Un documentario sulla mercificazione dell’infanzia

Come? Attraverso lo studio dei neuroni dei più piccoli – alla stregua di vere e proprie cavie – si arriva a convincerli, con un bombardamento di spot via tv, dvd, internet, i-pod e cellulari, ad acquistare di tutto: dal cibo spazzatura allo zainetto dei personaggi dei cartoni animati.

Tutto ha avuto inizio negli anni Ottanta, con la liberalizzazione dei canali televisivi per l’infanzia e la realizzazione di programmi finalizzati alla vendita di giocattoli e gadgets (ricordate He-man dei Masters of the Universe e le Tartarughe Ninjia?). Oggi tale tendenza ha raggiunto livelli inimmaginabili, con gli idoli dei più piccoli infilati ovunque, biancheria intima compresa!

Il documentario rende l’idea della deregulation nel “product placement” attraverso la fusione di varie pubblicità – davvero esistenti – e jingles che assumono un tono inquietante perché ne sono state svelate le reali intenzioni; oltre a rivelare le tecniche manipolatorie applicate sui bambini: dal “neuromarketing” che sottopone le “piccole cavie” a risonanza per sondarne gli stimoli difronte a un messaggio pubblicitario, al “blink test” che calcola quante volte questi battano le palpebre.

Tuttavia il vero problema è che la “pubblicità simbolica” non si limita a vendere prodotti, ma anche “valori” illusori, quali ad esempio il possesso di capi firmati che regala felicità e sicurezza a bimbi e bimbe di 10 anni. Così le bambine si atteggiano a teen-ager anzitempo, tra minigonne e belletti per scimmiottare le Winx o le Bratz, o peggio ancora le baby-modelle delle pubblicità e delle riviste…

Fonte: Dazebao.org


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