Neomamme e consigli non richiesti, non disperate!

La gestione delirante di un neonato e delle incombenze domestiche, l’allattamento che proprio non ingrana, le prime insonnie da dentizione, lo svezzamento subito naufragato (il bimbo NON MI MAAANGIAAA), infine l’incubo inserimenti – al nido e/o all’asilo – con pianti, urla, digiuni sistematici e malattie a catena (e la casa che si trasforma in un lazzaretto, perché il morbo del piccolo spesso costringe a letto l’intera famiglia!).

Sopravvissute a tutto questo – e soprattutto al fiume di consigli spesso non richiesti e ancor più spesso di troppo come la pubblicità nella casella della posta – vi sentite pronte ad elargire il vostro sapere (assai competente e altamente specializzato grazie alla lettura di riviste e pubblicazioni di settore e all’insostituibile esperienza sul campo) a tutte quelle mamme alle prime armi che hanno il vostro stesso smarrimento dei primi tempi e la stessa disperazione negli occhi…

Quale stupore, quale delusione, quale frustrazione nel constatare che i vostri consigli, le rassicurazioni, i trucchi del mestiere che con tanta fatica avete fatto vostri restano pressoché inascoltati, o non compresi, se non addirittura snobbati!

La neomamma con difficoltà di allattamento alla quale, in tono rassicurante e comprensivo, dopo aver narrato le vostre personali vicissitudini, avete fatto dono di saggi consigli suffragati da evidenze scientifiche, dati statistici e nozioni di fisiologia, all’incontro successivo vi confessa – a volte sconsolata, ma più spesso sollevata – di essere passata al biberon.

Le madri alle prese con lo svezzamento del pupo, in preda al panico al pensiero delle prime pappe e terrorizzate dallo spettro del digiuno, invece di ascoltare i tranquillizzanti consigli di chi sostiene che i bimbi non sono né sacchi di patate da riempire, né esseri del tutto deresponsabilizzati, ma individui in grado di regolarsi da sé oltre che in fase di crescita e di assestamento, preferiscono adottare sistemi coercitivi tipo “naso tappato, bocca aperta”, o addirittura sottoporsi a interminabili, e oltremodo estenuanti sedute davanti al piatto di pappetta ormai fredda e collosa… Perché mamma e zia sostengono che così s’ha da fare!

Ma vi è mai capitato di entrare – malauguratamente – in perigliose discettazioni intorno all’uso del ciuccio? Il rischio di passare dalla parte del “nemico” è pressoché inevitabile: hai voglia a spiegare che il reale problema del succhiotto non sono i denti in fuori ma la compromissione dell’avvio dell’allattamento al seno, piuttosto che – ma qui si entra in argomentazioni più “elitarie” – l’assenza di “autogestione” dell’atto consolatorio da parte del bimbo. C’è chi, adducendo tali argomentazioni, se la cava con un bel “che cerbero!”.

Per non parlare dell’inserimento all’asilo: madri in lacrime, distrutte dai sensi di colpa per aver abbandonato il pargolo in un luogo sconosciuto e ostile; nonne sul piede di guerra perché il nipotino non è abbastanza coccolato, seguito, accontentato, nutrito… e la sbobba che gli propinano in mensa mai all’altezza dello spezzatino di nonnina!

Non c’è proprio verso di far loro capire che l’inizio dell’asilo è un’importante tappa nella crescita di un bimbo, e che crescere è meraviglioso ma anche tanto, tanto difficile. Non si riesce a spiegar loro che il pianto del figlio – o del nipote -, lungi dall’essere anomalo e preoccupante, oltre che un fenomeno pressoché prevedibile è sintomo di un buon attaccamento alla madre… Come convincerle, infine, che a un certo punto della loro vita, figli e nipoti devono imparare ad affrontare ambienti e situazioni in cui non sono più oggetto esclusivo delle attenzioni di chi li circonda, dovendo così modificare le proprie aspettative e gestire le inevitabili frustrazioni?

In certi casi, è meglio tener per sé il proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze e sperare nella gloria postuma… Oppure fare come la sottoscritta: scrivere a Mamme sull’orlo di una crisi di nervi!

Beatrice Cerrai

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