha citato una serie di pubblicazioni scientifiche che dimostrano che i farmaci perdono efficacia nel tempo e rallentano la crescita corporea.

Luca Poma, giornalista e portavoce nazionale di “Giù le Mani dai Bambini”, il più rappresentativo comitato per la farmacovigilanza pediatrica in Italia, ha commentato: “Nell’intervista al noto quotidiano americano, il prof. Pelham ha giustamente osservato che milioni di famiglie nel mondo somministrano ogni giorno uno psicofarmaco al proprio figlio, ed hanno tutti i diritti di conoscerne i rischi e soprattutto hanno diritto di sapere che questi prodotti non garantiscono alcun tipo di risultato sul medio-lungo periodo, esponendo per contro al rischio di effetti collaterali che possono andare dalla riduzione della crescita all’infarto al miocardio, dall’induzione al suicidio al coma epatico. È ora che invece di inseguire le mode d’oltreoceano anche i nostri specialisti, in Italia, traggano le loro conclusioni: dobbiamo fare l’interesse dei bambini, non quello delle multinazionali”.

Per informazioni: portavoce@giulemanidaibambini.org


Potrebbero interessarti anche