Concesio dice no ai pannolini usa e getta


Ecco la lettera che ogni futuro genitore riceve prima della nascita del figlio:

Cara mamma, le rubiamo pochi minuti per proporle di entrare a far parte di un nuovo progetto. Si chiama Pannolino Amico, è gestito dall’ Associazione Eva, e ha l’ ambizione di trasformare Concesio in una capitale, quella della clean economy.

I pannolini usa e getta costituiscono il 15 per cento dei rifiuti non riciclabili. I componenti chimici utilizzati per renderli assorbenti danneggiano la pelle dei bambini, tanto che secondo uno studio tedesco le dermatiti sono aumentate in questi anni dell’ 857 per cento e perfino la crescita dell’ infertilità maschile viene fatta risalire all’ aumento di temperatura causata dal pannolino.

A ogni famiglia costano, per i tre anni in media in cui vengono utilizzati, una cifra che supera i 1.500 euro. Da luglio sono 92 le mamme che hanno aderitoe che hanno ricevuto, gratis, il kit necessario: tre mutandine e 24 pannolini di cotone, di quelli da lavare e riutilizzare.

E se a convincerle sono state le assicurazioni che «non è un ritorno al passato, i pannolini di stoffa sono uguali a quelli usa e getta: semplicemente, anziché gettarli nel pattume, si mettono in lavatrice», adesso sono loro a spiegare perché non tornerebbero più indietro.

L’ associazione chiede alle mamme di tenere un diario in cui registrare eventuali difficoltà legate all’utilizzo generalmente ritenuto “meno pratico” dei pannolini lavabili.

Ed ecco cosa scrive Alessandra: «All’ inizio ero titubante, poi ho visto che basta impratichirsi». Luisella: «Per il mio primo figlio avevo il bidone della spazzatura sempre pieno e mi chiedevo se ci fosse un modo per inquinare di meno». Gianna: «Ho fatto il conto: servono 20 minuti alla settimana, tre minuti al giorno». Marina: «Temevo che il bambino restasse bagnato, ma non è vero». Chiara: «Mi piace toccare il cotone e sentire il profumo di pulito quando si asciuga al sole».

Sono soprattutto i numeri a parlare chiaro: solo due famiglie hanno desistito.

Maria Braibanti è la ginecologa che ha ottenuto l’ appoggio del comune (che ha stanziato 23 mila euro), di A2a, l’ utility dei rifiuti (che, su richiesta della Regione Lombardia, allargherà il progetto a tutta Brescia), e delle farmacie. «L’ ostacolo principale – racconta – è stato convincere le nonne e i mariti. Per la generazione del ‘ 68 quella dei pannolini usa e getta è stata una conquista e questo sembrava un ritorno al passato, verso la schiavitù dei lavori domestici. I mariti, invece, erano preoccupati chei panni dei bambini, in lavatrice insieme a tutti gli altri, sporcassero le loro camicie. L’ esperienza ha mostrato che tutte e due le preoccupazioni erano infondate».

Spinta da una direttiva europea che impone la riduzione dei rifiuti, favorita da una maggiore attenzione a quello che fa bene al corpo, aiutata dalla crisi economica, la campagna sull’ uso dei pannolini lavabili si sta diffondendo in tutta Italia. Partita da Reggio Emilia, dall’ Associazione famiglie numerose, ha visto realizzarsi progetti diversi: dal Trentino, dove i pannolini di stoffa vengono regalati, al Modenese, dove viene versato un contributo per l’ acquisto, e al comune di Camigliano, in provincia di Caserta, che ha deliberato uno stanziamento pro-pannolini di stoffa.

La Provincia di Torino garantisce sconti del 50% per l’ acquisto di quelli lavabili mentre a Vico Equense, nel Napoletano, viene distribuito gratis il kit pannolino più mutandina.

Fonte: Repubblica.it


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