Il rimborso del parto in casa


La Regione, attraverso la Asl di appartenenza, potrebbe erogare alla famiglia che decide di avere il bambino nella sua casa o in casa maternità l’equivalente del costo medio di una degenza ospedaliera di madre e neonato per il parto e puerperio fisiologico. In pratica, si tratterebbe di un semplice “spostamento di fondi”, senza nessun tipo di aggravio per la spesa sanitaria già prevista per ogni nascita.

In questa situazione paradossale, esistono però delle eccezioni. Il parto extraospedaliero è infatti già stato riconosciuto da alcune Regioni come una legittima scelta. In Abruzzo, Piemonte, Emilia Romagna, Trentino, Marche e Toscana, le coppie hanno diritto all’assistenza gratuita attraverso specifiche forme di rimborso che vengono erogate alle neo-mamme dopo il parto.

Ma qualcosa si sta muovendo. Grazie all’iniziativa spontanea di mamme e papà che hanno vissuto serenamente l’esperienza del parto in casa, sono nate alcune petizioni per chiedere il rimborso della nascita a domicilio. Per sottoscrivere la petizione per il rimborso nella Regione Lazio, potete cliccare al link www.firmiamo.it, mentre nel Veneto si può firmare all’indirizzo www.firmiamo.it.

Un caso eclatante è quello della Lombardia, dove le mamme devono pagare di tasca proprio il parto in casa nonostante il diritto a ottenere il rimborso dalle aziende sanitarie locali. La legge regionale dell’8 maggio 1987, al punto 16 infatti dichiara l’intento di “favorire la libertà di scelta da parte della donna partoriente circa i luoghi ove partorire e circa le modalità con cui tale evento debba svolgersi, perché la maternità possa essere vissuta, fin dall’inizio della gravidanza, come fatto naturale”.

“Ad oggi in Lombardia nessuna mamma che abbia dato alla luce il proprio figlio a domicilio o in una casa maternità è mai riuscita ad ottenere il dovuto rimborso. Questo significa che, a differenza di quanto avviene in altre regioni italiane, la Sanità lombarda non ha mai dato attuazione alle disposizioni emanate, con il risultato di scoraggiare la libera scelta delle donne», ha denunciato Maria Teresa Vaccaro , avvocato e presidente del Movimento per la difesa del cittadino, la cui sezione provinciale ha sede a Gallarate.

Elisabetta Malvagna

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